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Briatore guarisci, torna presto e chiedi scusa PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 26 Agosto 2020 21:01

Lo impongono le espressioni oltremodo offensive pronunciate dall’imprenditore piemontese nei confronti del Sindaco e della comunità arzachenese

di Carlo Patatu

Al geometra Flavio Briatore giungano i miei auguri di pronta e completa guarigione. Dico sul serio e lo faccio per due ragioni per me ugualmente importanti.

La prima è di ordine etico. I miei genitori mi hanno insegnato a non godere mai (mai!) delle disgrazie altrui. Che domani potrebbero essere le mie come pure di chiunque altro. La seconda è di carattere personale: Briatore deve poter tornare al più presto nell’Isola, non solo per riprendere la cura dei propri interessi, ma anche per chiedere scusa.

Subito dopo avere rimesso piede in terra sarda, corra dal Sindaco di Arzachena e si dichiari umilmente pentito per le offese gratuite e per niente eleganti che gli ha indirizzato qualche giorno addietro. Indispettito perché quel primo cittadino, nel rispetto della Legge e nell’interesse non soltanto dei propri amministrati, ha “osato” anteporre le preoccupazioni per la salute pubblica a quelle del profitto privato del geometra piemontese.

Lo deve ad Arzachena e al suo Sindaco, contro i quali ha scaricato un profluvio d’improperi per niente signorili, pronunciati con tono sprezzante e ultimativo. Devo dire che, come sardo, personalmente non mi sono sentito offeso dalle sue contumelie. Dette da un personaggio singolare come lui, quelle espressioni volgari mi sono glissate addosso e niente più. Ma il sindaco di una comunità non lo si può offendere. Lo si deve criticare quanto si vuole; ma offendere no, perché rappresenta la comunità che lo ha espresso democraticamente. Quindi chi lo insulta oltraggia i cittadini da lui rappresentati. Nel caso specifico, si tratta della stessa collettività che ha accolto e coccolato l’imprenditore di Verzuolo (Cuneo), permettendogli di avviare e mandare avanti con successo il Billionaire e quant’altro gli ruota attorno.

So bene che sarà dura, per un uomo arrogante e di successo come lui, andare Canossa col capo cosparso di cenere e rimangiarsi le pessime espressioni che, abbandonandosi all’arroganza che non gli fa difetto, ha messo in libertà, senza rifletterci sopra prima di aprir bocca.

Credo, pertanto, che non lo farà. Canossa non fa parte delle mete del suo itinerario dorato.

Convinto di essere un padreterno, si permette di pontificare su tutto, di criticare con fare altezzoso e sprezzante ciò che non gli garba o che gli si mette di traverso. Con e senza ragione. Abbiamo di fronte un personaggio che ha fatto tanti soldi in poco tempo; il che non gli ha permesso, forse, di metabolizzare l’accumulo di così vasta fortuna. Di un uomo tutto panfili, discoteche, ristoranti e belle donne; di un soggetto dal fascino irresistibile come lo è chi ha il portafogli gonfio. Che, a quanto pare, nulla ha potuto contro il contagio.

Noi isolani abbiamo un mucchio di difetti; non siamo riusciti ancora a risolvere tanti dei nostri problemi che riguardano il Lavoro, la Scuola, la Sanità, i Trasporti, il Turismo, l’Agricoltura e la Pastorizia. Ascoltiamo con pazienza infinita le critiche, anche ingenerose e fuori luogo, che ci vengono da quei turisti che ci guardano con la puzza sotto il naso, come fossimo ancora sardi pelliti. Ma l’insulto no. Soprattutto quando viene da chi, nel corso degli anni, ha lucrato parecchio operando dalle nostre parti. Così come fecero in passato i suoi ingordi antenati piemontesi.

 

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