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Lunedì 07 Settembre 2020 09:46

Il solo taglio dei parlamentari? Si tratta della più stupida, volgare e demagogica delle riforme. Questo il giudizio sprezzante dello storico Luciano Canfora. La vittoria del Sì, lungi dal migliorare il funzionamento delle Camere, sarebbe soltanto uno spot per i grillini.

di Carlo Patatu

P

remetto che sono favorevole al taglio dei parlamentari. Le nostre Camere, in relazione agli eletti, sono le più affollate d’Europa. Il ridimensionamento del numero degli onorevoli era una vecchia idea della Sinistra. Che però non ha saputo portarla avanti con determinazione ed entusiasmo adeguati.

Ma la riforma voluta dai grillini, votata inopinatamente e in extremis anche dal PD, non mi piace proprio, perché pasticciata e lacunosa. Il Parlamento, approvandola a larga maggioranza, ha tenuto a mettere in evidenza soprattutto il risparmio che ne deriverà per l’erario. Per il resto è il nulla. Ebbene, se l’obiettivo primario era questo, peraltro ampiamente strombazzato dai corifei del M5S, bastava tagliare del 30% gli emolumenti sostanziosi dei nostri parlamentari (i meglio pagati d’Europa) e il gioco era bell’e fatto.

Vero è che Senato e Camera dei Deputati, più che di un taglio numerico, necessitano di modifiche sostanziali ai rispettivi regolamenti affinché funzionamento e produttività siano al passo coi tempi e all’altezza dei compiti che la Costituzione gli affida. Ma anche di una legge elettorale che, togliendolo ai capibastone dei partiti, restituisca agli elettori il diritto di scegliersi chi li rappresenti. Il che non è. Resta intatto e, a quanto pare, intoccabile il bicameralismo perfetto. Camera e Senato, pure a ranghi ridotti, continuerebbero a fare quello che già fanno, discutendo entrambe le medesime proposte di legge e rimpallandosele una o più volte quando il testo approvato dall’una è modificato dall’altra. Anche di una sola virgola.

Ma, ci assicurano i pentastellati, tutto ciò sarà fatto a suo tempo. È meglio un uovo oggi che la gallina domani. L’importante è partire; poi, come si usa dire da queste parti, in caminu s’acconzat barriu[1]. Sappiamo bene, per averne fatto esperienza, come vanno a finire le buone intenzioni di cui pare sia lastricata la strada del Paradiso. Passata la festa, gabbato lo Santo. Registro, intanto, che la riforma costituzionale di cui parliamo è stata approvata un anno fa, dopo di che nessuno si è più preoccupato, se non in queste ultime settimane, di mettere in campo quanto è necessario perché pesi e contrappesi siano calcolati a dovere per lo svolgimento armonico delle regole democratiche.

Lo faremo, lo faremo, insistono rassicuranti i vessilliferi del Sì. Ma sulle nuove regole da definire non c’è una visione condivisa tra le forze politiche; e quindi nemmeno un possibile straccio di accordo. Impegnati a tempo pieno nel coltivare il proprio orticello, i capi partito  trascurano l’interesse generale degli Italiani. Il che riduce la cosiddetta “riforma storica” a un semplice taglio di poltrone e al conseguente risparmio di qualche milione di euro a legislatura.

Tutto qui? Tutto qui.

Troppo poco. Populismo al cubo! Polvere negli occhi del popolo bue. Che pare avere abboccato. Scopo primario dei grillini è portare a casa un risultato purchessia; il resto si vedrà. Anche se, come ha detto lo storico Luciano Canfora, si tratta “...della più stupida, volgare e demagogica delle riforme”.

A questo proposito, mi sono ricordato di un divertente aneddoto raccontato da Mino Martinazzoli, ultimo segretario della DC: l’amministratore delegato di una grossa azienda riceve l’invito a un concerto con in programma la sinfonia n. 8 di Schubert, la celebre Incompiuta. Non potendoci andare, regala il biglietto al giovane capo del personale, un bocconiano specializzatosi nel Regno Unito. Il giorno dopo gli chiede se gli è piaciuto il concerto. Il giovane risponde che entro mezzogiorno gli farà una relazione sull’evento.

La relazione è divisa in cinque punti. Eccoli:

Durante considerevoli periodi di tempo i quattro oboi non fanno nulla. Si dovrebbe ridurne il numero e distribuirne il lavoro tra il resto dell’orchestra, eliminando i picchi d’impiego.

I dodici violini suonano le medesime note. Quindi l’organico dei violinisti dovrebbe essere drasticamente ridotto.

Non serve a nulla che gli ottoni ripetano suoni che sono già stati eseguiti dagli archi.

Se tali passaggi ridondanti fossero eliminati, il concerto potrebbe essere ridotto di almeno un quarto.

Se Schubert avesse tenuto conto di queste mie modeste osservazioni, avrebbe terminato la sinfonia.

Il commento di Martinazzoli: “Io, invece, vorrei vivere in un mondo nel quale si potesse sentire la sinfonia di Schubert così com’è”.

In buona sostanza, la democrazia ci permette di ascoltare Schubert senza frettolose semplificazioni che la distorcano. Ciò vuol dire che, quando si è presi dalla smania di eliminare gli sprechi, veri o presunti, è bene rifletterci sopra per evitare gli errori in cui è caduto il giovane capo del personale dell’aneddoto.

Ma qui entra in gioco l’esercizio di una politica che, lungi dal distorcere e devastare frettolosamente e inutilmente le norme vigenti, sia capace di trovare un giusto equilibrio, cui non si dovrebbe mai rinunciare. Ancorché gli impulsi che sottendono l’azione censoria siano comprensibili e condivisibili.

A mio modesto avviso, la vittoria del Sì, ben lontana dal migliorare il funzionamento delle Camere, si risolverebbe in uno spot elettorale per Grillo e il suo satellizio. Ebbene, per il poco che conta il mio voto, questo regalo ai grillini non voglio farlo. Non se lo meritano.

 



[1] Strada facendo, si rimette in sesto il carico sul dorso dell’asinu.

 

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