Home » Personaggi » Sa Levatrice – 2a e ultima parte

Immagini del paese

Chiaramonti panorama 7.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 9509542

Notizie del giorno

 
Sa Levatrice – 2a e ultima parte PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 7
ScarsoOttimo 
Venerdì 08 Gennaio 2021 12:34

 

Il ricordo delle ostetriche della condotta comunale resta ancora vivo nelle persone che le hanno conosciute e hanno beneficiato della loro assistenza in anni difficili, quando gli ospedali erano lontani e le ambulanze, per chi viveva in paese, pressoché inesistenti

di Carlo Patatu

S

e ho potuto proseguire gli studi dopo le elementari, lo devo in gran parte a quella donna (la signora Gemma Dal Col n.d.a.). Date le condizioni economiche, proseguire gli studi era un lusso che mio padre e mia madre non potevano pretermettersi. A casa c’erano altre cinque bocche da sfamare.

Essendosi già trasferita a La Maddalena, dove conobbe e sposò un giovane e distinto siciliano di Cefalù (Roberto Divincenzo), capo della ragioneria della Marina Militare, convinse i miei genitori a iscrivermi alla scuola media dell’isola, offrendosi di ospitarmi per l’intero anno scolastico 1947/48. Non ho mai dimenticato il suo gesto generoso, per il quale le serbo tuttora una gratitudine immensa. Le ho voluto un gran bene.

Raggiungere La Maddalena, allora, non era facile. Mia madre mi ci accompagnò con armi e bagagli a fine Settembre 1947. Ma per il rientro in paese in occasione delle vacanze natalizie, pasquali ed estive, quei viaggi di andata e ritorno li feci da solo. Avevo undici anni, trascorsi interamente in un paesino isolato e nemmeno progredito. La partenza da Chiaramonti era fissata alle sette del mattino. Col calesse di tìu Garibaldi fino alla stazione ferroviaria di Martis. Poco più di sei chilometri da percorrere in due ore scarse .

Alle nove passava il treno proveniente da Sassari e diretto a Palau. La locomotiva Elsa trainava due carri e alcune carrozze con sedili di legno. Soltanto la prima classe (una mezza dozzina di posti in tutto) disponeva di poltrone imbottite e rivestite di velluto rosso. Ovviamente io sedevo in terza. Il convoglio procedeva a passo di lumaca e la vaporiera ansimava non appena andava incontro a una salita. Fermava in tutte le stazioni; ma in talune si attardava a rifornirsi d’acqua. In breve, giungevamo a Tempio Pausania a mezzogiorno.

Qui la sosta si prolungava per due ore, dato che il personale del treno doveva sedere a tavola e poi rifornire Elsa di un nuovo carico di carbone. Nel frattempo, anch’io consumavo il mio pasto frugale: uova sode, pane casareccio e formaggio. Insieme ai miei compagni di viaggio, solitamente gentili e premurosi verso un bambino che se ne stava tutto solo.

Ripartenza alle quattordici e via giù per la vallata splendida di Sant’Antonio di Calangianus (a quel tempo si chiamava così). Altre fermate e nuovi rifornimenti d’acqua, mentre passeggeri vocianti continuavano ad alternarsi nel salire sul treno o scenderne. L’arrivo a Palau Marina era stimato intorno alle diciassette. Dopo sei ore di marcia e due di sosta a Tempio Pausania, per un percorso di un’ottantina di chilometri o giù di lì.

Il postalino “Limbara” era già pronto all’ormeggio, con le caldaie in pressione e il fumaiolo che vomitava volute di fumo denso e nero, dall’odore pungente di zolfo. Il viaggio finiva intorno alle sei di sera al porto di Maddalena, in via Amendola, di fronte alla piazzetta che allora fronteggiava il palazzo municipale e che ora non c’è più, sepolta sotto l’hotel Excelsior.

Nella banchina mi accoglieva il bel volto sorridente e rassicurante di signora Agnese. Che, col suo abbraccio caloroso, mi ripagava ad abundantiam delle undici di ore di viaggio che mi ero sobbarcato per percorrere nemmeno cento chilometri.

Mia madre stava in ansia?

Probabilmente sì. Anzi, credo proprio di sì. Né io potevo rassicurarla per telefono, non sapevo nemmeno cosa fosse. Pertanto, l’indomani, prima di andare a scuola, compravo una cartolina con francobollo, per mandarle i saluti e dirle che ero arrivato a destinazione vivo e sano. Lei l’avrebbe ricevuta una settimana dopo.

A sostituire signora Agnese, il Comune nominò Clelia Losetti. Proveniente dall’Alta Italia, fu in servizio a Chiaramonti sino alla fine della guerra. Dopo di che fu nominata capo ostetrica al reparto maternità dell’Ospedale Civile di Sassari. Era una donna dai modi spicci, grande professionista e armata di coraggio non comune nell’affrontare le tante situazioni scabrose che si presentarono in quegli anni. Di lei ricordo soprattutto la severità con la quale coadiuvava mia madre nel punire le nostre immancabili marachelle. A Chiaramonti conobbe il comandante della stazione Carabinieri Angelo Bignami, col quale si fidanzò. Poi tornò dalle sue parti e noi non sapemmo più nulla di lei e del suo promesso sposo.

Infine fu la volta di Tina Zedda, sarda di Genoni. Giunse a Chiaramonti nel 1945, a guerra appena conclusa. Qui conobbe e sposò l’ozierese Tottuccio Galleu, segretario comunale. Qui entrambi misero su casa e qui riposano, nel nostro cimitero.

Comare Tina (tenni a cresima suo figlio Roberto) prestò servizio a Chiaramonti fino al pensionamento. Che però non pose fine alla sua attività essenziale e meritoria di assistere chi aveva bisogno di cure. Senza nulla chiedere in compenso, sentendosi ripagata dalla stima e dall’affetto della comunità chiaramontese. Era molto popolare, oltre che per la sua disponibilità a dare una mano a chi ne aveva bisogno, soprattutto per il carattere gioviale e scherzoso, che le permise di rapportarsi con la gente in un clima di grande familiarità. Tant’è che l’amministrazione comunale, poco meno di due anni fa, ha intitolato a suo nome la sala della biblioteca comunale destinata ai libri per bambini.

Le condotte ostetrica, medica e veterinaria, che operavano a carico del Comune, sono state spazzate via nel 1978 dalla riforma sanitaria, che ha riorganizzato l’assistenza medica nazionale, estendendola gratuitamente a tutti. Ma le figure di quei sanitari hanno conservato, nel ricordo grato della gente che le ha conosciute, un sapore romantico, un clima d’altri tempi che oggi non si respira più.


2 - fine

Ultimo aggiornamento Venerdì 08 Gennaio 2021 14:05
 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):