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Il comizio del maresciallo Unali – seconda e ultima parte PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 24 Marzo 2021 13:04

Un oratore improbabile mandato allo sbaraglio da un gruppo di studenti burloni per animare la campagna elettorale in vista delle prime elezioni del dopoguerra

di Carlo Patatu

U

n bel giorno alcuni giovanotti, in maggioranza studenti e ispirati da uno di essi, che sugli amici prevaleva per simpatia e trovate bizzarre, ebbero l’idea di coinvolgere il maresciallo Unali in un finto comizio, da tenersi in un paese vicino, dove Paolino non era conosciuto.

Ed ecco che, grazie alla condiscendenza dell’autista dell’unica corriera della Satas[1] che collegava Chiaramonti con Sassari, fu organizzata una trasferta elettorale che, in nome e per conto dell’Uomo Qualunque, avrebbe presentato come oratore niente di meno che il famoso avvocato Marche. Così fu reclamizzata la manifestazione da quei burloni. I panni del Marche furono cuciti frettolosamente addosso al maresciallo Unali; che si sentiva onorato di dare voce a un tale personaggio. Ma che era pure preoccupato dalla responsabilità che gli si caricava sulle spalle, non proprio robuste. Cosa dire alla gente di quel paese? E, soprattutto, come presentarle, le cose, senza correre il rischio di essere scoperto?

“Tranquillo, compare - lo rassicurò quello studente burlone -; voi promettete quello che vi passa per la mente. Tanto non vi costerà nulla. Accompagnate le promesse con una di quelle frasi a effetto che sapete e tirate dritto. Vedrete, andremo lisci come l’olio. Ve lo assicuro io”.

“E se mi viene meno l’ispirazione? Se, a un certo punto, mi mancano gli argomenti?”, obiettò il maresciallo, calando sul tavolo le ultime resistenze.

“Battete un colpo col piede sul pavimento. Io vi starò vicino e, non visto, vi suggerirò qualcosa”, gli rispose quello studente mattacchione, facendogli un sorriso largo così.

Giunse il giorno stabilito. Era di Sabato. Col passaparola, la notizia della trasferta dell’avvocato Marche aveva fatto il giro del circondario. Si sentiva già nell’aria un misto di curiosità e di attesa per l’avvenimento eccezionale. La presenza di un personaggio tanto famoso in un paesino di poche anime non era cosa da poco.

Qualche ora dopo l’arrivo della corriera da Sassari, quei giovani si ritrovarono con l’Unali a S’istradone[2] e, preso posto sull’automezzo, si diressero verso il paese vicino. Pochi i chilometri da percorrere. Si era ancora d’inverno; pertanto i comizianti giunsero a destinazione che era quasi buio. Durante il tragitto, gli amici non si stancavano di dare ulteriori suggerimenti al maresciallo, accompagnandoli con altrettanti brindisi fatti con bicchieri generosi di vino rosso. Di quello fatto in casa, robusto e gradevole al palato. Ecco perché il nostro uomo, giunto a destinazione, scese dall’autobus un po’ alticcio. Quanto bastava perché lo scilinguagnolo fosse di buona qualità e all’altezza della circostanza.

La finestra in piazza era stata già prenotata; il padrone di casa, al corrente dello scherzo, aveva deciso di stare al gioco. E così il maresciallo Unali, entrato decisamente nei panni dell’avvocato Marche, si affacciò salutando l’uditorio con gesti ampi delle braccia, esibendo un sorrisone bonario e compiaciuto a un tempo. Avviò il discorso e subito si lasciò andare a una lunga sequela di citazioni illustri, non dimenticando Leibniz e Spinoza, Socrate e Aristotele. Dopo di che ebbe un attimo d’incertezza. Ma fu soltanto un attimo. Che il nostro oratore fugò all’istante chiamando in causa un lampione dell’illuminazione pubblica. La luce della lampadina lo abbagliava perché collocata accanto alla finestra da cui parlava il comiziante.

“Brigadiere! - ordinò perentorio al comandante la stazione carabinieri - quella lampadina mi disturba. La spenga subito o la fulmino con lo sguardo!”.

La battuta, niente male, piacque al pubblico e fu salutata da un applauso fragoroso, seguito da un incitamento. Bravo! Quindi Paolino riprese a parlare, sempre a cascata, facendo promesse mirabolanti agli ascoltatori già sbigottiti. Fra le altre corbellerie sciorinate con disinvoltura, figurava l’impegno solenne di portare l’acqua corrente in tutte le case di quel paese. Ma adottando un sistema piuttosto stravagante: scoperchiandone i tetti in caso di pioggia. A quel punto, chi fra il pubblico aveva dei dubbi se l’è fatti passare. Nessuno sapeva bene chi fosse quel personaggio bizzarro; ma era certo che non si trattava (non poteva trattarsi) del famoso avvocato Marche. E così, si levarono dalla piazza i primi mugugni, seguiti da qualche protesta. A un tratto si udì persino una voce forte e chiara: “Taci, buffone!”.

Paolino, che era ormai tutt’uno col personaggio che interpretava con impegno e disinvoltura, non se lo lasciò ripetere due volte e replicò prontamente:

“Zitto tu! Sei un salame galleggiante; ma morirai annegato!”.

A questo punto, le risate e gli sghignazzi della piazza provocarono nel maresciallo una prima crisi seria. Insomma, era visibilmente confuso e già manifestava qualche difficoltà. Non sapeva più che dire all’uditorio che lo sbeffeggiava. Rammentando le raccomandazioni fattegli, si diede a battere ripetutamente il piede destro sul pavimento. Uno dei suoi amici, che gli stava dietro quanto bastava per non essere visto dalla folla, gli propose senza esitare:

“Piano Marshall![3]”.

Senza battere ciglio e agitando la mano destra con l’indice rivolto verso il cielo, l’oratore sbottò di rimando:

“E vogliamo immantinente il Piano Marshall, con tutti i seicentomila morti dell’Africa Orientale...”.

Cosa c’entrassero i morti della campagna d’Africa col Piano Marshall resta un mistero che il maresciallo non fu mai capace di svelare. E poi, chi gli assicurava ch’erano stati seicentomila? Il fatto era che la frase gli pareva buona, di quelle a effetto. Come dire? Suonava bene alle sue orecchie e tanto bastava. Ma non altrettanto bene fu accolta dal pubblico, che riprese a rumoreggiare in un crescendo di urla e contumelie. D’altra parte, nulla o poco sapendo del Piano Marshall, i più avevano recepito il solo riferimento alla infelice campagna d’Africa. Con tutto quello che aveva provocato di lutti e sofferenze. In breve, quelle persone, ancorché di animo semplice, non gradivano che un cialtrone qualsiasi si spingesse fino al punto di argomentare in siffatto modo su questioni che urtavano la suscettibilità popolare. Fu a questo punto che il solito suggeritore, avvertendo che le cose volgevano al peggio, mentre l’oratore, in evidente stato confusionale, aveva ripreso con insistenza a battere il piede sul pavimento chiedendo soccorso, ebbe l’idea strampalata di suggerirgli:

“Compare, sorvolate!”.

Il maresciallo dall’eloquio facile non si perse d’animo. Seguendo istintivamente l’imbeccata e allargando le braccia, scandì con tono solenne:

“E noi sorvoliamo a bassa quota, per raggiungere un obiettivo a oltranza”.

Basta così. Era troppo!

Il pubblico, convinto ormai di trovarsi di fronte a un burlone di mezza tacca e deciso a non lasciarsi sbeffeggiare oltre, prese a sparpagliarsi rumoreggiando, per guadagnare la strada di casa o la bettola più vicina. Qualche malintenzionato voleva addirittura agguantare quel comiziante strambo e irriverente, per dargliele di santa ragione. Intanto, Paolino continuava imperterrito a sproloquiare, inondando la piazza con una marea di frasi senza senso. Gli amici, vista la mala parata, lo sollevarono di peso e lo portarono fuori attraverso un’uscita secondaria. Raggiungere la corriera, avviare il motore e riprendere il viaggio verso Chiaramonti fu tutt’uno. Il maresciallo Unali e la sua corte riuscirono rientrare in paese incolumi.

E così, insieme alle storie fantastiche di battaglie mai combattute e d’imprese senza capo né coda, Paolino poteva raccontare anche quest’avventura. Modificandone il finale, però. La sua fama di oratore brillante e arguto non poteva (non doveva) essere scalfita. In alcun modo.

2 – fine

Cfr. CARLO PATATU, Scuola Chiesa e Fantasmi, ed. Gallizzi, Sassari 2007, pagg. 177-184.



[1] Acronimo di Società Anonima Trasporti Automobilistici Sardegna, poi sostituita dalla SITA, successivamente dalla SCIA e infine dall’ARST.

[2] In quella che oggi si chiama piazza Repubblica.

[3] Il piano ideato dal generale e segretario di Stato americano George Catlett Marshall (1880-1959) nel 1947 a favore della ricostruzione dell’Europa, al termine della seconda guerra mondiale (1939-1945).

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Marzo 2021 13:24
 

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