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Amore e sesso sono beni di prima necessità? PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 15 Aprile 2020 00:06

Il distanziamento sociale e l’obbligo per i più di starsene tappati in casa hanno stravolto le nostre abitudini – A tanti è negata anche la pratica naturale di fare l’amore

di Carlo Patatu

D

i recente ho letto sul settimanale “L’Espresso” un bel servizio di Emanuele Coen su single in ambasce, fidanzati disperati, coppie in crisi e amore via Skype in questa stagione anomala di clausura forzata e conseguente astinenza sessuale.

Pertanto, amore, sesso e tutto ciò che gli ruota intorno sono da comprendere fra i beni di prima necessità? Stando a quanto finora ha disposto il Governo parrebbe di no. In nessuno dei tanti provvedimenti usciti da Palazzo Chigi si fa cenno alla questione. Che pure esiste.

Perché mai chi siede a Palazzo si è dimenticato di considerare una così numerosa platea di persone? Siamo forse di fronte a rigurgiti di un antico bigottismo che da noi, sul terreno scivoloso dell’amore e del sesso, ha sempre privilegiato il nesci e lasciato spazio al silenzio? Può essere. Tant’è che di questa cosa si parla poco. Il che è comprensibile, dovendosi prioritariamente rivolgere l’attenzione ad altre questioni, molto più importanti, legate alla pandemia da Covid-19, che va mettendo in ginocchio il pianeta. La parola d’ordine è perentoria: tutti a casa!

Ma il problema esiste. Inutile negarlo. È anch’esso uno degli effetti collaterali della malattia epidemica che, piovutaci addosso all’improvviso, ha sconvolto la nostra esistenza, stravolgendone le abitudini quotidiane ormai consolidate.

C'è un universo di adolescenti innamorati e assatanati, di coppie che per vari motivi hanno il domicilio in luoghi diversi, di amanti segreti e no, di single impossibilitati a frequentarsi e rapportarsi come vorrebbero e come sarebbe naturale che fosse. Niente effusioni, niente coccole, niente baci né abbracci e, quel che più conta, niente sesso. Unici strumenti a disposizione, telefono e Skype. Oppure la violazione delle severe prescrizioni governative o locali.

D’altra parte, cosa mai potrebbero decidere di fare, al riguardo, il Governo di Roma e quelli regionali? Nulla di concreto, credo. Inoltre, c’è da precisare che il Covid-19 non si trasmette per via sessuale; ma con la saliva sì. Ciò complica le cose e lascia a chi compete spazi talmente stretti da rivelarsi non percorribili.

E allora?

Teniamo conto che, in primis, dobbiamo sfuggire al contagio. E ciò può essere fatto solo osservando le raccomandazioni che, con insistenza lodevole, ci fanno i virologi, gli immunologi e gli esperti in materia.

Ma allora l’amore e il sesso non sono beni di prima necessità? La mia risposta è: sì che lo sono. Altro che! In assenza di tali “beni”, è vero, non si muore; ma non si vive bene. Fare sesso fa bene allo spirito e alla salute. Chi non lo pratica resta insoddisfatto, opera in condizioni di precarietà, lavora senza entusiasmo, si rapporta negativamente col prossimo. Può perfino cadere in depressione. Insomma, le cose si metterebbero male. Molto male.

Conclusione?

Attesa l’insensibilità dei governanti a decidere su una questione talmente spinosa, non resta che accogliere l’invito che Totò, in un suo celebre film, rivolse ai militari che sostavano vogliosi davanti al portone di una ex “casa chiusa” romana, già abitata dalle generose "donnine" della Sora Gina: arrangiatevi!

 

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