Home » Cronache del passato » Dante Alighieri e… i ca… miei

Immagini del paese

Chiesa Cunventu 12.JPG

Statistiche

Tot. visite contenuti : 9613054

Notizie del giorno

 
Dante Alighieri e… i ca… miei PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 
Venerdì 26 Marzo 2021 20:54

La mia proposta di intitolare al Divino Poeta una via di Chiaramonti nella ricorrenza del 700° anniversario della sua nascita fu accolta dal Comune ed ebbe un epilogo imprevisto

di Carlo Patatu

S

ettecento anni fa, nella notte fra il 13 e il 14 Settembre, moriva a Ravenna Dante Alighieri, guelfo bianco, esule da Firenze da una ventina di anni. Oggi celebriamo doverosamente la ricorrenza con una lunga serie di eventi.

Data la mia modesta competenza in ordine alla vasta produzione in rima e in prosa del Poeta Sommo, non mi unirò al coro dei laudatori, né, a tal proposito, dire la m ia con l’autorevolezza che il caso richiede. Non mi permetterei mai.

Ma, non potendo tacere del tutto al riguardo, mi piace raccontare una vicenda personale che si riferisce al settecentesimo anniversario della nascita del “ghibellin fuggiasco”.

Correva l’anno 1965. Dante (battezzato Durante) era nato a Firenze nella primavera 1265. Per ricordare anche a Chiaramonti quella ricorrenza, scrissi una lettera al sindaco cav. Gerolamo Casu, proponendogli di ricordare quella data con una cerimonia solenne che coinvolgesse la Scuola e che si concludesse con l’intitolazione di una via a Dante. Gliene indicai pure una allora senza nome: quella che, partendo dalla via Grazia Deledda (Littu), si snoda ad angolo retto verso Codina Rasa dalla casa Fumera alla casa Bussu.

Il Sindaco sottopose la mia proposta al consiglio comunale e mi raccomandò di assistere alla seduta. Il Consiglio approvò il tutto con voto unanime e, con mia grande sorpresa, mi designò oratore ufficiale della manifestazione. Con mio disappunto grave, perché mai avevo tenuto un discorso pubblico. E poi, avrei dovuto parlare addirittura di Dante! Non me la sentivo proprio.

Rappresentai al Sindaco il mio disagio, ma quello fu irremovibile: così aveva deliberato il Consiglio e così doveva essere. Andai subito a scaricare la mia ansia al prof. Franco Dessì Fulgheri, mio professore di lettere alle superiori, perché mi desse qualche dritta. Fu paternamente disponibile e mi dette una mano. Dopo di che, mi misi al lavoro per stendere il testo del “discorso ufficiale” che mi vedevo ormai costretto a pronunciare.

La data della cerimonia era stata già fissata (a Maggio, mi pare): messa in parrocchia, scoprimento della targhe stradali nella nuova via Dante Alighieri e poi tutti al cinema “Fontana” (oggi discoteca Marrone”) per la conclusione del programma con i discorsi di rito.

Il Sindaco mi chiese pure la cortesia di occuparmi dell’acquisto delle due  targhe stradali in marmo, non mancando di raccomandarmi di farmi rilasciare la prevista fattura per ottenere il rimborso della somma che avrei anticipato. Ordinai il tutto alla marmista vedova Schintu, a Sassari in via Torre Tonda, pagai e ritirai le due lastre marmoree, che depositai in Comune affinché si provvedesse a murarle.

Giunse il giorno fatidico. Col cuore in gola e con addosso un’ansia che, in passato, raramente aveva raggiunto tanta intensità, mi recai al municipio all’ora fissata e mi misi al seguito del corteo con autorità, scolaresche e una larga schiera di cittadini Raggiungemmo la chiesa e, dopo la messa, la nuova via Dante. Qui, la benedizione e lo scoprimento della targhe furono salutati da applausi scroscianti. Quindi ci dirigemmo verso il cinema, in via del Rosario.

Dopo una breve introduzione, il Sindaco mi cedette il microfono e io pronunciai il mio primo discorso pubblico. Ero emozionato a tal punto che non riuscivo a vedere i volti degli ascoltatori che mi stavano di fronte. Comunque l’uditorio fu generoso di applausi e di manifestazioni di consenso. Non so dire se per le cose che avevo detto o per incoraggiare un giovane che, lo confesso, stava per farsela addosso.

A conclusione della cerimonia, il Sindaco riprese la parola per ringraziare tutti i partecipanti e, in particolare, chi aveva avuto l’idea di onorare il Divino Poeta con l’intitolazione di una via. “Inoltre, aggiunse sorridendo, Carlo Patatu ha pure donato alla cittadinanza le due lastre di marmo collocate a indicare la nuova via, appena benedette e inaugurate”.

Lascio immaginare a chi legge il mio stupore. Oltre tutto, la spesa era di diecimila lire, un sesto del mio stipendio mensile. Dunque una somma non indifferente per le mie modeste finanze. Le parole del primo cittadino furono accolte con un’ovazione, cui seguirono complimenti e strette di mano a non finire. Il cav. Casu, sedendosi, si rivolse a me con sorriso malizioso e mi sussurrò sottovoce. “E gai imparas a ti faghere sos caz… tuos! (E così impari a farti i ca… tuoi!)”.

Naturalmente, feci buon viso a cattiva sorte. Ma la cosa, tutto sommato, non mi dispiacque. Tant’è che col Casu ne ridemmo a lungo.

Ultimo aggiornamento Sabato 27 Marzo 2021 10:13
 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):