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Tonino Rubattu, studioso serio e competente e amico eccellente
Scritto da Tore Patatu   
Lunedì 25 Marzo 2019 20:41

Sono stato buon amico e, in un certo senso, collaboratore di Tonino Rubattu, di cui ammiravo la grande passione e lo smisurato amore per la cultura sarda a tutto tondo. Abbiamo tenuto insieme una decina di conferenze e l'ultima risale a qualche anno fa, quando a Castelsardo abbiamo presentato insieme la stupenda raccolta di poesie di Giuseppe Tirotto intitolata: “Erami andaddi cantendi".

L'anno scorso ci eravamo visti a casa sua per un lavoro da svolgere nella biblioteca comunale di Sennori, cui non potè partecipare proprio per motivi di salute. La troppa dedizione al suo lavoro, soprattutto al monumentale vocabolario, aveva minato la sua salute. Soffriva soprattutto per l'abbassamento della vista. Nell'ultimo periodo ci siamo sentiti qualche volta per telefono e avevo notato la perdita della brillantezza che lo caratterizzava.

Più di trent'anni fa abbiamo partecipato insieme, all'insaputa uno dell'altro, a un concorso nazionale di poesia a Roma, organizzato dall'ACRASE. Lui vinse il primo premio ed io mi classificai al secondo posto. La cerimonia si svolse al Teatro Tenda con ospite d'onore Salvatore Stangoni, il Galletto di Gallura, ma Tonino non venne alla premiazione. Lessi io la sua poesia vincitrice, ma non ricordo il titolo né della sua né della mia.

Qualche anno dopo pubblicò in s'Ischiglia una poesia, che mi aveva colpito molto, intitolata: “Ulisse est torrende” in cui immaginava l'ottimistico ritorno dell'Ulisse sardo per “cancarare sas manos a chie sa terra sua at profanadu”. Lui si rifaceva all'Ulisse di cui aveva descritto le favolose imprese in Lingua Sarda. Io gli avevo risposto con una poesia meno ottimistica, intitolata: “Ulisse non podet torrare”, affidandomi all'immagine di Ulisse descritta da Dante che perde la vita nelle Colonne d'Ercole. Discutemmo a lungo sulle due poesie e lui, pur non condividendone il contenuto, ne riconobbe il valore poetico e la pubblicò di sua iniziativa sulla rivista S'Ischiglia di cui era allora direttore.

Nel rinnovare le mie condoglianze ai familiari, che ho già provveduto a porgere personalmente in camera mortuaria, mi sento di affermare senza retorica: Tonino è stato un grande personaggio per la Sardegna. Un artista studioso poliedrico e appassionato, competente e capace, instancabile e tenace. Ora si trova in buona compagnia a discorrere di cose sarde nell'infinito.

 
Questo è un commento di "Adiosu Antoninu Rubattu"