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Il bando pubblico – 3a parte PDF Stampa E-mail
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Sabato 06 Febbraio 2021 11:05

Preceduto da uno squillo di tromba, il banditore diffondeva a voce piena per le strade del paese quelli che oggi, in televisione, sono  i messaggi pubblicitari o consigli per gli acquisti

di Carlo Patatu

N

el corso degli anni, la funzione svolta da questi due campioni autentici del bando pubblico fu assolta anche da tiu Sevadoricu e da tiu Pedrantoni. I quali erano bravi e coscienziosi; nel senso che coprivano tutti i rioni del paese con impegno e senza indulgere a trucchi di sorta. Stavano molto attenti a non tralasciare alcuna voce del lungo elenco che i negozianti (sempre ingordi) imponevano di dettagliare negli annunci.

Quei due professionisti dello spot, manifestando in genere una grande disponibilità, si attardavano spesso e volentieri a fornire spiegazioni a chi, essendosi affacciato in ritardo, si era perso qualche pezzo del comunicato. O a quelli che, non sentendoci bene, non erano riusciti a percepire tutto ciò che essi avevano appena reclamizzato.

Ma a quei due banditori mancava un qualcosa; erano indubbiamente diversi dai due maestri che li avevano preceduti. Si comportavano da mestieranti onesti, è vero; ma senz’anima. Non ponevano calore nei messaggi. Non si lasciavano coinvolgere emotivamente dagli annunci che portavano in giro. Pertanto gli inviti a comprare la carne o il pesce fresco (non lo era mai, in verità) erano diffusi con voce piatta, anonima e senza alcunché di particolare. Risultavano pubblicizzati con tono monotono e stile sempre uguale sia i comunicati commerciali che quelli inerenti a disposizioni emanate dal sindaco o dall’ufficio del collocamento. Nessun guizzo di fantasia, né un minimo d’inventiva. Insomma, i bandi diffusi da quei due risultavano piuttosto noiosi e per niente accattivanti. Negli ascoltatori suscitavano interesse; ma scarso.

Al contrario, quand’era tiu Peppinu ad annunciare che in piazza era arrivato su casteddanu[1] col barroccio carico di zerri “freschi freschi” (chissà?), era dato di assistere a una sceneggiata vera e propria. Quell’uomo sapeva dare alla voce una drinnigadedda; e cioè una sorta di gorgheggio particolare che andava a concludersi con un acuto che non finiva più. A chi lo ascoltava pareva quasi di vederli saltellare quei pesci dentro la cesta. Pareva che aspettassero soltanto di essere infarinati e fritti quegli zerri gustosi. Che più spesso, invece, erano flosci e dall’occhio smorto. Ancor prima di giungere a Chiaramonti (oltre trenta chilometri da Castelsardo), il barrocciaio aveva tentato senza successo di smerciarli, strada facendo, a Sedini, Bulzi, Laerru o Martis. Figurarsi se i pesci non giungevano qui ormai frollati. Ma la gente li comprava ugualmente; il mercante, pur di non riportarseli indietro, finiva con l’offrirli al ribasso. A prezzo di realizzo, come si fa per i saldi.

Il testo del bando, in genere, lo componeva da sé banditore; ma tenendo nel conto debito le raccomandazioni del committente. Che, di solito, dava indicazioni generiche, finalizzate comunque a mettere in evidenza gli articoli verso i quali lo stesso commerciante aveva maggiore interesse di vendere (o fretta di disfarsene). Ma di bottegai ce n’erano taluni particolarmente tirchi. I quali, con un solo bando, pretendevano di reclamizzare tutto ciò che tenevano in bottega. Ed essendo costoro molto diffidenti, si riservavano di liquidare il compenso pattuito (poche lire) soltanto a lavoro ultimato. A scanso di equivoci e per avere la certezza che le cose fossero fatte a dovere. Il povero banditore, che spesso aveva poca dimestichezza con la carta stampata, non poteva andarsene in giro col taccuino in mano. Pertanto doveva ricordare ogni cosa a memoria. Ecco perché non era infrequente che, nel diffondere il messaggio, si verificasse qualche piccolo incidente. E che, di conseguenza, le merci poste in vendita da un commerciante fossero reclamizzate a favore di un altro.

Manco a dirlo, l’inconveniente era motivo di lazzi e risate di scherno, oltre che d’immancabili prese in giro. Inoltre, il banditore confusionario doveva mettere nel conto anche le critiche feroci del rivale. Senza contare che, cosa ben più grave, il committente aveva il diritto di rifiutarsi di pagargli il compenso; o di pretendere che il bando venisse ripetuto, riveduto e corretto, nel corso di un altro giro per il paese.

Tempi duri, quelli! Anche per i banditori.


3 – continua


Cfr.: CARLO PATATU, Scuola Chiesa e Fantasmi, ed. Gallizzi, Sassari 2007, pagg. 63-70.



[1] Il pescatore da Castelsardo.

Ultimo aggiornamento Sabato 06 Febbraio 2021 11:18
 

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