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Il clima elettorale oscura Porta Pia PDF Stampa E-mail
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Venerdì 18 Settembre 2020 21:20

Un secolo e mezzo fa, la presa di Porta Pia apriva la strada alla proclamazione di Roma capitale e alla fine dei Papa Re - Impegnati a discutere su referendum ed elezioni, questa vicenda pare messa in castigo

di Carlo Patatu

XX

Settembre. La coincidenza con l’appuntamento elettorale (per noi del Nord Sardegna referendum costituzionale ed elezione suppletiva di un senatore) ha messo in secondo piano una ricorrenza importante: la battaglia di Porta Pia datata 1870.

Un avvenimento importante che portò alla proclamazione di Roma capitale d’Italia e alla fine del potere temporale dei pontefici. Pio IX, ultimo Papa Re, si dichiarò prigioniero politico e sino alla fine dei suoi giorni se ne stette rinchiuso all’interno della cinta muraria vaticana.

La presa di Porta Pia aprì un lungo contenzioso fra la Sede papale e lo Stato italiano, la cosiddetta “questione romana”, che si concluse col Concordato sottoscritto l’11 Febbraio 1929 da Mussolini e dal cardinale Gasparri.

In quel tempo, il Comune di Chiaramonti era amministrato dal Consiglio comunale presieduto dal sindaco: Vincenzo Ferralis e composto dai consiglieri: Salvatore Angelo Ferralis, dott. Giommaria Migaleddu, Salvatore Migaleddu, Nicolò Franchini, Salvatore Angelo Franchini, avv. Bachisio Madau Ruiu, Battista Falchi Madau, Francesco Maria Cossu, Antonio Vincenzo Cossu, Antonio Valentino, Giovanni Murruzzulu, Matteo Cossu, Francesco Piseddu e Giommaria Satta.

La parrocchia era amministrata, fin dal 1859, dal frate carmelitano Stefano Maria Pezzi, originario di Alghero, maestro e dottore in Sacra Teologia. Promosso canonico onorario della cattedrale della sua città, si dimise dalla carica nel 1892 e si stabilì a Sassari. A Chiaramonti non era ben visto; tant'è che fu allontanato dal paese a seguito di una sollevazione popolare.

In quell’anno 1870, così annotava nelle sue cronache il dott. Giorgio Falchi[1], avvenne il tracciamento definitivo della strada statale Castelsardo-Ozieri, che attraversa anche Chiaramonti grazie all’interessamento dello stesso Falchi e dell’avvocato Bachisio Madau, membro della Deputazione provinciale. Il progetto originario di quella strada, infatti, prevedeva il collegamento con Laerru, ma non con Martis e Chiaramonti.

Ricordo che, quand’ero bambino, la mia famiglia abitava in affitto in una casa di proprietà del signor Gavino Falchi, noto Gavanna, al piano terra in via Lamarmora, là dove ora c’è il minimarket Moretti e Campus. Il fratello del nostro padrone di casa, il signor Antonino Falchi[2], orologiaio e fotografo, aveva la propria bottega nello spazio oggi occupato dalla cassa del market citato. Il signor Antonino, che si professava non credente e anticlericale, ogni venti Settembre, nella ricorrenza della presa di Porta Pia, non dimenticava mai di esporre nella vetrina del laboratorio l’elenco dei soldati morti in quella circostanza, addebitandone la responsabilità interamente a Pio IX, che non riscuoteva la sua simpatia.

Domenica e Lunedì andremo a votare. L’attenzione dei più, credo, sarà comprensibilmente rivolta a tale avvenimento e ai risultati che ne conseguiranno. Sono certo che ai più non passeranno per la testa la vicenda di Porta Pia e la rabbia di Pio IX.

Sic transit gloria mundi[3].



[1] Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed Studium adp, Sassari 2004, pagg. 106-108.

[2] Cfr. CARLO PATATU, Scuola Chiesa e Fantasmi, ed. Gallizzi, Sassari 2007, pag. 167.

[3] Così passano la gloria e ogni vicenda del mondo.

 

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