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A La Ciotat nel ricordo di Domenico Alberto Azuni PDF Stampa E-mail
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Domenica 26 Maggio 2019 09:51

Conclusa con successo la rassegna di autori sardi che hanno scritto sulla Francia e di autori francesi che hanno scritto sulla Sardegna

Resoconto a cura di Paolo Pulina

I

l progetto Nel ricordo di Domenico Alberto Azuni (1749-1827), rassegna di autori sardi che hanno scritto sulla Francia e di autori francesi che hanno scritto sulla Sardegna" si è svolto a La Ciotat.

L'evento, elaborato e organizzato dalla Fasi (Federazione Associazioni Sarde in Italia) sulla base di un finanziamento della Regione Autonoma della Sardegna –, si è proposto innanzitutto l’obiettivo di ricostruire, a 270 anni dalla nascita, la vicenda biografica e i meriti storici degli studi di un eccezionale emigrato sardo in Francia qual è stato Domenico Alberto Azuni (Sassari, 3 agosto 1749-Cagliari, 23 gennaio 1827), giurista noto a livello internazionale come massimo esperto di Diritto marittimo, ma poco conosciuto, sia presso le comunità di sardi emigrati presenti nelle città francesi in cui ha operato e di cui ha scritto, sia nell’Italia “continentale”, sia in Sardegna (se si esclude la città in cui era nato, cioè Sassari).

Nel 2019 l’occasione di celebrare questo grande giurista sardo-francese, che ha scritto molte opere in francese e su temi relativi alla Francia, può offrire lo spunto per perseguire l’obiettivo di approfondire i legami interculturali fra la Sardegna e la Francia.

La prima tappa del progetto (la seconda sarà il 28 settembre presso il circolo “4 Mori” di Rivoli/Torino; la terza sarà il 26 ottobre presso il Circolo culturale sardo “Logudoro” di Pavia) si è tenuta domenica 19 maggio 2019 a la Ciotat (non lontano da Marsiglia) con una soddisfacente partecipazione di sardi emigrati residenti nella zona del Marsigliese.

Perché La Ciotat? Perché in quella città (che oggi conta oltre 35.000 abitanti), fin dagli inizi degli Anni Venti del Novecento, sono arrivati molti emigrati sardi per trovare lavoro come muratori e in seguito come operai nella fiorente industria navale locale: nella seconda metà del Novecento vi è stato attivo un importante Circolo di emigrati sardi, ma dell’associazione oggi non esiste più traccia. Sono però numerosi gli eredi di questi emigrati: non a caso nel mercato in piazza non manca mai uno stand con i prodotti alimentari della Sardegna…

Il giorno prima del convegno, che si è tenuto nella sala dell’associazione “Cercle de La Renaissance”, la delegazione della Fasi e i dirigenti del Cercle, insieme ai familiari discendenti, hanno reso omaggio, nel cimitero di La Ciotat, a due giovani sardi, Antonio Vargiu di Ozieri e Antonio Piroddi di Dorgali, “eroi della Resistenza francese”, alla memoria dei quali è stata assegnata la Croce della Legion d’Onore, la massima onorificenza francese per i protagonisti della lotta contro i nazifascisti. Dopo che Sébastien Madau, nato a La Ciotat nel 1980, giornalista, figlio di un emigrato di Ozieri, ha rievocato le vicende del loro sacrificio, Serafina Mascia, presidente della Fasi, ha deposto un mazzo di fiori davanti alla tomba dei due martiri per la libertà.

All’apertura dei lavori del convegno la presidente del Cercle (signora Geneviève Bobbia-Tosi) ha portato i saluti ai convenuti, prevalentemente residenti a La Ciotat ma provenienti anche da Marsiglia e da Roquefort La Bédoule. Paesi di origine degli emigrati e dei loro discendenti: Ozieri, Pattada, Desulo, Tramatza.

La presidente della Fasi Serafina Mascia ha svolto una relazione introduttiva per spiegare le finalità del Progetto, la cui prima tappa è stata voluta proprio a La Ciotat per verificare (così come è stato fatto l’anno scorso a Parigi con un convegno sulla “ricezione delle opere e del pensiero di Gramsci in Francia”) la fattibilità di una chiamata a raccolta dei giovani discendenti dei vecchi emigrati sardi residenti nella zona del Marsigliese per auspicabilmente ri-fondare tra loro una qualche forma di associazione. “Sappiamo che questa regione della Francia, come altre, ha accolto molti sardi, emigrati per motivi di lavoro” ha dichiarato la presidente della Fasi. “Oggi, ci sono ancora dei vecchi emigrati, ma ci sono soprattutto i loro figli e i loro nipoti: questa seconda e terza generazione possono avere un ruolo importante nel contribuire a promuovere la Sardegna, a far conoscere e valorizzare la terra di origine dei loro avi. Tornare ad avere una organizzazione di tipo associativo può essere effettivamente una conquista utilissima a questo scopo. La Fasi può aiutare in questo senso”. Serafina Mascia ha tenuto ad insistere sull’unione degli emigrati per raggiungere tale obiettivo ma ha anche sottolineato la positività del loro apporto nei luoghi di residenza. “Sentiamo troppi pregiudizi quando si parla di emigrazione” ha affermato Serafina Mascia; “bisogna riconoscere che gli emigrati non hanno né destabilizzato, né distrutto i paesi nei quali hanno fatto la scelta di vivere”.

***

In questa prima parte del resoconto dei lavori si dà la priorità ai riassunti con i quali alcuni relatori hanno voluto anticipare le linee essenziali delle relazioni che consegneranno per gli atti.

Per Antonio Delogu (Nuoro, 1942; docente dell’Università di Sassari), specialista della vita e delle opere di Domenico Alberto Azuni, trattenuto in Sardegna da un ciclo di incontri in memoria del filosofo Antonio Pigliaru, «il pensiero di Azuni è, ancora oggi, per molti aspetti attuale. La semplificazione delle leggi, l’uguaglianza tra i popoli, la libertà di navigazione e di commercio nei mari, la realizzazione di un organismo internazionale per dirimere le controversie tra gli Stati, le riforme economico-sociali per lo sviluppo della Sardegna, l’importanza della ricerca scientifica sono i temi che rendono evidente la perenne validità della riflessione di Domenico Alberto Azuni».

Personalmente, come ideatore di questo Progetto regionale così come di quello su Gramsci in Francia nell’anno precedente, ho voluto aggiungere un curioso aneddoto alle notizie biografiche su Azuni riportate nel pieghevole in francese distribuito ai presenti.

Dato che Cagliari (città in cui Azuni è sepolto) non ha mai voluto sentire le ragioni della città natale di Azuni, cioè Sassari, che più volte aveva reclamato le spoglie dell’illustre studioso, il canonico Giovanni Spano (Ploaghe 1803-Cagliari 1878), regalò alla Città di Sassari – tramite Enrico Costa – il dito della mano destra sottratto dalla tomba dell’ Azuni.

Mi è sembrato inoltre giusto leggere nel testo originale in francese le testimonianze che hanno lasciato su Azuni due viaggiatori francesi. Uno è molto noto: si tratta del bibliotecario del castello di Versailles Antoine-Claude Pasquin, noto Valery (Parigi 1789-1847), autore del volume Voyages en Corse, à l'île d’Elbe, et en Sardaigne, che nel secondo volume dell’opera, Parigi 1837, scrive su Azuni e sulla statua a lui dedicata nell’omonima piazza di Sassari.

L’altro autore, Ludovic Legré (avvocato e botanico, marsigliese doc, 1838-1904) ha scritto un libro intitolato La Sardaigne. Impressions de voyage d’un chasseur marseillais, 1881; tradotto in italiano e curato da Tonino Loddo col titolo Ogliastra 1879: memorie d’un cacciatore marsigliese (2002).

Ha scritto Legré: «Nel frontespizio del volume in francese Storia geografica, politica e naturale della Sardegna, che fu pubblicata a Parigi nel 1802, Azuni si fregia del titolo di membro dell’Accademia di Marsiglia. Egli conservava, infatti, buoni rapporti con la nostra città, essendosi legato – per effetto del suo matrimonio – con una famiglia marsigliese».

Sandro Ruju (Sassari, 1949), studioso della Sardegna contemporanea (economia, società e politica), nella sua relazione “Honoré de Balzac e il suo viaggio in Sardegna”, ha riferito che «nella primavera del 1838 Honoré de Balzac, sommerso dai debiti, si avventurò in Sardegna, immaginando di poter realizzare una intrapresa mineraria. Lasciata Ajaccio con una barca di corallai, dovette restare in quarantena per alcuni giorni nella baia di Alghero.

Non appena sbarcato traversò a cavallo la Nurra, territorio allora quasi selvaggio, per raggiungere l’Argentiera, una miniera di piombo da tempo abbandonata. Qui prelevò diversi campioni del minerale. Andò quindi a Cagliari e sondò delle altre miniere abbandonate. Ma tutti i suoi progetti risultarono infruttuosi.

Su questo breve e sfortunato viaggio Balzac ha lasciato solamente notizie frammentarie in alcune lettere a Madame Hańska (a quel tempo non era ancora sua moglie). L’immagine che egli presenta dell’intera Sardegna è tuttavia grottesca, come è dimostrato dal contemporaneo resoconto di viaggio scritto da Valery.

Nella relazione per gli Atti – ha anticipato Ruju – presenterò una rassegna dei numerosi autori (Enrico Costa, Dionigi Scano, Giambattista Agnoletti, Francesco Alziator, Michele Saba, Giorgio Bardanzellu, Antonio Romagnino) che, nel Novecento, hanno ricordato la sventurata esperienza in Sardegna del famoso scrittore francese».

Claude Schmitt (Parigi, 1939), giornalista e scrittore, critico letterario, studioso dei problemi sociali della Cina e dell’Asia, ha presentato una relazione dal titolo “Genesi, ricezione e posterità del mio libro Sardaigne au coeur, premio Sardegna 1976”.

«L’autore di questo riassunto è anche l’autore dell’opera di cui tratta. Nel 1976, il giornalista e scrittore francese Claude Schmitt ricevette il “Premio Sardegna” di giornalismo, sezione stampa estera, conferito a Cagliari, per il suo libro Sardaigne au coeur, pubblicato dall’editore Alfred Eibel.

Si può dire che quasi quarantacinque anni più tardi le “conseguenze” per l’autore si fanno ancora sentire: lo dimostra oggi il fatto di essere stato invitato a questo Convegno.

Questa è per lui, in effetti, l’occasione per ritornare sulle circostanze della preparazione del viaggio all’origine del suo libro, ma anche sulla pubblicazione del volume e la sua fortuna critica, prima di segnare le tappe che lo condussero a far fruttificare questi primi frutti in una attività di traduttore, cioè di “traghettatore” di una Weltanschauung (concezione del mondo) da una lingua in un’altra...

Nelle edizioni francesi dell’epoca (la metà degli anni Settanta del Novecento) la Sardegna era poco presente, al punto che alcune opere sull’Italia non la includevano nell’indice! Al contrario, Sardaigne au coeur le diede una sorta d’autonomia, a cominciare nello spirito dell’autore.

Di qui la sua ambizione, nel corso degli anni, di “promuovere”, particolarmente presso i lettori francesi, le attività culturali e singolarmente gli scrittori di questo continente sommerso che erano allora le lettere sarde (con i loro autori naturalmente)...

Scavare sempre lo stesso solco gli ha così dato accesso, nel susseguirsi dei suoi incontri, a degli autori che sono diventati, adesso, grazie a lui, degli amici nella nostra biblioteca».

Salvatore Tola (Faenza, Ravenna, 1940), studioso della cultura sarda, ha così sintetizzato la sua relazione “Étranger sympathisant. Édouard Vincent e la Sardegna”.

«Dopo essere stato operaio e tipografo nella sua città, Grenoble, Édouard Vincent (1914-2003) iniziò a viaggiare nei continenti extraeuropei, mosso da insofferenza per la società borghese e dall’esigenza di individuare un “popolo” che, libero da quelle incrostazioni, rispondesse al meglio al concetto che, sulla base del credo comunista, si era fatto dell’umanità. Approdato infine nel Mediterraneo, dopo qualche tappa in Sicilia arrivò finalmente in Sardegna, guidato dalle pagine di Guido Piovene e di Franco Cagnetta e dal film Banditi a Orgosolo di Vittorio De Seta. Convinto di aver trovato quello che cercava, si trattenne nell’isola in soggiorni sempre più lunghi (prima a Orgosolo, poi a Belvì) e si dedicò a raccontare il mondo dei sardi, e insieme le idee che andava via via maturando su di loro e gli altri temi del tempo e della vita, in una lunga serie di opere – tra narrativa e saggistica – che si è interrotta soltanto con la sua morte».

 

La foto dei relatori è di Pietro Madau, emigrato ozierese; le altre sono di Paolo Pulina. Li ringraziamo entrambi.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 03 Giugno 2019 20:06
 

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