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Chiaramonti, se ci sei batti un colpo! PDF Stampa E-mail
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Domenica 10 Gennaio 2021 15:58

Il Comune deve dire qualcosa sulla proposta del Governo inerente all’individuazione dei siti che potrebbero ospitare il deposito nazionale delle scorie nucleari

di Carlo Patatu

S

i discute molto, in Sardegna e non solo, sulla possibile ubicazione del Deposito nazionale che ospiterà, in regime di massima sicurezza, settantotto mila metri cubi di rifiuti radioattivi, finora disseminati in varie parti della Penisola.

I siti individuati, nel complesso, sono 67, localizzati in prevalenza nell’Italia centro meridionale e insulare. Di questi, 14  sono localizzati nella nostra isola. Si tratta, come ho detto, ancora di una proposta. Niente di definitivo; ma, entro un paio di mesi, il Governo si pronuncerà, trasformando la proposta in decisione. Inappellabile. A meno di sollevazioni popolari modello Trump - Capitol Hill.

Notevole anche l’utilizzo del suolo, il “deposito nazionale” e il “parco tecnologico” sorgeranno infatti in un’area di circa 150 ettari: 110 dedicati al deposito e 40 al parco. Le località scelte in Sardegna interessano i seguenti comuni dell’Oristanese, MarmillaTrexenta: Albagiara, Assolo, Genuri, Gergei, Guasila, Las Plassas, Mandas, Mogorella, Nuragus, Nurri, Ortacesus, Pauli Arbarei, Segariu, Setzu, Siapiccia, Siurgus Donigala, Tuili, Turri, Usellus, Ussaramanna, Villa Sant’Antonio, Villamar.

Occorre ricordare che lo sfruttamento dell'energia nucleare in Italia ha avuto vita breve (1963-1990). Le nostre quattro centrali nucleari sono state chiuse, in parte perché obsolete e poi a seguito del referendum nel 1987. Il dibattito sull'eventuale reintroduzione dell'energia nucleare apertosi fra il 2005 e il 2008, si è chiuso definitivamente grazie al referendum del 2011, che abolì ogni agevolazione a favore dell'insediamento di centrali nucleari.

Vero è che, dal punto di vista economico e occupazionale, ospitare quel mega deposito si tradurrebbe in un vantaggio non trascurabile. Si parla, d’investimenti notevoli e di una marea di posti di lavoro: oltre quattro mila per quattro anni; diventerebbero settecento a regime per almeno trecento anni, il tempo previsto per il decadimento della carica radioattiva. Ci sono poi da mettere sul piatto della bilancia le garanzie offerte dai dispositivi di alta tecnologia previsti a salvaguardia della massima sicurezza per l’intera zona e che il Governo non mancherà di decantare.

Ma chi crede più alle promesse e ancor meno alle garanzie che Governo e Regioni si affrettano a dare di quando in quando, sapendo noi, per esperienza, che, per lo più, si tratta di fumo negli occhi e basta? Già questo sarebbe sufficiente a rispondere con un bel no. Cosa che l’amministrazione regionale si accinge a fare.

Vero è che da qualche parte le scorie nucleari vanno pur sistemate, eliminando così la condizione di precarietà in cui attualmente si trovano e il conseguente pericolo per le comunità che ci vivono accanto. Ma è altrettanto vero che la nostra isola punta molto sul turismo di qualità. Pertanto non può fregiarsi dell’appellativo poco accattivante di discarica nucleare. Inoltre la Sardegna, in materia di servitù militari ha già dato in abbondanza.

Sono oltre trentacinquemila gli ettari di territorio isolano sotto vincolo di servitù con le stellette. Durante le esercitazioni è interdetto alla navigazione, alla pesca e alla sosta, uno specchio di mare di oltre ventimila chilometri quadrati, pari alla superficie dell'intera Sardegna. Ospitiamo poligoni missilistici a Quirra-Perdasdefogu (12.700 Ha), esercitazioni a fuoco a Capo Teulada (7.200 Ha), poligoni per esercitazioni aeree a Capo Frasca (1.400 Ha), aeroporti militari a Decimomannu e Fertilia, depositi di carburanti nel cuore di Cagliari, alimentati da una condotta che attraversa la città; per tacere delle tante caserme sedi di comandi militari. Infine ci sono pure le servitù che gravano sulle isole di Santo Stefano e La Maddalena.

Basta? Credo proprio di sì.

Ebbene, non dimentichiamo che la Sardegna, sul piano elettorale, conta ben poco. Siamo appena un milione e mezzo di abitanti, la periferia di Roma. Inoltre mettiamo in campo una classe politica che nessuno considera per la pochezza delle iniziative e delle idee. Ecco perché, in questo frangente, è indispensabile fare sentire la voce forte e chiara del Popolo Sardo. Soprattutto i Comuni devono muoversi e dire la loro.

Signor Sindaco di Chiaramonti convochi al più presto Consiglio comunale, lo inviti a discutere e a pronunciarsi sulla proposta di ubicazione del mega deposito nazionale di scorie nucleari. Si voti un documento, lo si pubblicizzi, lo si mandi a Roma e a Cagliari.

Senza perdere tempo.

 

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