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Lunedì 08 Aprile 2019 09:39

Una vita da recluso, anche se libero

di Claudio Coda

Da sotto il campanile, breve cronaca paesana.

Tanti e tanti anni fa, più di un secolo, in Municipio v'era l'impiegato Ferralis Nicolò, “funzionante Ufficiale di Pubblica Sicurezza”, .

Un giorno si presentò, innanzi a lui, un tale, accompagnato dai Reali Carabinieri, che era appena rientrato dal Castello di Soriano in Cimino (Viterbo) ove aveva soggiornato per diversi anni. Rientrato in paese, gli fu imposto l'obbligo di essere “guardato a vista” per due anni e non uscire dall'abitato.

Differenti le limitazioni imposte, viceversa sarebbe rientrato da dove era pervenuto. Qui dai Doria, lì dagli Orsini. Leggere il verbale è alquanto curioso, per certi versi, anche perché mi domando se, in Chiaramonti e al tempo, certi ambienti erano presenti e pure frequentati.

Lascio al lettore piena libertà:

a)- darsi stabile dimora;

b)- trovare lavoro entro 15 gg.;

c)- non abbandonare la propria abitazione in via [...] senza preventivo avviso all'Ufficio competente;

d)- non ritirarsi la sera più tardi dell'imbrunire;

e)- non uscire al mattino più presto del levar del sole;

f)- non possedere armi o altri strumenti atti ad offendere;

g)- non frequentare osterie, esercizi pubblici e postriboli;

h)- non frequentare pubbliche riunioni, spettacoli e trattenimenti;

i)- non associarsi a pregiudicati;

l)- tenere buona condotta e non dar luogo a sospetti;

m)- presentarsi all'Autorità di Pubblica Sicurezza, tutte le domeniche e ad ogni chiamata della medesima.

Chissà se c'è riuscito!

 

Le foto sono dell'autore, che ringraziamo.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Aprile 2019 21:26
 

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