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1920 Chiaramonti - Fallimento doloso della Società Cooperativa fondata per azioni dai combattenti PDF Stampa E-mail
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Domenica 03 Maggio 2020 12:58

Una iniziativa lodevole sul piano sociale ebbe vita breve a causa della pochezza di chi aveva il compito di gestirne i conti – Grave la negligenza degli amministratori comunali

di Giorgio Falchi

A

lcuni combattenti di questo comune, ad imitazione di altri della Sardegna, nel 1920 fondarono in questa una Società Cooperativa per azioni, col lodevole intendimento di vendere a minor (prezzo n.d.c.)[1] di quello preteso dai commercianti le mercanzie, delle quali era maggiore sentito il bisogno.

Ora i promotori di una tale Società, dopo di avere incassate considerevoli somme ed acquistate le merci, anziché commetterne la vendita a persona onesta e solvenda, si arrogarono a turno tale facoltà, senza punto richiedere il parere degli azionisti.

E siccome tali lestofanti e disonesti individui bramavano di occorrere alla propria sussistenza e senza faticare, perciò non tardarono ad intaccare il fondo sociale, che in breve tempo andossi talmente assottigliando da finire con lo sparire del tutto, con largo profitto degli amministratori e con perdita ed amaro disinganno degli azionisti.

Purtroppo da parecchi anni un crudele destino incombe sul nostro infelice comune, dovuto più a colpa e malvagità degli uomini e non di già a semplice caso.

Infatti, se andarono totalmente perduti i benefizi che avrebbe procurato il legato del sacerdote Giovanni Maria Quadu,[2] si dovette a colpa del sindaco Cossu Antonio Vincenzo, (...) del consigliere Migaleddu Pietro Vincenzo, (...) di Cossu Francesco Maria, di Urgias Paolo e di Tedde Quirico.

Parimenti, se non fu concesso alla classe povera di avere la gratuita cura medica nell’ospedale civile di Sassari, unicamente dipese dall’avere facinorosi di questo comune barbaramente assassinato il facoltoso ed onesto agricoltore Cossu Satta Leonardo.

Altronde la Società Agraria, fondata coll’intendimento di mutuare grano a poveri contadini nel tempo del maggior bisogno, finì per essere sciolta per colpa del suo presidente Franchini Pinna Nicolò.

Similmente tanto la Società di beneficenza quanto il Patronato[3] non poterono avere lunga vita, perocché i soci da novantadue che prima erano si ridussero poscia a soli trent’otto; nonostante tenuti a sborsare il meschino contributo annuo di lire due (...).


Cfr.  CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pagg. 256-257.



[1] Nel manoscritto originale manca, sicuramente per una svista, il sostantivo prezzo, al quale il Falchi intende di certo riferirsi.

[2] Per molti anni fu vice parroco di Chiaramonti, dove morì e fu sepolto nel Febbraio 1888.

[3] Si riferisce evidentemente al Patronato Scolastico.

Ultimo aggiornamento Domenica 03 Maggio 2020 13:05
 

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