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La mia scuola dell’infanzia - 2a parte PDF Stampa E-mail
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Venerdì 20 Novembre 2020 13:02

di Carlo Patatu

L

a giornata scolastica iniziava alle nove del mattino e finiva alle quattro del pomeriggio. Prima di ogni altra cosa, c’era la visita alla cappella. La preghiera recitata stando in piedi, compunti e con lo sguardo rivolto all’altare, era di prammatica. Poi tutti in aula, a svolgere le attività scolastiche e i giochi.

Tempo permettendo, le suore ci portavano giù in cortile, dove due mandorli, un fico e un melograno offrivano spazi ombrosi e ristoratori nelle giornate di sole. Suor Armela (ma noi bambini, non so dire il perché, la chiamavamo Carmela) ci preparava un bel piatto di minestra che, all’ora di pranzo, consumavamo con avidità insieme al pane, formaggio e salsicce che portavamo da casa dentro una piccola borsa di fibra. Che conteneva anche l’immancabile bavaglino.

Finito il pasto, non sempre soddisfacente per quantità, di nuovo in aula; ma a dormire, capo e mani appoggiati sul banco. Suor Paola chiudeva le imposte e noi, volenti o nolenti (più spesso nolenti), dovevamo arrenderci e subire forzatamente quel riposo. È chiaro che, standocene al buio e in mancanza di meglio, finivamo con l’addormentarci. La sveglia suonava un’ora dopo e coglieva i più con le mani inondate di bava, che fluiva copiosa durante il sonno, pesante e ristoratore.

Ancora un po’ di attività e poi tutti a casa. Prima di uscire, altra preghiera, recitata in piedi e stando disposti su due file (maschi da una parte e femmine dall’altra) di fronte al portone. Che era sormontato da tre ritratti: papa Pio XII[1] al centro; sulla destra il re Vittorio Emanuele III[2] e a sinistra il duce Benito Mussolini[3]. Subito dopo la preghiera, detta tenendo lo sguardo rivolto verso l’immagine del papa, risuonava l’ordine perentorio della suora: saluto al re! Noi rispondevamo a voce alta e in coro: viva il re! Quindi: saluto al duce! Al che, pur senza capirne il perché, sempre in coro gridavamo: a noi!

Dopo avere riordinato la cucina e la sala mensa, suor Carmela (mi correggo, Armela) si chiudeva in cappella da sola e, inginocchiata sul banco, si dedicava con devozione all’ora pomeridiana di preghiere. Ma non prima di avere caricato la suoneria della sveglia, che doveva richiamarla alle altre faccende. E cioè alla cura dell’orto e delle aiuole fiorite, nonché al governo del modesto pollaio. A dire il vero, ho sempre avuto qualche dubbio sulla funzione di quella sveglia ingombrante e dal ticchettio rumoroso. Ritenevo allora (ma continuo a pensarla così anche adesso) che quella suora minuta, cedendo alle lusinghe del sonno, finisse con l’addormentarsi. Un po’ perché s’immergeva nella preghiera con molto fervore; ma anche per via della digestione. È vero che il suo pasto non era mai abbondante. Pertanto la fatica di digerirlo non poteva essere che lieve. Ma suor Carmela (mi scuso, ma a me piace continuare a chiamarla così) aveva anche altri motivi per cedere al sonno: al mattino si alzava di buonora e svolgeva lavori anche pesanti come zappare l’orto, accendere il fuoco e spaccare la legna.

Quando veniva il medico per i vaccini di legge (contro il tifo, la difterite e il vaiolo), il compito faticoso di immobilizzarci, tenendoci in grembo ben saldi e col sedere per aria, era affidato proprio a lei. Solo così il dottor Grixoni[4], che non si lasciava impietosire dai nostri strilli, poteva scaricarci nei glutei, in profondità, la dose prescritta di un vaccino molto doloroso. Quel medico dall’aspetto arcigno armeggiava con destrezza una siringona di vetro con un ago grosso così. Che doveva essere persino spuntato e che il dottore soleva ripulire alla buona solo dopo che tutti i glutei erano stati impietosamente infilzati.

Come in una catena di montaggio. Alla faccia dell’igiene e della prevenzione.


2 - continua


Cfr. CARLO PATATU, Scuola Chiesa e Fantasmi, ed. Gallizzi, Sassari 2007, pagg. 37-44.



[1] Il principe Eugenio Pacelli, nato a Roma nel 1876, fu eletto Papa col nome di Pio XII nel Marzo 1939, succedendo a Pio XI. Morì a Castelgandolfo nell’Ottobre 1958.

[2] Vittorio Emanuele III (1869-1947), fu re d’Italia dal 1900 al 1946, quando abdicò a favore del figlio, che salì al trono col nome di Umberto II. Dopo un solo mese di regno, dovette andare in esilio, in Portogallo, a seguito del referendum che vide prevalere l’opzione repubblicana su quella monarchica. Fu chiamato il Re di Maggio.

[3] Benito Mussolini (1883-1945), fondatore del Partito Nazionale Fascista, fu nominato dal re capo del Governo nell’Ottobre 1922. Instaurò un regime dittatoriale e portò l’Italia in guerra (1940-1945). Deposto dal re a seguito della sfiducia votatagli dal Gran Consiglio del Fascismo nel Luglio 1943, fu arrestato. Quindi, grazie all’aiuto dei tedeschi, fu liberato e riparò in Germania. Tornato in Italia, fondò la Repubblica Sociale, comunemente nota come Repubblica di Salò (sul lago di Garda). Catturato dai partigiani mentre fuggiva in Germania indossando un’uniforme tedesca, fu ucciso dai suoi carcerieri senza essere sottoposto a processo.

[4] Gavino Grixoni (1881-1970), fratello minore del canonico Cristoforo, fu medico condotto di Chiaramonti negli anni Trenta e Quaranta del Novecento.

Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Novembre 2020 13:43
 

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