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Il costume chiaramontese di fine '600 e '700 PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 10 Giugno 2020 19:45

Abiti in uso nel tempo

di Claudio Coda

Il ricordo del costume maschile mi è affidato alla figura de tiu Martìne Tedde che, sino ad una quarantina d'anni fa, o forse meno, attraversava le vie del paese a cavallo de un'èbba murra[1] e vestiva con una camiciola bianca, un giustacore nero con doppia abbottonatura, ornato da due file di bottoni, su cappòtinu[2] nero con cappuccio; pantaloni in orbace e scarponi bullitàdos[3].

E lui, fiero ottantenne (era nato il 16.03.1894), attraversava il paese proveniente dalla località Bìnza 'e màniga, in su Sassu 'e jòsso, ove viveva in una bella casa (a palatu[4]) coabitata con la moglie tia Antonina Marras e il figlio Salvatore.

Ma, per il passato, propongo alcuni indizi sul vestiario delle donne di paese del XVII secolo, ripresi dal testamento di Candia Cossa, chiaramontese, e redatto nel 1661[5]:

[...]su bardagore[6] de sa saja[7] qui tengio si vendat juntamente cu su imbustu[8] […] lasso a Julia Cossa sorre mia [...] sas manigas de sa raxetta cun su groppitu de ogni die, unu telu et una faldida de degue […], una berretina de belludu[9] negru, una bindella[10] de seda et una careta[11] obrada[12] de seda  in pannu cun su imbustu [...].

Dall'inventario di Joanna Aquenzia di Chiaramonti del 29 agosto 1665[13] la descrizione del copricapo femminile: …una tiagliola de còna irrandàda (fazzoletto colorato e guarnito di pizzo).

A corredo dell'abbigliamento femminile, il collo era agghindato da collane di corallo o perline di cristallo; alle orecchie, orecchini d'oro, pendenti d'argento o di metallo; alle dita, anelli d'oro e d'argento.

Nel testamento[14] di Battista Falqui (figlio di Cristophal e Juanna Mureddu, coniugato con Vittoria Sanna e fratello  di Giorgio) stilato nel 1800, si citano, in spagnolo-sardo alcuni indumenti.

Questa l'interpretazione:

[...] “Una camiciola di lana ratinata rossa e le sue maniche di escarlata[15]. Nella stessa, due paia di bottoni d'argento, un paio grande a pendaglio e l'altro paio a "bucha" d'argento, piccolo. Un'altra camiciola di lana di media grana molto usata, un corsetto per gonna rosso con le maniche di velluto di seta rosso guarnito di filo d'argento con la bottoniera di venti bottoni grandi a  pendaglio. Un corpetto di damasco nero; un corpetto morbido  di broccato verde [...].

Inoltre, il Falqui chiede: [...] eclesiastica sepultura a mi cadaver entro la Iglesia de los RR.PP. Carmelitanos y en la capilla de Santa Anetta [...]

Per concludere: il paese è stato sempre molto povero e per la manifattura si ricorreva a  tessuti mediocri e deperibili. Così, l'uso del costume, venne pian piano abbandonato e sostituito con  abiti semplici e meno impegnativi.

Nota: le immagini prodotte sono state riprese, dall’autore in occasione dell'Esposizione Etnografica curata dall'Associazne “Coro Doria” nel 2012 in Chiaramonti.



[1] Dal manto bianco.

[2] La gabanella.

[3] Con la suola chiodata.

[4] Due piani fuori terra.

[5] Da ASSS, Archivio Storico di Sassari.

[6] Gonnella d'orbace a campana formata da più teli plissettati.

[7] Tipo di tessitura.

[8] Busto.

[9] Velluto.

[10] Fettuccia.

[11] Cuffia.

[12] Orlata.

[13] Da ASSS, Archivio Storico di Sassari.

[14] Da ASSS, Archivio Storico di Sassari.

[15] Tela di lana.

Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Giugno 2020 10:58
 

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