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1859: i chiaramontesi alla battaglia di San Martino PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Lunedì 24 Giugno 2019 17:21

All’evento, annotava Giorgio Falchi nelle sue cronache, parteciparono una quindicina di giovani soldati di questo Comune, dei quali uno perse la vita: Pietro Sale Fresi – Nella circostanza, il re Vittorio Emanuele II cavalcava un cavallo allevato a Chiaramonti


 

R

icorre oggi, festa di San Giovanni, il 160° anniversario delle battaglie di Solferino e San Martino, combattute nell’anno 1859 durante la 2a Guerra per l’Indipendenza.

Nella circostanza, il Regno di Sardegna si era alleato con la Francia contro l’Impero Austro-Ungarico a seguito all’accordo stipulato a Plombières (Francia) fra Napoleone III e Cavour il 21 Luglio dell’anno precedente. Le due battaglie si conclusero vittoriosamente e posero fine a quella guerra con l’armistizio di Villafranca, sottoscritto unilateralmente dall’imperatore Francese col suo collega austriaco Francesco Giuseppe. L’Austria, tenendo ancora per sé il Veneto, cedette la Lombardia alla Francia, che poi la “regalò” a Vittorio Emanuele II, re di Sardegna.

Tralasciando gli strascichi che fecero seguito al gesto di Napoleone III (peraltro preannunciato al Savoia), comprese le dimissioni di Cavour da primo ministro, riportiamo alcune note stilate dal filantropo chiaramontese Giorgio Falchi (1842-1922) a tal proposito. (c.p.)

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1859 - Guerre per l’Indipendenza

Presero parte alla campagna del 1859 i soldati Camboni Pietro, Serra Antonio Maria, Murgia Villa Gavino, Piseddu Francesco, Brundu Francesco Antonio, Truddaiu Giuseppe, Migaleddu Giacomo Salvatore, Casu Antonio Vincenzo, Cossu Francesco Maria, Budroni Antonio Giovanni, Puggioni Antonio Vincenzo, Carta Cossiga Antonio, Piras Paolo, Accorrà Cossiga Nicolò. Nella battaglia di San Martino incontrava morte gloriosa Sale Fresi Pietro. E per la condotta dignitosa tenuta in tal combattimento furono ritenuti degni di menzione onorevole il caporale di fanteria Urgias Giovanni ed il soldato granatiere Casu Giuseppe.

Inoltre nel 1860 il sergente di fanteria Carta Cossiga Antonio si meritava la medaglia d'argento al valor militare, perché giorni prima della gloriosa battaglia di Castelfidardo, assieme ad altro valoroso, ebbe l'ardire di attraversare un ponte ritenuto stato minato dai nemici. Così pure l'artigliere Brundu Francesco Antonio nel 1861 si seppe meritare altra medaglia di argento al valor militare, perché durante l'assedio di Gaeta, nonostante ferito da una scheggia di mitraglia, non si volle allontanare dal luogo del combattimento e per oltre un'ora proseguì a compiere il dovere di prode soldato.

Lo stesso Falchi annotava nel 1911, trattando di notizie storiche sull’allevamento equino in Sardegna ed in special modo nel villaggio di Chiaramonti, che

[…] Per quanto poi ha riguardo a questo Comune e suoi abitanti sono stati sempre desiderosi di possedere briosi cavalli; onde anche nel passato non fecero diffetto[1] gli allevatori.

Infatti nel 1750 i proprietari Antonio, Francesco e Giorgio Falchi Mureddu possedettero cavalle fattrici e stalloni molto pregevoli, così pure nel 1800 ebbero rinomanza nel capo settentrionale della Sardegna i cavalli da corsa di Battista e di Giorgio Falchi Pinna.

Nel secolo poi decimonono furono in questa allevatori di cavalli i proprietari Ruiu Andrea, Madau Usai Nicolò, Pietro Canu, Cristoforo e Giorgio Falchi Sanna, Moretti Giacomo, Tedde Carcassona Lorenzo, Meloni Giovanni Matteo, Manchia Giuliano, Quadu Francesco, Murruzzulu Giovanni. E nei tempi recenti Polo Gavino e Madau Antonio Luigi, il quale ultimo nel 1857 vendette per lire mille un cavallo isabella[2] al deputato di Oristano Marco Calvo, dal quale poi venne offerto al re Vittorio Emanuele II, che lo cavalcava il giorno della gloriosa battaglia di San Martino[3], come lo affermarono alcuni dei Chiaramontesi che presero parte a tale combattimento.

E finalmente nel presente sono in molti quelli che in questo Comune si prendono cura di migliorare la razza equina, di fatti tutti gli anni numerosi polledri vengono venduti al governo, nonché ai negozianti Perugini e Napoletani.


Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004



[1] Così nel manoscritto.

[2] Manto equino di colore giallo pallido.

[3] Combattuta il 24 Giugno 1859, durante la seconda guerra per l’indipendenza italiana.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Giugno 2019 17:41
 

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