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Trucidati e volutamente dimenticati PDF Stampa E-mail
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Lunedì 10 Febbraio 2020 19:36

La giornata odierna è dedicata al ricordo della tragedia immane delle foibe, consumatasi oltre settant’anni fa e colpevolmente disconosciuta per troppo tempo

di Carlo Patatu

Una sciagura nazionale. Così il Presidente della Repubblica ha definito la vicenda tragica delle foibe; alla quale, ha sottolineato Mattarella, i contemporanei non attribuirono, per superficialità o per calcolo, il dovuto rilievo. Questa penosa circostanza pesò ancor più sulle spalle dei profughi.

Ma che sono le foibe? Chi furono le vittime e i profughi?

Quella brutta storia l’ho appesa da adulto. Sui libri letti a scuola (elementare, media e superiore) allora non se ne faceva cenno. Un vuoto di conoscenza che ha avuto conseguenze notevoli nei ragazzi della mia generazione.

Andiamo per ordine

L'Italia, sconfitta nell’ultima guerra (1940-1945), dovette cedere l’Istria, Fiume e Zara alla Jugoslavia, modificando così il proprio confine nord-orientale. Il che comportò innumerevoli episodi di violenze commesse dai partigiani comunisti guidati da Josip Broz detto Tito, contro chi gli slavi consideravano fascisti e pertanto nemici della costituzione di una federazione comunista jugoslava. Insomma, come accade in circostanze simili, la violenza fece premio sulla ragione e fu fatta di ogni erba un fascio.

E così, nelle terre che erano state italiane, fu attuato un progetto di epurazione su base etnica e nazionalistica. Si mise mano all’Istria nell’autunno 1943. Qui, oltre agli ex squadristi e gerarchi fascisti, furono arrestati i proprietari terrieri e chiunque potesse richiamare alla memoria la cessata amministrazione italiana. Che non aveva lasciato nella popolazione di etnia slava un buon ricordo. Quei territori, occorre ricordarlo, subirono la politica di italianizzazione forzata voluta dal regime mussoliniano.

Una seconda ondata di violenze ebbe inizio nel maggio 1945 a opera delle truppe jugoslave in Venezia Giulia, dove le rappresaglie furono indirizzate soprattutto sui soldati della cosiddetta Repubblica Sociale di Salò, ultimo baluardo della dittatura fascista in Italia. Anche in questo caso, i comunisti slavi non andarono molto per il sottile. Se la presero sia con quelli che ritenevano colpevoli di collaborazionismo coi regimi nazifascisti, come pure con i partigiani italiani che, secondo loro, non accettavano l'egemonia dell’etnia slava.

Rastrellando il territorio, i partigiani comunisti titini arrestarono decine di migliaia di persone, le passarono sommariamente per le armi e le infoibarono. E cioè le gettarono, talvolta ancora vive, nelle foibe, caverne verticali molto profonde, tipiche della regione carsica. Di tutto ciò, come ha ricordato il Presidente Mattarella, si è taciuto colpevolmente e per troppi anni. Ragioni di calcolo politico suggerirono ai partiti politici dell’epoca, segnatamente quelli di sinistra, di lasciare che le polveri dell’oblio si accumulassero su quell’altra tragedia. Che, se non per quantità numerica delle vittime, fa la pari, almeno per la qualità dell’azione, con quella dell’Olocausto.

Le proporzioni esatte di quel disastro non hanno ancora confini certi. Da più parti si ritiene che, fra il 1943 e il 1947, gli esuli italiani costretti a lasciare le loro case furono non meno di 250 mila, con oltre 20 mila vittime. Molte delle quali gettate nelle foibe. Di queste, le più tristemente note sono quelle di Vines, in Istria, e il pozzo di Basovizza, nei pressi di Trieste. Gruppi di condannati erano legati fra loro con fil di ferro stretto ai polsi e allineati lungo gli argini delle foibe. I membri delle milizie titine sparavano ad alcuni, che, una volta colpiti, cadevano nelle grotte portandosi dietro l'intera fila. Furono in tanti a morire dopo giorni di crudeli sofferenze, ammassati sui cadaveri degli altri condannati.

Perciò il Parlamento italiano ha decretato nel 2004 l’istituzione del Giorno del Ricordo, da celebrarsi il 10 Febbraio di ogni anno. Per non dimenticare. Per ricordare sempre, per ricordare tutto.

 

 
Commenti (1)
Via Martiri delle Foibe a Sassari
1 Lunedì 10 Febbraio 2020 21:25
Tore Patatu

Il comune di Sassari, alcuni anni fa, ha intitolato la via ai Martiri delle Foibe, che di trova tra Santa Maria di Pisa e il quartiere di Sant’Orsola. Esattamente, parte dalla stazione di Sirio, attraversa il passaggio a livello del binario per Sorso e finisce in via Aldo Cesaraccio. Io abito in via Mario Cordella, figlio dell’ing. Cordella che progettò la chiesa di San Matteo di Chiaramonti, che è la via traversale che separa le due vie. Per cui io abito vicinissimo a via delle Foibe, dove da due giorni sono esposte due bandiere italiane e due mazzi di fiori.


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Non sapevo. Eppure sono passato tante volte per quella strada, ma senza rendermene conto. Mi fa piacere che il Comune di Sassari vi abbia provveduto. Non è mai troppo tardi per ricordare le vittime della violenza e della brutalità umana. Quale che sia il loro colore politico e la loro appartenenza religiosa e ideologica.


Grazie per l'informazione. (c.p.)

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