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Il Regno Unito saluta e se ne va PDF Stampa E-mail
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Venerdì 13 Dicembre 2019 22:10

Gli inglesi non amano l’Europa, si sentono diversi in tutto. O quasi. Infatti sono entrati nell’UE, ma continuando a conservare come moneta l’antica e gloriosa sterlina e rifiutando l’area Schengen

di Carlo Patatu

C’è nebbia sulla Manica: il continente è isolato.

Così, in una giornata brumosa degli anni Trenta del Novecento, titolava il Times di Londra. Il che la dice lunga sulla scarsa propensione da sempre manifestata dagli inglesi a considerarsi europei. Sono inglesi e basta. In ciò essi non trovavano (non trovano) nulla di arrogante: se la nebbia, allora, impediva la navigazione nel Canale, era ovvio che, a essere tagliato fuori non era il Regno Unito, bensì l’Europa. Tipico atteggiamento british[1]. Molto british.

Il Governo di Sua Maestà aveva aderito all’Unione Europea dal 1° Gennaio 1973. Ma aveva negoziato la non obbligatorietà di introdurre l’Euro e la non adesione allo spazio Schengen[2]. Tant’è che gli inglesi hanno conservato la sterlina come moneta e hanno continuato a richiedere l’esibizione di un passaporto o carta d’identità sia in entrata sia in uscita. Diversamente da quanto accade ai cittadini europei che attraversano confini di Stato nell’area Schengen.

La verità è che i figli della perfida Albione non gradiscono sedere a tavola con altri considerati meno titolati, con ascendenze e abitudini nazionali ritenute per niente british. D’altra parte, essi vanno fieri di avere costretto, addirittura nel 1215, un monarca ad accettare la Costituzione[3]. Non esitando, poi, a tagliare la testa a quei sovrani riottosi che di quella Charta Magna volevano fare carta straccia. Ancora oggi, la regina Elisabetta pronuncia annualmente un discorso programmatico al Parlamento riunito in seduta plenaria; ma il testo è redatto dal Primo Ministro. I Lords l’ascoltano seduti sugli scranni, mentre i Commoners[4] se ne stanno in piedi. Inoltre, prima di entrare nel Parlamento, il ciambellano della Regina bussa al portone e chiede il permesso di accedere nella casa austera dei rappresentanti del Popolo, che è il vero sovrano. Inoltre, contrariamente a quanto accade nel resto d’Europa, in automobile gli inglesi marciano a sinistra. Per tacere della riluttanza posta in essere, nel 1971, ad accettare la monetazione decimale della sterlina, detta pure pound, nonché della nostalgia palpabile che i britannici continuano ad avere dell’impero, immenso e perduto.

Ci sarebbe anche dell’altro, ma basta così.

Insomma, che ci stanno a fare in Europa persone che si sentono così diverse e tanto speciali? Questa domanda i sudditi di Sua Maestà se la sono posta da tempo, non mancando di manifestare insofferenza e raccogliendo, intorno a questo sentimento, consensi sempre crescenti, sfociati nel referendum del 2016. Gli elettori si sono espressi per l’uscita dall’Unione Europea. In breve, la Brexit. Ma, come in una qualsiasi causa di divorzio, anche in questo caso le cose si complicano. Soprattutto quando si tratta di porre mano a una rimodulazione del patrimonio da dividere, nonché dei rapporti politici e, soprattutto, economici e commerciali. I governi presieduti prima da Therese May e poi da Boris Johnson hanno baccagliato per tre anni, ma senza ottenere dal Parlamento l’approvazione dell’accordo negoziato con l’Unione Europea.

Per tagliare la testa al toro, Boris Johnson ha chiesto e ottenuto lo scioglimento della Camera dei Comuni, invitando gli elettori a dargli i consensi necessari per approvare, finalmente, la Brexit. Ieri gli inglesi si sono recati disciplinatamente alle urne, come da tradizione, e gli hanno dato ragione, regalandogli la maggioranza assoluta dei seggi. Quindi hanno trionfato i Tories, e cioè la destra, mentre il Labour Party (di sinistra) guidato da Jeremy Corbyn ha subito una sconfitta netta, pesante e sicuramente dolorosa. Credo che Corbin lascerà la guida dei laburisti per ritirarsi a vita privata. Com’è giusto che sia.

Quindi il Regno Unito (Inghilterra, Galles, Scozia e Irlanda del Nord) saluta e se ne va. Conservando la puzza sotto il naso che solitamente i suoi cittadini riservano agli altri e tenendosi care tutte le particolarità che, finora, ne hanno connotato la diversità rispetto al resto del continente europeo.

Devo dire che questo divorzio mi dispiace e mi rattrista. Pur con tutta l’antipatia che sovente gli inlgesi riescono a suscitare, occorre riconoscere che si tratta di un Popolo civile, rispettoso delle regole, orgoglioso della propria cultura, delle proprie tradizioni e della propria storia; capace di accogliere e d’integrare milioni d’immigrati di ogni razza e religione. Sono stato in Inghilterra parecchie volte. Questa l'impressione che ne ho tratto.

Ma il Popolo così ha deciso. Sia fatta la sua volontà. Il tempo dirà se ha avuto ragione o se è andato incontro, come io credo, a un madornale errore storico.



[1] Tipicamente inglese.

[2] Austria, Belgio, Cechia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria, Svizzera.

[3] Il re Giovanni Senza Terra sottoscrisse la Magna Charta Libertatum nel 1215. La nostra è datata 1° Gennaio 1948!

[4] I deputati della Camera dei Comuni.

 

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