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Il ricordo commosso di “Mammai Tina” PDF Stampa E-mail
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Domenica 24 Novembre 2019 20:03

Ripercorsa l’opera trentennale dell’ostetrica Costantina Zedda nota Tina nel centenario della nascita - Assistendo le partorienti con amore, passione e competenza, essa ha presenziato ai natali di quasi 1500 bambini – A Chiaramonti, dal 1945 al 1974

di Carlo Patatu

 

L

a sala del Consiglio comunale era gremita in ogni ordine di posti, Sabato scorso. Numerosi i volti di coloro che Mammai Tina aiutò a nascere e molte le mamme che furono da lei amorevolmente assistite in quelle circostanze, non sempre facili. Tanta la commozione, quasi palpabile.

La celebrazione del centenario, voluta dalle signore dell’associazione Coro Doria, è stata fatta propria dall’amministrazione comunale. Che ha deliberato di intitolare a quell'ostetrica la sala lettura dei ragazzi della biblioteca pubblica. Tant’è che la cerimonia si è svolta un due tempi: la scoperta della targa nel caseggiato de su Municipiu ‘Ezzu e poi il ricordo del personaggio nei locali di via Brigata Sassari.

Mariuccia Soddu, presidente delle coriste chiaramontesi, ha aperto i lavori raccontando brevemente com’era nata l’idea di ricordare una persona cara ai compaesani. Una donna che, svolgendo qui un’attività trentennale, ha avuto a che fare un po’ con tutti noi. Per un motivo o per l’altro.

Dopo i saluti del sindaco Alessando Unali, l’assessore alla Cultura Tina Urgias ha riepilogato le date salienti della presenza di Mammai Tina a Chiaramonti: il suo arrivo a metà Novembre 1945, la elencazione dei primi e degli ultimi parti ai quali ha assistito e, distintamente per ciascun anno, il numero dei neonati che essa ha accolto fra le sue braccia mentre venivano al mondo. Poco meno di 1500 bambini che, aprendo gli occhi per la prima volta, sono stati accolti dallo sguardo ridente di quell’ostetrica dal volto simpatico.

Quindi, accogliendo l’invito delle coriste, mio fratello Tore e io abbiamo ripercorso le ragioni che legarono strettamente la famiglia di Signora Tina alla nostra. E così, dando fondo ai ricordi, abbiamo citato numerosi episodi inerenti ad accadimenti gioiosi e luttuosi, che hanno visto come protagonista o comprimaria quella donna non comune.

C’è da dire che, in passato, la nostra famiglia aveva ospitato ben tre ostetriche: Pia Dal Col, catapultata in Sardegna dalle montagne bellunesi, era giunta in paese nei primi anni Trenta del Novecento. Essa sposò un fratello di mia madre e, dopo il 1938, rientrò in Veneto, a Fonzaso. Fu sostituita da sua sorella Gemma che, nel 1943, si trasferì a La Maddalena. Poi venne il turno di Clelia Losetti, proveniente dall’alta Italia, che stette a Chiaramonti sino alla fine della guerra. Tutte e tre ottime professioniste che a Chiaramonti lasciarono il cuore e un buon ricordo.

Mammai Tina venne a operare in un paese che, nel 1945 e a guerra appena conclusa, non aveva una rete idrica né fognaria. Niente servizi igienici nelle case, con una popolazione di poco superiore ai 2800 abitanti, dei cui oltre 500 stabilmente residenti nell’agro. Che allora si estendeva per quasi 120 Kmq. Il che comportava il dovere di assistere anche le partorienti domiciliate in campagna e distanti una ventina di chilometri, da percorrere a piedi o a cavallo.

A mano a mano che procedevamo nel racconto, riaffioravano episodi che credevamo sepolti dall’oblio e che, invece, restano stampati nella memoria con lettere di fuoco. Alcuni curiosi che hanno indotto il pubblico al sorriso; altri tristi, molto tristi, che rievocavano tragedie alle quali quell’ostetrica coraggiosa ha dovuto assistere, facendosi carico, anch’essa, del dolore, del patimento, dell’angoscia che affliggevano i familiari delle sue assistite.

L’ostetrica non si prendeva cura soltanto di assistere le donne prima, durante e dopo il parto, ma anche praticando iniezioni e medicazioni a giovani e anziani, maschi e femmine, con interventi che niente avevano a che fare con i doveri strettamente professionali. E così essa è entrata un po’ in tutte le case del paese. Tutti noi abbiamo avuto a che fare con lei, ricevendone soprattutto sollievo e conforto. Nel bene e nel male, lei ci è stata accanto. Sempre.

Su un tavolo erano disposti alcuni oggetti che usualmente accompagnavano Signora Tina: la bilancia pesa persone e la sua mitica, capiente borsa con gli attrezzi del mestiere. Come contorno, tante fotografie di epoche diverse.

L’iniziativa del Coro Doria, la partecipazione del Comune e la presenza di tanta gente testimoniano l’affetto e la gratitudine che il paese sente ancora di esprimere a Mammai Tina. Tant’è che il figlio Roberto e i nipoti presenti alla celebrazione hanno rivolto al pubblico, agli organizzatori e al Comune espressioni di commossa gratitudine.

I vari interventi sono stati intervallati dalle esibizioni del Coro Doria e de Su Coro ‘e Tzaramonte, diretti come di consueto, dal maestro Salvatore Moraccini.

Dopo l’ultimo e prolungato applauso, la serata si è conclusa davanti a un ricco buffet che le signore organizzatrici, coadiuvate dai familiari di Mammai, hanno allestito nel salone soprastante. Due lunghe tavolate imbandite con leccornie preparate a casa hanno riscosso ottima accoglienza per qualità, varietà e quantità.


Nota: per la documentazione fotografica dell’evento, non avendo nostre immagini da mostrare, rimandiamo i lettori alla galleria pubblicata da Stefania Giusta Scanu, che ringraziamo, cliccando sul link che segue:

https://www.facebook.com/stefaniagiusta.scanu/posts/10218099581098886?notif_id=1574544474315434¬if_t=feedback_reaction_generic_tagged

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 25 Novembre 2019 14:58
 
Commenti (1)
pensionato consapevole
1 Lunedì 25 Novembre 2019 00:03
gavino
La mia né tarda né giovane età , mi consente, oltre che aver usufruito nel nascere del servizio de sa MASTRA 'E PARTU, di conoscerne la missione. Avrei anche qualche aneddoto da raccontare, ma si dilungherebbe oltre il consentito. In sintesi, ritengo il loro operato non fosse un lavoro, ma una missione, pari a quella del medico condotto e del sindaco.

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