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I fumetti in sardo si studiano Germania PDF Stampa E-mail
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Sabato 21 Dicembre 2019 21:10

Elaborando la propria tesi di un master sui fumetti destinati ai bambini, una studentessa dell’Università Mannheim ha dedicato ampio spazio a un lavoro in limba pubblicato qualche anno fa da Salvatore Patatu – L’interesse dei tedeschi per le lingue minoritarie in Italia

di Carlo Patatu


Mai l’autore di un fumetto in limba avrebbe immaginato che il proprio lavoro, rivolto a una platea che riteneva confinata soprattutto all’interno dell’Isola, potesse varcare i confini nazionali e attirare addirittura l’attenzione di una prestigiosa Università d’Oltralpe.

Incidentalmente Salvatore Patatu, che è mio fratello, aveva dialogato con la dottoressa Amina Kropp, che nell’Università Mannheim promuove corsi sulle lingue minoritarie in Italia, sardo compreso. Durante il semestre scorso, la docente ha presentato ai propri studenti Festa de Pàntasimas[1], uno dei fumetti in sardo prodotti da Tore. Che è studioso e cultore appassionato di linguistica e tradizioni popolari isolane. La comunicazione della Kropp ha destato interesse nei corsisti. Segnatamente nella dott.ssa Alina Becker Benitez, che, per la tesi del master, ha scelto di occuparsi dell'uso del fumetto come materiale didattico per l’insegnamento delle lingue minoritarie.

Rispondendo a una chiamata telefonica, qualche mese fa, Salvatore Patatu ha sentito una voce femminile che parlava italiano, ma con accento tedesco. Era Alina Becker Benitez. Diceva di avere seguito il seminario sulle diversità linguistiche in Italia e di essere rimasta affascinata nell’apprendere che qualcuno aveva operato con impegno per avvicinare bambini, giovani e adulti alle tradizioni locali servendosi di un fumetto in sardo, oltre che di altri media come la letteratura tradizionale. Pertanto chiedeva all’autore di poterlo intervistare, per conoscere meglio il suo lavoro e per approfondire alcuni aspetti inerenti alle modalità seguite nella produzione.

Detto fatto.

L’autore del fumetto si è dichiarato disponibile e ha risposto ad abundantiam ai numerosi quesiti formulati dalla studentessa tedesca. Tornando indietro nel tempo, ha rievocato la propria antica passione per la lettura dei giornalini illustrati con strisce di disegni. Primi fra tutti, Topolino e gli altri personaggi creati da Walt Disney. Quindi le storie strambe inventate e illustrate da Jacovitti e pubblicate dal settimanale Il Vittorioso, del quale è stato fedele abbonato per alcuni anni. Di seguito, Pecos Bill e Tex Willer; ne conserva ancora gelosamente almeno cinquecento numeri. Ricorda, in particolare, due fumetti di Jacovitti, intitolati Le Babbucce di Allah e Le Tigri di Mompracem.

Col passare del tempo, lo affascinava sempre più l’idea di tradurre in strisce di disegni i propri racconti in limba. Il che è accaduto molti anni dopo, grazie alla conoscenza di Francesco Puliga, studente universitario sassarese iscritto al corso di fumetto e illustrazione presso l’Accademia  delle Belle Arti di Bologna. Gli ha parlato del progetto e gli ha fatto leggere i contos. Il giovane ha risposto subito di sì. Appassionandosi alla proposta, si è gettato a capofitto nell’impresa e ha preparato in soli due giorni alcune bozze. I due hanno lavorato a stretto contatto di gomito e con profitto. Sostenuti anche dai genitori del ragazzo, che seguivano con interesse e passione l’evolversi del progetto. Il resto lo ha fatto nostro cugino Salvatore Pulina, grafico di professione in una tipografia di Pinerolo (TO), il quale si è occupato della grafica, dell’impaginazione e della stampa.

Di che tratta il fumetto in questione?

Di raccontini didattici che tendono a spaventare i bambini per dissuaderli dal fare una cosa che non dovrebbero. A tal proposito, Tore ricorda che io ho scritto un libro intitolato Scuola Chiesa e Fantasmi[2]. Le prime due (Scuola e Chiesa) erano (e sono) agenzie ufficialmente preposte all’educazione dei bambini. Ma non sempre metodi e contenuti rispettivi combaciavano. Se il maestro era laico, la sua opera educativa differiva da quelle del sacerdote e delle catechiste. Allora entravano in gioco le nostre mamme. Che non avevano studiato pedagogia; ma sapevano cavarsela ugualmente, chiamando in causa fantasmi e streghe, che terrorizzavano grandi e piccini.

Pertanto il tema sviluppato nel fumetto è quello dell’educazione dei piccoli attraverso i racconti della tradizione orale. A mezzanotte non si doveva passare davanti al cimitero, né trattenersi sul sagrato delle chiese campestri. Cosa che invece fa il protagonista del racconto. Si accorge dell’errore quand’è troppo tardi. Tra i ballerini che danzano in cerchio in quello spiazzo intravede la bella ragazza che aveva corteggiato in gioventù; ma che era morta da tempo. Incomincia così a sudare freddo. Ebbene, questa lo invita a partecipare al ballo e, tra una giravolta e l’altra, lo avverte dell’imminente pericolo che avrebbe corso e della triste sorte che gli altri fantasmi gli avrebbero riservato allo scoccare della mezzanotte. Ponendo in pratica il sotterfugio suggeritogli dall’amica, il protagonista riesce a scappare, lasciando sul posto il pastrano e lo zainetto. Il giorno dopo, passando davanti alla chiesetta, vede sparsi sul sagrato i due indumenti già ridotti in strame da quei danzatori indiavolati. Stessa sorte sarebbe toccata a lui, se non fosse scappato al momento opportuno. Il poveraccio impazzisce.

L’autore sottolinea che, pubblicando il fumetto in epoca assai diversa da quella della sua infanzia, avvertiva la preoccupazione che potesse essere preso sul serio e così ricreare nei piccoli lettori ansie e paure che, a suo tempo, avevano prodotto le nostre mamme. Pertanto, ricorrendo a un artifizio, conclude la storia dicendo che il protagonista, vecchio ed emarginato, probabilmente suonato di natura o per una vita vissuta malamente, racconta l’episodio della festa dei fantasmi, vivendolo con l’intensità emotiva di allora, a chi gli offre mezzo litro di vino. Tali figure di vecchietti, simpatici e affabulatori, erano ancora presenti quando Tore Patatu era piccolo. I bambini, come accadeva sovente in paese, si divertivano ad ascoltare da loro quei racconti agghiaccianti. Di notte, poi, non riuscivano a prendere sonno per lo spavento.

Ecco, quelle storie orribili e raccapriccianti, narrate con bravura dall’autore e illustrate con efficacia da Francesco Puliga hanno coinvolto, emotivamente e non solo, una giovane studiosa dell’Università Mannheim. Con grande stupore di entrambi, snobbati in terra sarda.

È proprio vero: nemo propheta in patria.



[1] Cfr. SALVATORE PATATU, Festa de pantasimas in Contos de s’antigu Casteddu, Ed. Diesse, Sassari 1980, pagg. 35-40. Si tratta del primo lavoro in prosa pubblicato in limba.

[2] Cfr. CARLO PATATU, Scuola Chiesa e Fantasmi, ed Gallizzi, Sassari 2007.

 

Ultimo aggiornamento Domenica 22 Dicembre 2019 19:07
 

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