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Pizzinnia (Adolescenza) PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Giovedì 28 Gennaio 2021 11:25

 

di Bainzu Truddaju con traduzione in italiano di Salvatore Patatu

T

enuto conto del grande successo riscosso dalla poesia di tiu Bainzu Truddaju, Pizzinnia, soprattutto da parte di alcuni lettori continentali, che poco hanno capito della nostra lingua e ne hanno giustamente chiesto la traduzione, ho pensato di tradurla in Italiano.

Premetto che rendere la bellezza di questi versi anche in italiano, o in qualsiasi altra lingua, non è impresa facile, se non addirittura impossibile! Soprattutto se si vuole mantenere la rima. Io ho tentato di farlo a scapito della bellezza della poesia. Ho però cercato di mantenere i concetti espressi dal poeta, ovviamente con altre immagini, che, a volte, possono apparire banali.

Ammirate almeno il coraggio e la buona volontà.

La poesia è formata da sei sestine. Ogni sestina è formata da sei endecassillabi, che seguono la seguente rima: A BB CC A.

Buona lettura.

Salvatore Patatu

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Pizzinnia

Mama mi toccaiat in su bulzu

cun boghe imperiosa nende a mie:

“Bessimi da-e nanti, gioga e rie

chi frebba non nde tenes una riga,

o anda a visitare, a moda antiga,

parentes e amigos de acculzu!”.

Deo partio a brincos e a giogu

in s’unda ‘e su beneficu recreu;

su sero recuiat babbu meu

istraccu da-e tantu tribulare

e poi sezziamus a chenare

in s’antiga pinnetta a lughe ‘e fogu.

Tando fin tempos de prommissas veras,

su mundu mi pariat totu rosas;

non nde ‘idia penas fastizosas,

ne problemas de ‘inaris pro sa vida:

totu fit un’iscena fiorida

da-e sas frascas fin’a sas aèras!

Ite tempus pacificu su meu!

In cuddas temporadas de su nie

giogaimus a boccias totta die

cun sos cumpagnos mios e fedales,

isfidende sas iras de sos males

chi cun su nie mandaiat Deu.

E da chi sa fiocca passaiat,

fin rizolos de abba sas carreras;

cuguddadas e feas sas aèras

noa minettaian temporada,

e da chi sa tempesta fit passada

in su chelu su sole riaiat.

Como han finidu sas carreras bellas,

sos mios giogulanos pensamentos

sun isparidos cun nies e bentos,

comente unu sonnu ‘e criadura:

mama non ch’est pro mi rendere cura,

ne conto pius in chelu sas istellas.

Traduzione in lingua italiana a cura di Salvatore Patatu

Adolescenza

Il polso mi tastava la mia mamma

e mi diceva con voce imperiosa:

"Sparisci che questa non è cosa!

di febbre non hai una lineetta!

E vai a visitare in tutta fretta,

di parenti ed amici la tua gamma".

Saltellando partivo per il gioco,

sull'onda salutare del diletto,

la sera il babbo mio pieno d'affetto

rientrava dal suo tanto tribolare.

A tavola seduti per cenare

In pinnetta rischiarata del fuoco.

Eran tempi di autentica speranza,

il mondo mi appariva tutto rose,

non esistevan pene fastidiose

né problemi di soldi per la vita.

Tutto era una valle fiorita

dal prato al cielo, con grande baldanza.

Che tempo pacifico era il mio,

in mezzo alla neve ed ai maltempo,

con le palle di neve tutto il tempo

giocavo con  amici grandi e piccoli,

sfidando le ire ed i pericoli,

che con la neve inviava Dio.

E quando di nevicare smetteva,

ogni stradina era un bel torrente

imbronciato e brutto era l'ambiente,

minacciando un altro temporale.

E alla fine di questo nuovo male,

nelle strade il sole sorrideva.

Or son cessati nelle strade belle

i miei spensierati divertimenti;

spariti son con le nevi ed i venti,

come sogni infantili di creatura.

Mamma non c'è più a prendersi cura

di me, che, in ciel, più non conto le stelle!

 

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