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Scritto da Carlo Patatu   

Ovvero l’arte dorotea di parlare e parlare, ma senza dire nulla – Il Presidente del Consiglio, grazie alla fragilità del Governo che presiede, presume di esercitare un ruolo determinante all’interno della coalizione giallo-rossa

di Carlo Patatu

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ualche sera fa, a Otto e mezzo sulla Sette, ho ascoltato Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio, abilmente ma cortesemente pungolato dalla conduttrice Lilli Gruber e dagli altri due ospiti Massimo Cacciari e Marco Travaglio.

Nel sentirlo rispondere alle puntuali questioni che gli venivano proposte dai suoi interlocutori, mi è tornata alla mente una battuta celebre quanto velenosa, già attribuita a Winston Churchill, ma da questo decisamente smentita: Un taxi vuoto si è fermato davanti al n. 10 di Downing Street[1] e ne è sceso Attlee[2]. In breve, da quell’auto sarebbe sceso il nulla, un uomo invisibile, di nessuno spessore.

Ovviamente, mi guardo bene dall’appioppare al nostro Primo Ministro quella battuta fulminante, figlia del famoso british humour[3]. D’altronde, noi italiani non siamo così raffinati quando parliamo dei nostri avversari. Politici e non. Tuttavia, di tutto ciò che ha detto Conte, durante la mezzora abbondante della trasmissione, mi è entrato in testa ben poco. Potrei dire niente.

I casi sono due: posso non avere compreso io per limiti miei, fisici o mentali; oppure Giuseppe Conte ha parlato a lungo senza dir niente. Come il nulla disceso da quel taxi vuoto fermatosi davanti al n. 10 di Downing Street, a Londra, nella seconda netà degli anni Quaranta del Novecento.

Propendo per quest’ultima ipotesi, confortato anche dai commenti della Gruber e dall’espressione del suo volto, visibilmente spazientita quando sollecitava al capo del Governo risposte più puntuali e concrete. In luogo dei generici “vedremo”, “ci stiamo lavorando”, “questo non posso dirglielo”, “siamo in attesa di alcuni pareri” e via cianciando.

Eppure quell’uomo così indeterminato nel dire e nel fare, ha il gradimento del 49% degli italiani. I quali, evidentemente, hanno scordato la giravolta di 180° operata con disinvoltura nell’Agosto scorso, passando dal presiedere un governo giallo-verde, dove faceva il vice dei suoi vice Di Maio e Salvini, a questo giallo-rosso, ponendosi come arbiter, elemento di equilibrio tra forze contrastanti e con modi di vedere abbastanza diversi. Eppure Zingaretti, sfidando il ridicolo, si è spinto fino a considerarlo punto di riferimento importante.

È un fatto che il nostro, personaggio dai contorni non ben delineati, trae forza proprio dalle debolezze dei gruppi politici che lo sostengono. Non so se ci avete fatto caso, ma quando si esprime su qualsiasi problema gli si ponga, si tiene sempre sul generico e dà risposte non compromettenti che, comunque le si giri, possono stare a pennello. Esempio: avete capito qualcosa sulla posizione del Governo sulla Libia? E sull’immigrazione? E sui decreti sicurezza? Presidente e ministri concordano nel dire e non dire. Trincerandosi dietro affermazioni generiche che stanno bene comunque. Un po’ come dire che bisogna voler bene alla mamma.

Il che mi ricorda la risposta della Sibilla al soldato romano che, in partenza per la guerra, l’aveva interpellata sulla propria sorte: ibis redibis non morieris in bello (partirai ritornerai non morirai in guerra). Non so se il soldato sia tornato vivo dalla spedizione o ci abbia lasciato le penne. So, invece, che quella furbastra della Sibilla, esprimendosi a voce, non poteva collocare al posto giusto le virgole all’interno del responso. Infatti, se si pone una virgola prima di "non" (ibis, redibis, non morieris in bello), il significato è "andrai, ritornerai e non morirai in guerra", annunciando così un esito positivo della missione. Se, al contrario, la virgola è spostata dopo la negazione (ibis, redibis non, morieris in bello), il concetto appare ribaltato: "andrai, non ritornerai, morirai in guerra". Chiaro, no?

Insomma, ascoltandolo in televisione, ho avuto l’impressione che il presidente Conte sia un perfetto epigono del doroteismo di marca democristiana, quando certi personaggi, trovandosi in imbarazzo di fronte a richieste insistenti dei giornalisti, parlavano e parlavano, ma senza dire niente. Un modello che il nostro uomo, per quanto potrà e finché gli sarà permesso, cercherà di mutuare.

Per restare a galla.



[1] A Londra, sede del Governo del Regno unito.

[2] Clement Richard Attlee, già presidente del Partito Laburista, fu Primo Ministro britannico dal 1945 al 1951. Churchill, invece, era esponente prestigioso del Partito Conservatore.

[3] Umorismo inglese che, muovendo dall’ironia, volge al sarcasmo.

 

 

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