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Adiosu Muzzone caru! PDF Stampa E-mail
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Venerdì 19 Marzo 2021 20:10

Già capo operaio elettricista alla SIR di Porto Torres, Giuliano Muzzoni si trasferì negli anni Sessanta a Solbiate Olona per proseguire gli studi, dove poi prese moglie e mise su casa, stabilendovisi definitivamente

di Carlo Patatu

G

iuliano Muzzoni, chiaramontese trapiantato a Solbiate Olona (VA), se n’è andato qualche ora fa, stroncato da un infarto. Era un caro amico d’infanzia cui mi legavano sentimenti robusti di amicizia e di affetto.

Amicizia che affondava le radici anche in un’area di parentela del mio ramo materno, essendo stata la mia bisnonna una Muzzoni. Ma il legame che ci ha sempre tenuti stretti era quello dell’amicizia, coltivata con fedeltà e stima reciproche fin dai primi anni dell’infanzia.

Eravamo nati lo stesso giorno, il 25 Gennaio; ma lui due anni dopo di me. Poco meno di due mesi fa aveva festeggiato l’83° compleanno. In quella data ci scambiavamo regolarmente gli auguri per telefono, raccontandoci il presente e il passato. Non mancando di ripercorrere talune delle tante vicende che ci avevano visti attori o comprimari nelle rispettive stagioni primaverili.

Giuliano avrebbe voluto proseguire gli studi, finite le elementari. Aveva tutti i requisiti per fare bene, accompagnati da una volontà di ferro. Ma le condizioni economiche familiari non gli consentirono di coronare quel sogno. Primogenito di una nidiata di sei figli, quattro maschi e due femmine, prese anche lui la strada per la campagna, seguendo le orme paterne. Coltivare il campo ingrato e ingeneroso di Terra ‘e Padeddas e far legna divennero la sue occupazioni pressoché quotidiane, percorrendo ogni giorno parecchi chilometri per raggiungere il tancato di famiglia.

Ma la cosa non durò a lungo. Nei primi anni Sessanta del Novecento, s’iscrisse a un corso professionale per elettricisti gestito dall’INAPLI e acquisì la qualifica di specialista nella materia. Per raggiungere la scuola, a Sassari, prendeva il trenino a Martis, percorrendo a piedi, tutti i giorni i 12 chilometri di strada che, fra andata a ritorno, separano quella stazioncina da Chiaramonti.

Quindi ebbe facile accesso allo stabilimento SIR di Porto Torres, dove si trasferì ed ebbe modo di farsi apprezzare diventando in breve tempo capo squadra. Ma l’idea di proseguire gli studi non lo aveva mai abbandonato. S’iscrisse a un corso serale e conseguì la licenza media. I suoi superiori in azienda, che lo stimavano, al fine di poter frequentare l’istituto tecnico industriale, gli consentirono di trasferirsi nello stabilimento di Solbiate Olona. Qui concluse gli studi; ma non rientrò in Sardegna. Nel frattempo aveva conosciuto Irene, che gestiva un emporio ben avviato (“Non tutto, ma di tutto”). Si sposò, lasciò lo stabilimento petrolchimico e si dedicò interamente a coadiuvare la moglie nella gestione dell’azienda commerciale.

Ebbe due figli: Barbara, che si laureò in medicina specializzandosi in geriatria, e Stefano che, laureatosi in scienze politiche, gira il mondo per conto di una multinazionale. Barbara gli aveva regalato due nipoti: Michele, ora liceale, studia violino al Conservatorio di Milano; Aurora frequenta le medie. Era orgoglioso soprattutto di Michele, la cui bravura gli consentiva di avere accesso ai concerti che quel Conservatorio organizzava periodicamente. “Pensa – mi disse una volta – che ho potuto ascoltare anche il celebre violinista Uto Ughi!”.

Tutto ciò non gli ha fatto dimenticare la Sardegna, dove veniva ogni anno, con moglie, figli e nipoti, a trascorrere il mese di vacanze. I primi anni a La Maddalena e poi ad Alghero e a Castelsardo. Era, questa, l’occasione per incontrarci e ripercorrere i sentieri delle nostre esperienze giovanili.

So che Irene non gode buona salute e che, Stefano, al momento, è in India per lavoro. La scomparsa improvvisa di Giuliano richiama tutti a Solbiate, per salutare il capo famiglia che si è arreso e li ha lasciati. A essi, Tonina e io, unitamente Wladimiro e famiglia, ci uniamo in un abbraccio affettuoso, nel ricordo di una persona cara. Molto cara. Giungano pure le nostre affettuose condoglianze alle sorelle Giuseppina e Angela e al fratello Franco (Gianni e Mario ci hanno lasciato da molti anni, ormai).

Cari Irene, Barbara e Stefano, avete perduto una persona cara, un punto di riferimento molto importante e significativo; io ho perso un amico, che piango insieme a voi.

 

 

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