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Il mio compito ingrato di cronista in Anglona PDF Stampa E-mail
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Martedì 14 Maggio 2019 09:30

Trent’anni di corrispondenze dai comuni di questa regione storica della Sardegna, concluse di botto nel 1993 perché, per la prima volta, mi è stato censurato un pezzo

di Carlo Patatu

A

vevo avviato la mia collaborazione con La Nuova Sardegna nel 1965, proponendomi inizialmente alla redazione con lettere al direttore. Le quali, via via, sono diventate corrispondenze regolari. Tant’è che, verso la fine degli anni Sessanta, la mia attività di corrispondente è stata formalizzata con una sorta di contratto che prevedeva, fra l’altro, un compenso (modesto, per la verità; mai superiore alle 85 lire lorde per riga tipografica pubblicata!...) e un rimborso spese per le trasferte in comuni diversi dal mio, oltre che per la produzione del materiale fotografico.

Il mio impegno di giornalista è andato avanti, fra alti e bassi, per una trentina d’anni circa. Fino agli inizi del 1993, quando ho interrotto bruscamente la collaborazione col giornale perché, per la prima e ultima volta, mi è stato censurato un pezzo per motivi che racconterò più in là. La mia attività di cronista si è pressoché interrotta durante il quinquennio 1970/75, avendo io ricoperto la carica di Sindaco del Comune di Chiaramonti dal 1 Agosto 1970 al 26 Luglio 1975. Nella circostanza, le corrispondenze dal mio paese sono state curate, peraltro in forma non sistematica, in parte dal cav. Pinuccio Bajardo e dal dott. Lucio Cossu, entrambi di Chiaramonti; ma soprattutto dal prof. Leonardo Dessole, collaboratore del giornale da Nulvi, in quel periodo. Per il resto vi ha provveduto saltuariamente la redazione di Sassari. Devo dire, tuttavia, che sul periodo relativo al quinquennio citato non c’è stato un ragguaglio adeguato e puntuale sull’attività amministrativa. D’altronde, essendo io parte in causa, non potevo (nè volevo e dovevo) occuparmi di persona dell’informazione inerente a quanto accadeva nel mio Comune. Ho evitato, così, di trovarmi nella condizione imbarazzante che va sotto il nome di conflitto d’interessi.

Devo precisare che, come cronista, mi sono interessato soprattutto delle vicende del mio paese. Quando il giornale me lo ha richiesto, e per periodi più o meno lunghi, ho ‘coperto’ anche altri comuni temporaneamente privi di un collaboratore (Nulvi, Ploaghe, Castelsardo, Sedini, Perfugas, Laerru, Ardara, Bulzi, Santa Maria Coghinas).

Il giornalista, si sa, detiene un potere notevole. Che gli deriva dalla libertà di scegliere la notizia e, soprattutto, le modalità di porgerla ai lettori. L’impegno di essere imparziale, o comunque di sforzarsi per esserlo, non viene onorato sempre. Anche nel mio caso, si è posto il tradizionale problema della oggettività di colui che, ponendosi come osservatore della comunità in cui opera, deve raccontarla (la comunità, intendo dire) agli altri. In sintesi: la ricerca e l’osservazione operate dal cronista non si configurano come semplice raccolta di notizie e di dati, anche in forma sistematica; ma soprattutto come operazione sociale.

Anche per tali motivi, nella mia attività di giornalista ho sfruttato fino in fondo la mia condizione di membro attivo della comunità chiaramontese (ma anche anglonese) nei suoi termini politici, scientifici, sociali e affettivi. Cercando, ovviamente, di contenere i miei atteggiamenti soggettivi, quando questi potevano rendere difficile o non corretta l’esposizione dei fatti. Non presumo, ovviamente, di esserci riuscito sempre.

Ho operato come cronista non spogliandomi mai della giacchetta che portavo addosso. Non ho nascosto le mie idee e non ho avuto la presunzione di essere obiettivo. Ho esposto i fatti così come io li ho visti. Con i miei occhiali e con le distorsioni inevitabili di colui che, come me, ha riversato curiosità e passione nell’attività di giornalista. I lettori, quando hanno ritenuto di non essere d’accordo, non hanno mancato di sottolinearlo, confutando le mie asserzioni e polemizzando con me. Ciò, al di là di ogni considerazione di carattere contingente, mi ha gratificato non poco. La polemica è il sale dell’informazione. Pertanto, ho cercato in tutti i modi di suscitarla, la polemica, e di favorirla nei lettori e nei miei interlocutori.

Ho fatto bene? Ho fatto male? Chissà! Tocca ad altri dirlo. Fedele al mio modo di vedere, continuo a credere che un giornalismo incapace di suscitare polemiche, di stimolare e di punzecchiare gli inquilini di turno dei Palazzi del potere (senza distinzioni di sorta), è un giornalismo votato unicamente a ‘servire’ qualcuno in cambio di qualcosa.

Ebbene, posso dirlo senza tema di smentite: io non ho ‘servito’ alcuno. Mai!

Ciò mi è stato possibile fare anche perché i capi servizio succedutisi nel tempo nella redazione sassarese della Nuova mi hanno lasciato libertà massima di scrivere su ciò che volevo e come volevo. Mi piace credere di avere meritato la loro fiducia. Non ho subito censure se non in una occasione. Che poi è stata quella che, nel Gennaio 1993, ha determinato l’interruzione brusca della mia collaborazione trentennale col quotidiano sassarese. Il fatto è isolato e pertanto vale la pena riassumerlo in breve.

Domenica 24 Gennaio 1993, è comparsa sulle pagine della Nuova una mia corrispondenza da Chiaramonti avente per titolo “Sempre più difficile il transito sulla Chiaramonti-Ploaghe”. In quel servizio davo conto, come peraltro avevo fatto tante altre volte in precedenza, delle pessime condizioni di transitabilità di quell’arteria e concludevo dicendo che, diversamente dal passato, quella strada avrebbe avuto maggiore attenzione da parte della Provincia, poiché “...alla guida dell’assessorato ai Lavori pubblici siede un ploaghese e che, pertanto, non può avere dimenticato che la strada attraversa il suo collegio elettorale”.

L’assessore (esponente del Pds), sentendosi chiamato in causa, ha replicato con una lettera (Chi informa gli altri, prima si informi) pubblicata il 28 Gennaio successivo e con la quale egli ha espresso il proprio punto di vista sulla questione da me sollevata. Concludendo, affermava che io sarei uno che “... non vuole informarsi prima di dare informazione e limita il suo sguardo riciclando vecchi articoli”.

Ovviamente, la mia risposta è partita a tamburo battente. Ma non è stata pubblicata. Per decisione unilaterale, e secondo me del tutto arbitraria e discutibile, del capo servizio allora responsabile delle pagine che ospitavano le cronache delle province.

Alla richiesta di spiegazioni (era la prima volta che mi si censurava un pezzo!), quel redattore ha dato a intendere che non se la sentiva di mettere ulteriormente in imbarazzo l’assessore. Per motivi che non ha voluto chiarire; ma che io ho inteso molto bene.

Preso atto di ciò e non volendo, in alcun modo, prestare il fianco a un precedente che ritenevo (e ritengo tuttora) pericoloso, ho inviato una nota ufficiale alla redazione, rappresentando che, se la replica non fosse stata pubblicata, la mia collaborazione pressoché trentennale con La Nuova sarebbe finita lì.

Così è stato.

 

 

Ultimo aggiornamento Martedì 14 Maggio 2019 09:49
 
Commenti (1)
Lezione di giornalismo
1 Lunedì 20 Maggio 2019 16:09
Cristoforo Puddu

Grazie Carlo per l'appassionata lezione di giornalismo; l'OdG dovrebbe assegnarti un milione di crediti!... perché solo come hai operato tu si può avere Credito e dignità.


Custodirò il PDF di questo pezzo tra gli scritti più cari e come lezione.


Ti saluto con profonda stima. Cristoforo


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Grazie a te, Cristoforo, per la stima e l'abbraccio, che mi pregio di ricambiare con affetto. (c.p.)

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