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Andamus a iscultare - 3a e ultima parte PDF Stampa E-mail
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Lunedì 07 Dicembre 2020 00:00

di Carlo Patatu

T

ornando alle spiate notturne, qualcuno, ora, potrebbe chiedersi ragionevolmente perché mai si volesse intercettare in modo così platealmente sleale le chiacchierate casalinghe e private degli altri.

Quale ragione potesse spingere persone adulte, di sani principi e anche di buona famiglia, a carpire di soppiatto quanto si diceva privatamente all’interno di mura domestiche estranee. Pura curiosità. O semplice gusto per il pettegolezzo. Ma, sotto sotto, talvolta poteva esserci pure qualche motivo d’interesse. Materiale e persino sentimentale. Era infatti d’uso che, nell'intimità familiare, si discettasse fra coniugi di proposte di acquisto o vendita di beni, case, terreni, bestiame. Inoltre dall’ascolto furtivo di quei discorsi si pretendeva anche di trarre auspici su questioni di cuore. Su ipotetici progetti matrimoniali. Dei quali, in larga parte, avevano ancora competenza primaria, se non proprio esclusiva, sos mànnos[i]. E cioè i genitori dell’una e dell’altra parte. Nel qual caso, al fine di formulare un pronostico attendibile non era tanto importante l’oggetto in sé della conversazione, quanto lo sviluppo che via via conseguiva dallo svolgersi del discorso. Segnatamente la conclusione.

Qualche esempio.

Ascoltando di soppiatto un colloquio confidenziale fra adulti, venni a sapere che una volta la spiata andò di traverso a una signorina attempata che, pur in possesso di velleità residue che non intendeva soffocare, di fatto veleggiava alla grande verso lo zitellaggio. Nella circostanza, aveva scoperto che la conversazione, carpita con l’orecchio attento incollato a una finestra, la riguardava personalmente.

Quando si dice il caso!

Gli ignari interlocutori (udite, udite!) questionavano, ridendone di gusto, delle sue incursioni notturne e furtive nella camera da letto di un vedovo benestante e anzianotto; ma ancora voglioso e disponibile. Uno di quelli che a letto ti promettono il mondo e poi ti lasciano con un palmo di naso.

Inutile dire che, sentendosi tirata in ballo, quella pettegola indiscreta ci rimase male. Molto male. Tant’è che, capita l’antifona, invitò lestamente l'amica accompagnatrice a cambiare postazione. L’argomento appena ascoltato, sbottò con aria seccata, era del tutto privo d’interesse. Sperava che l'altra non avesse udito e compreso alcunché.

Al contrario, l'amica aveva sentito e capito tutto. Altro che se aveva capito. E bene aveva afferrato quanto era stato detto al di là di quella finestra. Ma stette ugualmente al gioco e, facendo finta di niente, assecondò l’amica ferita nell’orgoglio. Cambiarono postazione. Ma, intanto, l’ascolto successivo aveva ormai perso d’interesse. Manco a dirlo, l’umore era cambiato. Pessimo.

Quanto alla consuetudine di trarre auspici dalle spiate, posso riferire di una ragazza che, come accadeva alle sue coetanee, fantasticava giorno e notte su un improbabile principe azzurro. Sognato e risognato; ma che non si decideva a passare davanti alla porta di casa sua. E a bussarvi.

Frattanto gli anni passavano senza portarle buone nuove, mentre lei già cominciava a darsi pensiero. Con buona ragione, devo dire. L’idea di rimanere zitella e d’inacidirsi senza avere provato le ebrezze dell’amore la faceva sentire in ambasce. Di tanta ansia non mancava di mettere a parte le amiche del cuore. Che la ricambiavano con espressioni d’incoraggiamento e d’augurio, accompagnate dai rituali sospiri di partecipazione alle sue ansie. Non so dire quanto sinceri.

Ebbene, vinta anch’essa dalla curiosità e dal desiderio di uscire da quella sgradevole situazione di stallo, decise di andare a iscultàre. Nel corso di una di tali escursioni notturne, stette a origliare accanto a un portone. Scelto a caso, ovviamente. Per ricavare dalla conversazione in corso un qualche vaticinio sul possibile concretizzarsi di almeno una delle fantasticherie che da tempo la tenevano in uno stato d’angoscia.

Oltre il portone, padre e figlio discutevano, fra un bicchiere e l'altro, del recente acquisto di una cavalla alla fiera del bestiame di Perfugas. Il vecchio rimproverava accalorato il giovane figlio, colpevole di avere scelto una puledra che, pur elegante nel portamento e armoniosa nelle linee, era orba dall'occhio sinistro. Gli imputava di non essersene accorto. Di non avere vagliato la situazione a dovere. In breve, di avere portato a casa una giumenta di scarto, ma pagandola per buona. Da qui la censura del genitore. Più che ragionevole, oltre che meritata.

Quel discorso mise in agitazione la donna, che ascoltava vivamente impressionata e col fiato sospeso. E che, da quel momento, non riusciva a schiodarsi di testa la fissazione che le sarebbe toccato in sorte un marito cieco!

E così fu. O meglio, lo fu in parte. L'uomo che poi le fece la corte e la portò solennemente all’altare era bello, affettuoso, di buona famiglia e con una posizione economica eccellente. Ma era guercio. Il che, alla fin fine, risultò del tutto ininfluente sul piano dei sentimenti e della vita matrimoniale. Frequentando quel giovane, la ragazza ebbe modo di apprezzarne le doti, che non erano poche. Insomma, non le riuscì difficile innamorarsene. Gli volle bene, gli fu fedele e condusse con lui un’esistenza felice. Ricambiata oltre misura.

Un caso fortuito?

Certamente sì, dico io. È ovvio che la cabala non c’entrava per niente. Ma nessuno, proprio nessuno, fu capace di togliere dalla mente di quella brava donna la veridicità e l’affidabilità del presagio colto ascoltando di soppiatto un discorso fra due persone a lei del tutto estranee. Nella notte di un 1. Dicembre di tanti anni fa.


3 - fine

 

Cfr.: CARLO PATATU, Il paese che non c’è più, ed. Grafiche Essegi, Perfugas 2016, pagg. 143-153


[i] Gli anziani, gli adulti della famiglia.

Ultimo aggiornamento Domenica 06 Dicembre 2020 12:03
 

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