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Zingaretti batti un colpo, se ci sei! PDF Stampa E-mail
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Sabato 15 Giugno 2019 22:09

Il silenzio imbarazzato del segretario PD sui casi Lotti e Ferri disorienta il popolo di sinistra e rafforza la convinzione, diffusa dagli avversari politici, che il suo è il partito degli indagati

di Carlo Patatu

Si fa un gran parlare, in questi giorni, della scandalo all’interno del CSM (Consiglio Superiore della Magistratura). Pare che giudici e politici abbiano trescato per sistemare qua e là magistrati amici, oppure per toglierseli di torno, se scomodi e sgraditi.

Il fatto è di una gravità estrema perché coinvolge l’organo supremo di autogoverno della Magistratura, per via d’invasioni di campo da parte di soggetti che, Costituzione alla mano, i confini di quei campi sono tenuti a rispettare. Con disciplina e onore, come la stessa Carta prescrive all'articolo 54.

In breve, alcuni esponenti del Parlamento, cui è affidato il potere legislativo, hanno fatto comunella con membri del potere giudiziario, che esplica funzioni autonome di controllo, per caldeggiare la nomina di magistrati in questo o quell’ufficio giudiziario. Come se, in una partita di calcio, l’arbitro, prima di decidere su un rigore, chiedesse consigli e pareri ai giocatori, invece che ai guardialinee e al Var.

Fra i chiacchierati, alcuni magistrati (Spina, Palamara, Cartoni, Criscuoli) e qualche politico. Fra questi, i deputati Luca Lotti e il magistrato in aspettativa Cosimo Ferri. Entrambi eletti in liste del PD. Lotti è potente plenipotenziario della corrente renziana, già braccio destro di Matteo Renzi quand’era presidente della Provincia e sindaco di Firenze, nonché suo sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e poi Ministro dello Sport nel governo Gentiloni. Un capobastone, dunque; ma in attesa di giudizio perché accusato di reati commessi ai danni di Consip[1]. Alcune intercettazioni telefoniche rese note nei giorni scorsi, lo inchiodano a responsabilità morali alquanto gravi per avere interferito nel processo di nomina del capo della Procura di Roma, che gestisce l’istruttoria sul processo che vede imputato proprio l’ex ministro.

Lotti non ha commesso alcun reato penale, sia ben chiaro. Ma, da parlamentare, è stato protagonista di un’invasione di campo. Costituzionalmente non prevista, né dovuta. Il che, sul piano dell’etica politica, si configura come un fatto deplorevole. Molto preoccupante perché pericoloso per la tenuta della democrazia. Un comportamento che tende a vanificare i contrappesi che sovrintendono al bilanciamento dei poteri dello Stato.

Dico subito, senza arrossire, che i fatti citati non mi hanno sorpreso più di tanto. Chi ha la mia età ne ha visto tante! Di cotte e di crude. Sono pure certo che le manipolazioni di cui si discute in questi giorni sono accadute anche in passato. Ma allora se ne parlava in termini di sospetti, stante l’assenza di certezze documentate. Ora c’è la pistola fumante (le intercettazioni) a mettere spalle al muro Lotti, Ferri e i loro compagni di merenda. Pertanto mi aspettavo una sortita indignata e decisa di Nicola Zingaretti, neo segretario del PD, persona che, con stile più dialogante e meno aggressivo del suo predecessore, pare decisa a rimettere ordine e pace all’interno di quel covo di serpi che è stato finora il suo partito.

Il suo silenzio sul caso Lotti mi ha disorientato, mi ha deluso non poco. Una presa di posizione nell’immediatezza dei fatti avrebbe confortato parecchio chi ancora vota PD. Un invito perentorio rivolto a Lotti e Ferri perché facessero un passo indietro ce lo aspettavamo in tanti. Invece niente. Silenzio assoluto e, ne sono convinto, sicuramente imbarazzato.

Paura di rompere gli equilibri interni? Timore di dare a Renzi la scusa di rompere per mettersi in proprio? Probabilmente si. Tuttavia, quando si tratta di questioni che investono l’etica, specie se pubblica, non ci sono, non devono esserci vie di mezzo. O si sta di qua oppure di là. Accada poi quel che deve accadere. Apprendo che, con ritardo riprovevole, Lotti dice di essersi “autosospeso” dal PD. Non so bene che significhi. Credo invece che un pronunciamento dell’organo di governo del partito sarebbe stato più che opportuno, oltre che doveroso.

Nell’aula della Corte d’Assise di Sassari campeggia una scritta che mi aveva colpito fin da quand’ero studente di scuola media: Fiat iustitia et pereat mundus; alla lettera, sia fatta giustizia, caschi pure il mondo[2]. Pietro Nenni amava ripetere “Fai quello che devi, accada quel che può”.

E allora, caro Zingaretti, datti una mossa. Tira fuori la grinta e batti in colpo. Se ci sei. Altrimenti…



[1] Consip, Concessionaria Servizi Informativi Pubblici; e cioè centrale degli acquisti della Pubblica Amministrazione.

[2] La tradizione attribuisce il motto a Gaio Cassio Longino, uno degli assassini di Giulio Cesare (43 a.C.).

 

 

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