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Gli italiani hanno detto SÍ PDF Stampa E-mail
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Martedì 22 Settembre 2020 13:52

Il taglio dei parlamentari ha riscosso il consenso della stragrande maggioranza dei votanti – Ora occorre pensare al resto per rendere efficace e significativa la riforma costituzionale

di Carlo Patatu

L

a stragrande maggioranza dei votanti ha approvato il taglio dei parlamentari. Che, a partire dalle prossime elezioni politiche, saranno 400 alla Camera e 200 al Senato. I SÍ sono stati poco meno del 70% e i NO poco più del 30%.

A Chiaramonti, hanno votato al referendum 444 elettori, pari al 38,67% degli aventi diritto. A spoglio concluso, i SÍ sono stati 323 (73,58%) e i NO 116 (26,42%), 3 le schede nulle e 2 le bianche. Per le suppletive del Senato, in paese ha votato il 23,1%. I voti espressi sono stati 66 per Agostinangelo Marras, 161 per Carlo Doria, 102 per Lorenzo Costantino Corda e 17 per Gian Mario Salis[1].

Una vittoria netta e ampiamente annunciata a favore della riforma. Pur avendo votato NO, ero certo che i SÍ avrebbero prevalso in percentuale addirittura maggiore. Prendo atto del risultato e, come preannunciato, m’inchino dinanzi al volere della maggioranza. Che riflette e conferma ad abundantiam il voto espresso a suo tempo dal Parlamento.

Ora verrà il bello, se è vero che il taglio del numero dei parlamentari doveva essere soltanto l’inizio di un cambiamento di rotta. Infatti, la sola riduzione del numero degli scranni disponibili in Parlamento non avrebbe alcun senso se non fosse accompagnata da altri interventi legislativi corposi ed essenziali. Mi riferisco, in primis, a una nuova legge elettorale (meglio se con doppio turno di collegio, alla francese), alla revisione dei regolamenti che sovrintendono al funzionamento delle due Camere, al ridisegno dei collegi elettorali, alla ridefinizione del numero dei rappresentanti delle Regioni per l’elezione del Presidente della Repubblica.

Sarebbe auspicabile anche una riforma costituzionale che segnasse la fine del bicameralismo perfetto, attribuendo alla Camera dei Deputati e al Senato compiti diversi e non identici, come finora accade. Se non sbaglio, siamo gli unici al mondo con due Camere che compiono gli stessi atti, il che comporta perdite di tempo non più tollerabili. Di recente, l’ex presidente di Montecitorio Luciano Violante ha avanzato su “Repubblica” una proposta che attui il bicameralismo differenziato e che il segretario del PD Zingaretti ha dichiarato di voler portare avanti.

“Si tratterebbe – sottolinea Violante – di attribuire alla sola Camera il voto di fiducia e il voto finale su tutte le leggi, meno quelle costituzionali e i trattati internazionali, che resterebbero bicamerali; attribuire al Senato il controllo del bilancio, la costituzione di commissioni d’inchiesta, tutte le funzioni che la Costituzione oggi attribuisce alla Commissione parlamentare per le questioni regionali. Il Senato, inoltre, potrebbe richiamare entro termini brevi le leggi approvate dalla Camera proponendo modifiche, sempre con il voto finale di Montecitorio”.

Qualche leader politico, lasciandosi trasportare dall’euforia della vittoria del SÍ, si è spinto a proporre pure il taglio degli emolumenti dei parlamentari.incrociando le dita, staremo a vedere. Se sono rose, fioriranno.



[1] I dati sono stati desunti dal sito ufficiale del Ministero dell’Interno.

 

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