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1981: Un caseificio di Chiaramonti acquistato dalla San Giuseppe PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Mercoledì 15 Gennaio 2020 18:36

Per la somma di novecento milioni di lire

di Carlo Patatu

La Nuova Sardegna – 3 Gennaio 1981


La cooperativa lattiero casearia San Giuseppe ha comprato il caseificio della società “Pecorini d'Italia” per 900 milioni di lire.

Sabato scorso l'assemblea generale dei soci, approvando l'accordo raggiunto dall'apposita commissione a suo tempo incaricata di trattare con i rappresentanti della proprietà l'acquisto dello stabilimento, ha deliberato di versare un acconto di 400 milioni fra due settimane e il saldo entro la fine del corrente mese.

Si conclude così una vicenda che, fra speranze e delusioni, andava avanti da quasi un decennio e che vedeva schierati su fronti opposti alcune centinaia di allevatori, che reclamavano il diritto di avere un proprio impianto per la trasformazione del latte, e un'amministrazione regionale che si è sempre rifiutata di concedere il contributo necessario per l'acquisto.

La Regione non compra caseifici di seconda mano, avevano sempre affermato i Dettori, i Catte, i Nonne, i Contu e i Piredda che, nell'arco degli ultimi dieci anni, si erano succeduti alla guida dell'assessorato regionale all'Agricoltura. E così è stato: la Regione ha mantenuto la parola e non ha sganciato neppure una lira. I soci della San Giuseppe, pertanto, hanno praticato l'unica strada possibile, date le circostanze: hanno cioè concordato di comprare lo stabilimento autofinanziandosi e contrattando con un istituto di credito, che si è già dichiarato favorevole, un mutuo di 700 milioni di lire da restituire in 20 anni. Dal canto suo, l'amministrazione regionale pare abbia assicurato di voler contribuire, assumendo a proprio carico una quota degli interessi passivi.

Tutto sommato, la vicenda si è conclusa onorevolmente e, diciamolo pure, in modo vantaggioso per la cooperativa. Sulla quale, tuttavia, grava ancora, non bisogna dimenticarlo, il sequestro di 2500 quintali di formaggio a favore dell'avv. Puglisi, proprietario dello stabilimento.

Questi reclamava dai soci della San Giuseppe o l’acquisto degli impianti, oppure il pagamento di una somma pari a un miliardo di lire per l'uso del caseificio dal 1972 a oggi e per il conseguente logorio delle strutture e dei macchinari. È stato pure risolto con formula salomonica il problema dei soci ploaghesi; costoro resteranno alla San Giuseppe e pagheranno le relative quote di ammortamento del mutuo fino a quando non entrerà in funzione il nuovo caseificio della cooperativa di Ploaghe. Poi saranno liberi di andare dove vorranno.

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 15 Gennaio 2020 21:54
 

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