Home » La Tribuna » La Tribuna » Umbria: Salvini asfalta l’accoppiata PD-M5S

Immagini del paese

Giardini pubblici 2006a.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 8645596

Notizie del giorno

 
Umbria: Salvini asfalta l’accoppiata PD-M5S PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 4
ScarsoOttimo 
Mercoledì 30 Ottobre 2019 18:19

Che bisogno avevano i Dem di allearsi con i grillini per rimediare una sconfitta elettorale così bruciante? A perdere potevano farcela tranquillamente anche da soli – Zingaretti dovrebbe ripudiarli, prima che sia troppo tardi

di Carlo Patatu

 

S

tavolta siamo tutti d’accordo: la vittoria della destra salviniana e la conseguente sconfitta del duo PD-M5S erano abbondantemente previste; ma non in tali proporzioni. Venti punti percentuali di distacco sono un oceano Pacifico.

Com’è naturale, Salvini e la Meloni esultano, mentre al Berlusca, ormai mummificato e ridotto ai minimi termini, non resta che far finta di esultare. Sull’altra sponda, democratici e pentastellati non riescono nemmeno a leccarsi le ferite, intronati come sono dall’asfalto della destra leghista. Che li ha sconfitti e pure umiliati.

I grillini non sembrano in grado di capacitarsi, non credendo ai propri occhi. Nel tentativo maldestro di allontanare da sé ogni responsabilità sulla disfatta subita, il loro capo politico Giggino da Pomigliano addebita l’insuccesso al PD, a suo dire alleato scomodo e innaturale. Dimenticando, quel buon uomo, che, da un po’ di tempo a questa parte e da solo, il suo movimento-non partito va collezionando una serie lunga e marcata di batoste elettorali. Per restare in Umbria, il trionfale 27,5% conquistato dai grillini alle Politiche 2018 è scivolato al 14,63% alle Europee 2019, per poi sprofondare al misero e preoccupante 7,41% di Domenica scorsa.

Morale: Di Maio e i suoi accoliti riescono a perdere voti anche da soli e indipendentemente dal matrimonio innaturale contratto col PD, anch’esso piegatosi al patto controvoglia e per necessità più che per affinità elettiva. Ma da quest’orecchio essi non ci sentono. O meglio, non ci vogliono sentire.

Il fatto è che, come ci hanno insegnato i padri, fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Che, oltre tutto, non sempre si presenta calmo e facilmente navigabile. La narrazione dei grillini fuori dal Palazzo era motivata, intrigante e, a tratti, persino affascinante. Sollecitando la fantasie degli sprovveduti, prometteva un mondo fantastico, fatto di leggi buone e giuste. Nell’interesse degli italiani. Come il Paese dei Balocchi che già aveva incantato l’ingenuo Pinocchio.

Poi, vinte le elezioni, conquistate le poltrone e insediatisi alla guida del Paese, più volte hanno dovuto innestare la retromarcia, loro malgrado. Ricordate il principio dell’uno vale uno? Che fine ha fatto? Ora l’uno è Di Maio e vale solo quello che decide lui. Ricordate i capigruppo di Camera e Senato cambiati a scansione trimestrale? Ora si fa come gli altri. Anzi peggio: da oltre un mese, i grillini di Montecitorio non riescono a eleggere un capo gruppo in sostituzione di Francesco D’Uva, passato ad altro incarico e dimessosi tempo fa. In breve, i figli adottivi di Beppe Grillo hanno perso la grinta, la forza propulsiva e quella capacità comunicativa che avevano quando erano all’opposizione. Giunti al potere, hanno acquisito, più nel male che nel bene, tutte le abitudini tipiche di chi siede a Palazzo.

Non stupisce, pertanto, che molti dei loro elettori siano rimasti delusi e li abbiano abbandonati strada facendo.

Del mio PD non c’è tanto da dire. Dopo mezzo secolo di gestione della politica regionale umbra, conclusa con una serie di grossi scandali, segnatamente nel settore della Sanità, una sconfitta elettorale cocente quanto meritata era il minino che gli potesse capitare. La batosta di Domenica scorsa, pertanto, era abbondantemente annunciata: i Dem avrebbero perso comunque. E allora mi chiedo: che bisogno avevano di chiamare in soccorso i pentastellati per rimediare una sconfitta tanto rovinosa? Perché gettarsi fra le braccia di Giggino, dal momento che quella sconfitta avrebbero potuto rimediarsela da soli?

Resta ora da vedere il da farsi col Governo, che Dem e M5S tengono svogliatamente in piedi soltanto perché terrorizzati dall’idea di andare a casa e ipotizzare l’odiato Salvini a Palazzo Chigi. Ma si può continuare a sostenere un esecutivo senz’anima, in assenza di un progetto strategico che faccia innamorare l’elettore o che, comunque, lo induca a guardare al futuro con un minimo di speranza? Si può far finta di governare a forza di annunci, che qualcuno dei soci si premura di puntualizzare o smentire clamorosamente? Si può gestire un accordo se i due contraenti, non soltanto non si stimano, ma nemmeno si fidano l’uno dell’altro? Si può andare avanti con un Consiglio dei Ministri che approva provvedimenti nottetempo e salvo intese?

No. Non si può.

Ma, sento ripetere, l’alternativa sarebbe andare al voto, consegnando il Paese alla Destra salviniana e fascista. Intanto la cosa sarebbe tutta da verificare. E poi, perché temere il responso delle urne? Che democrazia è questa che tiene insieme i contraenti di malavoglia e per paura che arrivi Er Puzzone?

Animo, Zingaretti! Batti un colpo e dai il benservito a codesti compagni di cordata, prima che ci pensino loro a ripudiarti. Renzi in primis. Che non ha perso solo perché non ha partecipato, defilandosi furbescamente. Vada il PD a vedere il possibile bluff di Salvini e compagni. Che, se pure dovessero vincere, non ci sarebbero per loro rose e fiori.

E se il coraggio dovesse fargli difetto, il segretario Dem potrebbe sempre fare uno squillo a Montalbano, che i cabasisi li ha belli tosti. Lui sì.

 

 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):