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Accadeva 100 anni fa a Chiaramonti PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 03 Luglio 2019 16:52

Una tela del pittore Mario Paglietti di Porto Torres donata dal dottor Giorgio Falchi al Comune di Chiaramonti per onorare i caduti in guerra dal 1859 al 1918 – Il quadro è esposto nella sala del Consiglio Comunale

di Giorgio Falchi

T

arga artistica

Nel giugno del 1919, volendo porgere un modesto tributo di doverosa riconoscenza tanto ai compaesani resi benemeriti della patria, che ai prodi soldati nostri rimasti uccisi nelle diverse guerre. Perciò commisi al distinto pittore Mario Paglietti l’esecuzione di una targa, destinata a ricordare la cara e venerata memoria di essi.[1]

Il Paglietti, con sua lettera del 30 Luglio stesso anno, così ebbe a spiegarmi l’ispirazione che lo guidò nel disegno dell’opera:

“Questi prodi figli di Sardegna che in quest’ultima guerra hanno dimostrato al mondo il coraggio e la fierezza dell’antica stirpe d’Amsicora, io ho creduto benissimo d’immortalarli in una lastra murata su di un rude e semi diroccato Nuraghe, monumento grandioso e caro all’isola nostra: entro questi preistorici monumenti immagino chissà quante volte il capo dei Sardi Pelliti si sarà rifugiato, e quante volte avrà esplorato il nemico. Questa lastra coi nomi dei gloriosi fratelli nostri caduti per il Santo ideale di Patria è racchiuso da una cornice di bronzo con foglie di alloro sormontata da un’Aquila che vigila e si aggrappa ad un affusto di cannone e un fucile con baionetta, in basso la palma della Vittoria che ad essi deve. Ho creduto bene di scrivere in fondo alla lastra il verso del Carducci

‘Vittoria fu il sacrificio’.

In terra un’Ara di bronzo, simbolo del sacrificio, che arde e fuma incenso.

Secondo il mio modo di vedere, credo che solo la madre Sardegna deve sentire il maggior dolore e la più fervida riconoscenza verso i suoi propri figli, essa solo nostra vera madre deve premiarli e porgere l’alloro simbolico ramo, e non la matrigna Italia, che in modo indegno gli ha sfruttati e poscia abbandonati – perciò ho rappresentato la Sardegna guerriera, d’aspetto severissimo che con la destra porge un ramo d’alloro e nel braccio sinistro tiene lo scudo Sardo con i quattro mori e con la scritta Sardinia Mater – nel centro dello scudo vi ho a malincuore disegnato lo stemma dell’Italia, per la quale la Sardegna combatté dando le più belle energie, il fiore della nostra gioventù.

I due leoni rappresentano i due reggimenti della gloriosa Brigata Sassari, la quale ha combattuto come leone ed ha saputo sempre si splendidamente vincere, uno di questi leoni con la zampa tiene lo stemma di Sassari. Tanto alla Sardegna che ai leoni ho dato un colore di ferro perché tutti la chiamano la Brigata di ferro.

Obbligato da Lei a dover unire assieme ai militari anche i nomi dei borghesi distintisi con lo studio li ho separati dai militari scrivendo i nomi di essi su di una colonna, emblema di civiltà, in terra fiori e sempre fiori ai poveri morti.

La cornice, fatta dai ‘fratelli Clemente’[2], l’ho scielta con fogliami di quercia in oro su fondo palisandro, essa si adatta bene al soggetto del quadro e per rompere la semplicità della linea ho fatto fare una targhetta a forma di scudo con entro incise le sue iniziali ‘FG’ in oro su fondo oscuro palisandro come proprietario del quadro”.

I nomi indicati nella colonna riguardano i Chiaramontesi che beneficarono con elargizioni la patria, ne tutelarono i diritti, promossero gl’interessi e con le opere dell’ingegno la glorificarono.

Lo stesso pittore, con altra sua lettera del 6 Agosto 1919, talmente scriveva in proposito delle regole di prospettiva, alle quali si era uniformato nell’esecuzione della targa su riferita:

“Le faccio notare qualche cosa che riguarda le regole di prospettiva.

I nuraghi tutti hanno forma conica e io dovendo applicare una lastra che sia aderente al Nuraghe bisogna bene che la stessa lastra segua l’andamento conico del Nuraghe, perciò curva. Per la regola della prospettiva le linee dei nomi devono girare come il Nuraghe, perciò queste linee parallele devono convergere, così osserverà che i nomi dal lato sinistro guardando, come quello di Sale Fresi, Brunu Giovanni Matteo, Addis, Satta, Perinu, Lumbardu ecc. sono più grandi dei nomi della parte opposta, cioè di capitano Budroni, Satta, Soddu, Deriu, Puggioni, Manchia ecc. Così pure le lettere di Onore sono più alte di quelle di Gloria con anche la stessa cornice di bronzo che racchiude la lastra il lato vicino alla colonna più alta dell’altro lato opposto.

L’andamento delle linee di tutto lo scritto, osserverà che cominciando dall’alto curvano gradatamente all’ingiù fino alla linea ove trovasi Seu Murruzzulu Giuseppe, mentre dalla linea sottostante comincia a curvare all’insù. Così pure nella colonna le lettere centrali sono più alte di quelle laterali perché il centro è più vicino a noi ed i lati si allontanano essendo la colonna cilindrica.

Tutta questa spiegazione è per farle notare quanta difficoltà mi si è presentata e quanta seccatura mi è costata a fare questo lavoro, specialmente tutto ciò che è di scrittura, scriverlo con un piccolo pennello e con colore ad olio che non scorre”.


Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pagg. 233-235.



[1] Quella che il Falchi definisca targa, in realtà è un dipinto a olio, restaurato di recente ed esposto nella sala del Consiglio Comunale.

[2] I Fratelli Clemente, titolari in Sassari di un prestigioso e premiato stabilimento industriale e artistico con opificio a vapore, lavori di scultura e tornitura, fabbrica di mobili e arredamenti. Furono i Fratelli Clemente a eseguire, nel 1899, i lavori di costruzione degli arredi del Palazzo che, affacciandosi sulla Piazza d’Italia in Sassari, ospita la Prefettura e gli uffici della Provincia, con l’annesso appartamento reale, dotato anch’esso di mobilio realizzato dai Clemente. Cfr. AA.VV. Il Palazzo della Provincia di Sassari, Ed. Amm. Prov.le di Sassari, 1986, p. 110.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Luglio 2019 17:20
 

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