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Grullini e pidioti promessi sposi controvoglia PDF Stampa E-mail
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Sabato 31 Agosto 2019 17:21

Dopo essersi lanciati addosso persino i piatti, oltre contumelie indicibili e sterco in abbondanza, democratici e pentastellati hanno deciso di mettere su un Governo purchessia. Ma per fare che? Intanto Di Maio pone condizioni sempre più gravose. Riusciranno i Dem a tenere la schiena dritta?

di Carlo Patatu

Ma questo matrimonio s’ha da fare, oppure no? Intendo dire dell’unione innaturale e, tutto sommato, controvoglia da entrambe le parti, fra Democratici e Pentastellati.

Con andamento altalenante, ogniqualvolta il parentado dell’una o dell’altra parte apre bocca davanti alla selva di microfoni che ne intercettano ogni sospiro, le impressioni che se ne ricavano oscillano vistosamente fra un ottimismo cauto e un pessimismo montante. Il dialogo va avanti, cerca di rassicurare Di Maio con espressione stralunata. Il Governo si farà; ma alle nostre condizioni, che, sottolinea, sono irrinunciabili, perché noi lavoriamo nell’interesse degli italiani.

E dagli! Ci risiamo. Evidentemente tutti gli altri si danno da fare per il bene di chi italiano non è. Oppure pensando solo alla propria bottega. Siamo a questo punto? Sì, siamo proprio a questo punto.

Niente aut aut, gli fa eco il volto pacioso di Zingaretti, che si mostra sempre sorridente e non se ne comprende la ragione. Con gli ultimatum non si va avanti, sottolinea parlando a nuora perché suocera intenda. Ma anche lui ha il suo bel da fare per tenere a bada il branco di lupi affamati di poltrone da cui è circondato e artatamente sorretto. Povero il mio PD! Il cui segretario, dopo avere scagliato tuoni e fulmini che fecero tremare cielo, terra e mare appena qualche mese fa, ora si accinge a benedire controvoglia le nozze antistoriche con quelli là, gli odiati grullini, quelli che, nel corso degli ultimi tempi e non solo, gli hanno scaricato addosso ogni genere di contumelie e tanto di quello sterco da riempire un mondezzaio.

Tieni la schiena dritta e pensa alla dignità, caro segretario fratello di Montalbano. Porgere evangelicamente l’altra guancia può anche andare bene; ma senza esagerare.

La verità vera è che i gruppi parlamentari Dem sono in maggioranza fedeli al Matteo di Rignano. Il quale, al momento, si guarda bene dal pensare a nuove elezioni, che gli toglierebbero tale vantaggio. Da qui le fanfare che Renzi fa suonare in Sol maggiore per cercare di convincerci che la nascita di un nuovo Governo (dal quale peraltro si tira fuori) risponderebbe all’interesse degli italiani e della democrazia. E metterebbe all'angolo l’altro Matteo, quello che bacia rosari e si affida alla protezione di tutte le Madonne che conosce.

Di Maio è in stato confusionale, contestato da gran parte della base, insidiato dagli odiati Fico e Dibba, bacchettato dal padre putativo Grillo e da Casaleggio, vero padrone del vapore. Continua a ripetere, con occhi smarriti, che il Movimento ha ben chiara la via da seguire; che i dieci punti del programma (pare siano diventati venti) da lui predisposto non si discutono nemmeno; che quanto il governo giallo-verde ha fatto è da difendere a spada tratta; che un eventuale voto anticipato non lo spaventa proprio. Anzi! Ma appare evidente che nemmeno lui crede a quel che dice.

Conte, l’avvocato del Popolo, quello dell’anno bellissimo, pare un novello Fregoli: da interprete del governo del cambiamento è passato senza arrossire al governo di novità. Senza nemmeno cambiare d’abito, né il fazzoletto da pochette, operando una virata a sinistra altrimenti impensabile. Questo o quello per me pari sono. Alé! Eppure quel buontempone di Zingaretti vuol farci credere di lavorare per la discontinuità. Ma quale discontinuità! Non se ne vede nemmeno l’ombra. Nel frattempo, Giggino da Pomigliano d’Arco gli dissemina il percorso di nuovi ostacoli.

Salvini, il re nudo, ha dato prova di ottimo intrattenitore da spiaggia, piazza e twitter. È eccezionalmente efficace dinanzi alla propria claque, quando siede sulla ruspa o si presta a foto ricordo, sproloquia contro gli immigrati invasori barbari e delinquenti, bacia rosari e alza gli occhi al cielo invocando la Madre celeste. Ma, quando si tratta di indossare giacca e cravatta e prendere la parola in Parlamento, quell’uomo fascinoso appare come un poveretto che cerca in qualche modo di dire la sua, ma non ci riesce. Non ne è capace. Nell’aula austera del Senato non si trova a suo agio. Insomma, Papeete è un’altra cosa.

A questo punto, si può benedire un matrimonio tanto strampalato qual è quello che i capibastone Dem e M5S paiono intenzionati a concludere? Credo proprio di no. Sono in disaccordo quasi su tutto. Come ho già detto qualche giorno fa, se ciò accadesse rileggeremmo un copione già scritto. Si trattasse almeno di un matrimonio riparatore, potrei capire. Invece trattasi di un pateracchio mirato a trarre d’impiccio i grullini e a ridare fiato, se non proprio a toglierglielo del tutto, a un PD ancora confuso, indeciso sul da farsi, privo di una guida carismatica e da tutti riconosciuta.

E se, andando al voto, gli elettori dovessero premiare Salvini?

E se, invece, non gli dessero ragione?

Siamo certi che la gente continuerebbe a seguire un uomo arrogante, privo di poltrone e che, all’apparir del vero, è caduto miseramente? Se poi le cose dovessero andare come i sondaggi ci dicono, pazienza! Il gioco democratico prevede anche le brutte sorprese. Socrate ne sa qualcosa. La storia nostrana ci racconta ben altro. Abbiamo digerito papi scandalosi e corrotti, re inetti, dittatori come Mussolini, millantatori come Berlusconi e via dicendo. Non sarà di certo un Salvini a mandarci a ramengo definitivamente.

Ma siamo stanchi, anzi stufi, di raccogliere i cocci di chi si era vantato di far viaggiare i treni in orario, di chi propagandava meno tasse per tutti, nonché dei gialloverdi che le tasse volevano ridurle ai ricchi, liberandoci per sempre dagli invasori islamici d’oltremare e sbandierando dai balconi storici di avere abolito la povertà.

 

 

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