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Pedru va alla guerra PDF Stampa E-mail
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Venerdì 10 Luglio 2020 16:32

La vicenda di un giovane pastore chiaramontese, catapultato non ancora ventenne a combattere per cinque anni sui fronti francese, albanese e greco

di Carlo Patatu

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uella di Pedru che va alla guerra, raccontata dal figlio Antonello Canopoli, pare essere anche il paradigma delle storie dei tanti italiani che, coinvolti loro malgrado nella Seconda Guerra Mondiale, hanno patito privazioni, oltraggi e sofferenze indicibili. Il tutto per soddisfare la megalomania di un dittatore che, al governo per un ventennio, ha trascinato la nazione in un conflitto rovinoso e inutile, portando così allo sbaraglio l’Italia e se stesso.

Il libro narra la vicenda di un giovane campagnolo chiaramontese che, non ancora ventenne, si vede catapultato in prima linea a fare i conti con bombe, granate, pallottole che gli fischiano sul capo, ordini anche sgraditi da eseguire senza discutere e paure che gli tormentano il cuore e l’anima. Per giunta, è tra i fortunati che hanno il “torto” di ritornare a casa vivi.

Pedru perde il padre quando è ancora un ragazzo, il che fa di lui l’uomo di casa, costretto anzitempo a farsi carico della famiglia e a soddisfare ogni incombenza inerente alla conduzione dell’azienda agropastorale paterna. Vive stabilmente a Tettile, dov’è nato. Un pugno di case che punteggiano la vallata omonima, dove dimorano stabilmente una ventina di famiglie. Niente strada, niente energia elettrica né radio, niente acqua corrente né servizi igienici. Il centro abitato di Chiaramonti dista una quindicina di chilometri, da percorrere a piedi o a cavallo. Lo Stato si presenta solo col volto severo dell’agente delle tasse o dei carabinieri e, per nove mesi l’anno, anche con la scuola.

La gente vi conduce vita semplice, consuma quel che produce lavorando la terra e allevando il bestiame. La circolazione del denaro è ridotta all’osso. Si praticano soprattutto il baratto e lo scambio della manodopera per la panificazione casalinga, l’ammazzamento del maiale, la costruzione dei muretti a secco, la tosatura del gregge, la mietitura del grano, la vendemmia e così via. La reciprocità nell’assistenza è di casa. La coralità dei comportamenti sta alla base della vita sociale di quel microcosmo. Qualunque circostanza, triste o lieta che sia, è vissuta in forma comunitaria. La conclusione felice di un parto è salutata da salve di fucile sparate in aria dal genitore del neonato: doppia se maschio, singola se femmina. E così l’intera vallata è messa al corrente dell’accaduto e può partecipare, anche idealmente, alla gioia dei familiari per il lieto evento.

A stravolgere la quotidianità di Pedru, poco prima della Pasqua 1940 si presentano due carabinieri a cavallo, che gli notificano il precetto del Distretto Militare di Sassari e gli intimano di presentarsi alla visita di leva. E così, non ancora ventenne, nel volgere di pochi giorni si ritrova, abile e arruolato. Dalla quiete rassicurante di Tettile è sbalzato a Milano, città sfavillante di luci e vetrine, affollata di gente elegante, col traffico automobilistico già caotico. Un altro mondo.

Indossata la divisa di artigliere, è spedito in prima linea contro la Francia, poi in Albania e in Grecia.  Più volte si chiede perché mai lo si costringa a combattere una guerra che non gli appartiene, che non sente sua e che gli nega anche la possibilità di vivere in serenità e allegria gli anni fascinosi della giovinezza. Come sarebbe naturale. Oltre a tutto, i greci mostrano di avere una marcia in più: combattono per difendere il suolo patrio e la propria gente. Ma lui, Pedru, a favore di chi e per cosa dovrebbe mettere a repentaglio la propria vita?

Gli eventi precipitano nell’estate 1943 con la caduta di Mussolini e l’armistizio dell’8 Settembre. Privi di direttive certe, i soldati italiani sono al “si salvi chi può!”. I tedeschi, che da alleati diventano nemici feroci, lo fanno prigioniero in Grecia e lo destinano a un campo di prigionia, dove Pedru, subisce volenze fisiche, vessazioni, insulti e umiliazioni di ogni genere. Fame, freddo, tifo petecchiale e pidocchi sono il suo pane quotidiano. Poi le cose si mettono male anche per l’esercito nazista. Pedru, scarnito e vestito di stracci, riesce a scappare dalla prigionia e si unisce a una formazione di partigiani bulgari. Dopo di che, in modo avventuroso riesce a raggiungere la Penisola e rientrare a casa. A Tettile, finalmente, dove ritrova le persone care che aveva lasciato cinque anni prima, compresa l’amata Gavina, che sposerà qualche anno più tardi.

Ma il ritorno in patria, che pure è stato sempre in cima ai suoi pensieri, gli procura delusioni cocenti quanto inattese. Passata la breve stagione dei saluti affettuosi e degli abbracci fraterni, quasi nessuno mostra interesse a conoscere le peripezie, le ansie, le paure e le tribolazioni che gli avevano fatto compagnia durante l’interminabile quinquennio appena concluso. Ricordate Eduardo in “Napoli milionaria”? Anche Pedru si rende conto che alla gente poco importa delle pene altrui. E se ne fa una ragione.

La storia raccontata da Antonello Canopoli è avvincente, ricca di avvenimenti e di citazioni; di dati e fatti circostanziati esposti con meticolosità. Il lavoro è corredato di una galleria d’immagini e documentato da una bibliografia interessante. La lettura del libro si presenta gradevole e accattivante. L’esposizione è scorrevole, soprattutto nelle parti che riportano le riflessioni amare fatte dal giovane tettilese in quegli anni tristi e mirate sempre a condannare la lotta armata e qualsiasi altra forma di violenza. Senza se e senza ma.

Appare pure evidente che Pedru, andato in guerra controvoglia, ha assolto con onore il proprio dovere. Quando le circostanze glielo hanno richiesto, è stato all’altezza della situazione. Quel giovane pastore ha imparato molto durante i cinque anni trascorsi lontano da casa; ha saputo gestire con prudenza e accortezza il cambiamento di fronte e ha anche dato sfogo alla propria vocazione libertaria collaborando con le formazioni partigiane slave e bulgare. Partito per scontrarsi con l’esercito alleato al fianco dei tedeschi, si è ritrovato poi a dover combattere contro gli avversari di ieri, contro i cobelligeranti della prima ora. Anche vestendo i panni del partigiano.

Insomma, un’avventura rocambolesca e straordinaria, questa di Pedru. Finita bene; o quasi...


Nota: il libro è in vendita su Amazon.

Ultimo aggiornamento Giovedì 30 Luglio 2020 20:04
 
Commenti (1)
Compiacimento
1 Giovedì 30 Luglio 2020 12:18
Antonello Canopoli

Egregio Dott. Patatu buongiorno.


Sono lusingato e commosso per quanto da Lei presentato nella pagina blog e riferito al libro da Lei magistralmente prefatto. Spero che i lettori non abbiano da pentirsi e che la Loro fiducia non venga tradita sino all'ultima pagina dello stesso.


Un cordiale saluto a tutti i Chiaramontesi e a Lei che è alfiere di quella cultura e custode di costumi e tradizioni della Nostra amata Anglona.


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Ringrazio per la stima, ampiamemte ricambiata. (c.p.)

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