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“L’esiguo fiume della vita”, nuova silloge di poesie di Francesco Sonis PDF Stampa E-mail
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Lunedì 20 Luglio 2020 12:38

di Cristoforo Puddu

L

’affermata poesia italiana di Francesco Sonis, l’ottava nuova raccolta nel segno di varie esperienze e a conferma di feconda continuità, si ripropone ancora come una valida prova di letteratura lirica: interessante e suggestiva per il tragitto sviluppato lungo il binario del recupero emozionale e di memorie.

Una poesia di significati, che induce a fissare l’intensità-densità del tempo in palpiti sublimi di umanità. Leggendo il fluido versificare si riassapora l’inquietudine e nostalgia del ricordo che riemerge, nel quadro variopinto di illusioni e speranze, con tratti di vitalità e vita. La poesia in realtà dimenticate, come la distintiva poetica, si libra alta e appassionata.

Lo sviluppo della silloge “L’esiguo fiume della vita” – opera vincitrice del concorso letterario “Jacques Prévert” 2019, pubblicata nella Collana Le schegge d’oro, edizioni Montedit (Melegnano, 2020), con la presentazione e motivazione dell’attribuzione del Premio di Massimo Barile – percorre la monotonia di vita di un postelegrafonico che osserva la vita e umanità da “dietro il suo banco di lavoro”; a seguire diverse composizioni di “forte recupero memoriale” di luoghi visitati (il Vittoriale, Trieste, Firenze, Ferrara, Civitavecchia e la Thiesi di Aligi Sassu) e il ricordo di persone care (una coppia di vecchi, un coetaneo e un prete scomparsi).

Il critico Barile, sottolinea come la silloge conduca “all’amara consapevolezza che la vita può scivolare via dalle mani come la sabbia cade da una clessidra e non rimane che fermare il tempo della memoria.” E ancora, riconosce che il canto rappresentato da Sonis “si fa magia lirica che scandisce il ritmo della vita”.

La fugacità del tempo e il “monotono passare degli anni” stimola e sviluppa, nel poeta Francesco Sonis, la necessità lirica di costruire e custodire il tutto nella memorialia dei versi; è chiaro l’intento di salvaguardare umanità ed emozioni lontane di vita, con l’analisi profonda e partecipe della quotidianità.

Sonis – poeta maturo che dal suo esordio giovanile, metà anni ’70, ha fatto seguire numerose pubblicazioni di raccolte liriche, monografie a carattere storico locale e la suggestiva ricerca genealogica sulle radici materne di Antonio Gramsci – ha dimestichezza, con anima equilibrata e creativa, a scavare nell’intimità delle memorie per rivelarne l’essenza più profonda della vita e degli incanti: versi che sono rappresentazione e simbolica codificazione del “prodotto” delle nostre esistenze.

La poesia è un prendere coscienza del vissuto che il poeta rilegge con intimo linguaggio e senso dell’esistenza; emerge una dimensione umana, percepita all’interno dei limiti e precarietà dello spazio e del tempo. La delicatezza dei versi, irrompono nel dolore della rilettura interiore con tutta la sua dimensione umana e caducità, anche se nell’intimità della memoria tutte le corde del cuore continuano a vibrare con vitalità.

Quella del Sonis è un’intensa poesia “evocativa”, in cui si rispecchia il tempo trascorso con forma incisiva e un senso di ri-appropriazione. Il viaggio poetico è elaborato in un linguaggio di essenzialità innovativa e disegna, con i dettagli e segni incisivi dell’anima, le suggestioni del vissuto.

Ultimo aggiornamento Lunedì 20 Luglio 2020 12:54
 

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