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Il Giorno del Ricordo PDF Stampa E-mail
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Martedì 09 Febbraio 2021 00:00

Per non dimenticare le vittime delle violenze dei partigiani comunisti iugoslavi dopo l’8 Settembre 1943 e nell’immediato dopoguerra – Molti italiani che, dopo la Prima Guerra mondiale, avevano occupato L’Istria, furono passati per le armi e infoibate

di Carlo Patatu

D

omani celebreremo il Giorno del Ricordo. Per non dimenticare, anche in questa circostanza, gli eccidi, le violenze e gli atti inconsulti cui si abbandonarono, dopo l’8 Settembre, i partigiani comunisti slavi contro coloro che, ritenuti responsabili di maltrattamenti, soprusi e brutalità quand’erano al potere, dovevano essere doverosamente puniti. Non secondo Giustizia, ma con la legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente.

Andiamo per ordine.

Il Giorno del Ricordo è una ricorrenza civile nazionale che si celebra il 10 Febbraio di ogni anno nel ricordo dei massacri delle foibe e dell'esodo giuliano dalmata. Istituita con legge nel 2004, vuole «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».

Che cosa sono le foibe?

Sono buche profonde, simili a pozzi. Tipiche delle regioni carsiche, sono veri e propri abissi naturali, utilizzate per disfarsi di qualunque cosa. Nella Venezia Giulia, durante e subito dopo la Seconda Guerra mondiale, si gettavano solitamente dentro le foibe i corpi delle vittime di scontri tra partigiani e nazifascisti e quelli delle vittime di episodi di violenza di massa da parte dei partigiani iugoslavi. In quegli anni, Tito e i suoi uomini ponevano le basi per la nascita della Iugoslavia. A pagarne le conseguenze, era la comunità italiana, che, nel passato, aveva dominato attuando un violento processo d’italianizzazione rivolto ai popoli che già vivevano in quei luoghi. Sia prima che durante il governo fascista.

E così i partigiani comunisti titini infoibarono i cadaveri dei prigionieri fucilati e con i polsi legati saldamente con filo di ferro. Taluni addirittura ancora in vita e senza speranza alcuna di sopravvivere. Un orrore che richiama le brutalità, i soprusi e le angherie subite dai prigionieri dei lager nazisti. Indipendentemente dal numero delle vittime.

Delle foibe si cercò inutilmente di tacere, minimizzandone le vicende incredibili, cariche di ripugnanza e raccapriccio. Nell’immediato dopoguerra, in Italia non si voleva mettere in imbarazzo il Partito Comunista, che aveva esercitato un ruolo importante e decisivo durante la stagione della Resistenza e nella redazione della Carta Costituzionale.

Ma, come sappiamo, il tempo è galantuomo: ha reso giustizia, sia pure in ritardo, anche alle numerose vittime delle mostruosità ed efferatezze di cui s’è detto prima. Ecco perché ci corre l’obbligo di ricordare anche tali episodi, che continuano a destare in noi un senso di repulsione difficile da allontanare.

Teniamo sempre alta la fiaccola del ricordo, quale esempio e monito per le giovani generazioni. Che, un po’ come accade anche a noi, finiscono con l’avere la  memoria corta.

 

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