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I nostri cari onorevoli PDF Stampa E-mail
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Giovedì 24 Settembre 2020 17:19

Deputati e senatori italiani sono i più ricchi d’Europa, mentre l’Italia, nel Vecchio Continente, la più ricca non è – La sforbiciata data con la recente riforma porterà a casa qualche risparmio; poca roba nel mare magnum dello spreco pubblico nazionale

di Carlo Patatu

L

a sforbiciata sforbiciata robusta data al numero dei parlamentari (345 in meno) dall’ultima riforma costituzionale produrrà un risparmio notevole. Questo il mantra col quale i grillini e i loro corifei hanno accompagnato la recente campagna referendaria.

Ribadisco che, per quanto mi riguarda, il ventilato risparmio che deriverebbe dalla riforma non ha pesato sulla mia decisione di votare NO. Sebbene i nostri onorevoli risultino i meglio pagati d’Europa, considero che il lavoro che gli stessi sono chiamati a svolgere è d’importanza e considerazione massime. Se svolto bene; e cioè con dedizione, onestà e, soprattutto, con competenza. Se poi quell’impegno è disatteso, l’elettore può punire col non voto i pigri e gli incapaci. Ma la casta dei parlamentari ha da qualche tempo messo in campo un antidoto potente: l’eliminazione delle preferenze. Di conseguenza, noi elettori contiamo di meno. Non dico quanto affermava il Marchese del Grillo; ma siamo lì.

In buona sostanza, quanto ci farà risparmiare la sforbiciata di deputati e senatori?

La questione appare controversa, poiché Di Maio si dichiara certo di poter collocare le minori spese conseguenti in 100 milioni di euro l’anno; mezzo miliardo a legislatura. Per contro, il prof. Carlo Cottarelli, che dirige l’OCPI (Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani) è di tutt’altro parere, risultandogli che tale cifra va ridimensionata a 57 milioni annui, il che rappresenta lo 0,007% della spesa pubblica: un euro circa per ciascun italiano. Fra i due, ho più fiducia in Cottarelli, che di conti se ne intende. Infatti, se Di Mio traffica con le tabelline come fa con la geografia, il dubbio è d’obbligo.

Dunque un beneficio irrisorio, il costo di un caffè. Pertanto, un vantaggio simbolico più che reale. Vero è che i simboli sono importanti e vanno tenuti nel debito conto. Ma occorre dire pure che battere la grancassa per così poco e definire epocale e storica una riformetta di tal fatta è cosa che non mi garba proprio.

Storica ed epocale sarebbe se accompagnata da tutta una serie di provvedimenti che consentissero lo snellimento delle procedure, attribuendo alle due Camere compiti sostanzialmente diversi, invece che fotocopia. Oltre che, ovviamente, da una legge elettorale che restituisse all’elettore il diritto di scegliere le persone, oggi saldamente detenuto dai capibastone dei singoli partiti. Ma, a quanto pare, da quest’orecchio taluni non ci vogliono sentire. Per fare ciò il tempo c’era e ne avanzava pure: la riforma di cui parliamo è stata licenziata dal Parlamento un anno fa.

Quanto ci costano deputati e senatori?


Il Corriere della Sera ha pubblicato di recente uno studio del prof. Luca Verzichelli, docente dell’Università di Siena. Ne risulta che lo stipendio di un deputato è di 10.435 € mensili, più 3.503 d’indennità per le spese di soggiorno a Roma (ne gode anche chi nella capitale ha la residenza stabile!). Inoltre percepisce, sempre mensilmente, 1.110 € per gli spostamenti in taxipiù una tessera per viaggiare gratis e senza limitazioni in autostrada, in aereo, in treno, in traghetto e 100 € per spese telefoniche. Infine, per pagare i portaborse, intascano 3.690 €, di cui solo 1.800 devono essere documentati. Tant’è che taluni assumono le cosiddette fidanzate, fratelli, cugini e via dicendo. Così tutto resta in famiglia. Il totale lordo mensile ammonta a poco meno di 19.000 €. Oltre a tutto ciò restano in vigore tanti benefit scandalosi, ai quali nessuno pare intenzionato a rinunciare. Mica sono fessi gli onorevoli!

In conclusione, i parlamentari italiani sono pagati meglio dei colleghi europei (vedi tabella), hanno rimborsi più alti senza l’obbligo di documentarli e facoltà di spesa illimitata per viaggi da non giustificare. Anche quando se ne vanno in giro per cavoli propri.

Il compenso di un nostro deputato è 5,5 volte quello medio di un lavoratore (stimato in 2.534 € lordi mensili). In Germania il rapporto è 3,9; nel Regno Unito e in Francia 2,5; in Spagna 1,7. Poi c’è una particolarità tutta italiana: i presidenti della Camera, a fine mandato, beneficiano di ufficio e segreteria per altri cinque anni, che diventano dieci per gli ex presidenti del Senato, i quali hanno a disposizione pure l’autista, in caso di necessità.

Tagliando il numero dei parlamentari, con la modifica della Costituzione, saranno ridotti i costi e sacrificata un po’ la rappresentanza democratica (giocoforza verranno ampliati i collegi elettorali assegnando a ciascun eletto un territorio di riferimento più esteso).

Forse un Parlamento più snello diventerà anche più efficiente se, nel breve periodo, si provvederà a operare gli indispensabili aggiustamenti legislativi e regolamentari. Dopodiché i privilegi e le spese ingiustificate rispetto al resto d’Europa, restano intatti. E per eliminarli non serve modificare la Costituzione.

 

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