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Covid-19: salgono i contagi, Sardegna arancione PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 31 Marzo 2021 19:55

A Marzo, smessa la veste candida, siamo passati all’arancio, saltando a piè pari il colore giallo

di Carlo Patatu

L

a nostra isola, indossata a Marzo in veste candida, unica in Italia, strada facendo è diventata zona arancione, in materia di contagi da Covid-19. Senza nemmeno sostare sul giallo.

C’era da aspettarselo, per la verità, giacché l’essere classificati zona bianca è stato letto, da tanti, come una sorta di liberi tutti. La riapertura con orari prolungati  di bar, ristoranti, pizzerie e agriturismo, con in più gli arrivi da oltre mare controllati all’ingrosso, hanno indotto il Ministero della Sanità ad armarsi di secchio e pennello per tinteggiarci con un bell’arancione.

Numeri alla mano, le prime due settimane di Marzo registravano soprattutto indici di contagio che sostavano, più o meno stabilmente, sullo zero virgola. Poi la curva ha ricominciato a salire. Gradualmente ma incessantemente, toccando addirittura il picco del 10,3% il 27 Marzo.

Durante il mese scorso, sono stati registrati 4.292 contagi (+1.638 rispetto a Febbraio) pari a una media giornaliera di 138 (+43 sul mese precedente). I decessi ammontano a 76 (-100 su Febbraio), mediamente 2 al giorno (a febbraio erano 6). 243.477 i tamponi processati a Marzo (+81.903 su Febbraio) con una media giornalieri pari a 7.854 (+ 1.369 rispetto al mese di Febbraio). L’indice di contagiosità sui tamponi processati è rimasto pressoché stabile, passando dal 3% di Febbraio al 2,8% di Marzo.

In definitiva, noi continuiamo a non osservare col rigore dovuto le prescrizioni sanitarie (distanziamento e mascherine) suggerite insistentemente da chi se ne intende. Cogliamo ogni occasione per dribblarle, quasi a volere imbrogliare chi ce le raccomanda, mentre invece facciamo danno a noi stessi, ma pure a chi ci sta vicino. Nei bar si pratica il solo servizio di asporto? Ebbene, noi ci riforniamo di bevande e poi ci assembriamo sul marciapiedi che sta di fronte. Ristoranti e pizzerie non consentono di accomodarci a tavola? E noi ci riuniamo nelle case private o, meglio ancora, in campagna. A mangiare e brindare in assoluta libertà, come niente fosse e dimenticando (o facendo finta) che la possibilità di contagio sta dietro ogni angolo, in agguato.

Poi ce la prendiamo con turisti e immigrati che sbarcano da navi e aerei senza la possibilità di controlli severi. Non tenendo nella dovuta considerazione che gli arrivi da oltre mare si riferiscono a qualche decina di migliaia di persone, mentre noi che viviamo stabilmente nell’Isola siamo oltre un milione e mezzo. I numeri importanti che ho citato prima riguardano soprattutto noi. Gli untori non vengono da fuori. Diamoci quindi una regolata.

Meno male che, sia pure con qualche intoppo, va avanti il programma di vaccinazioni. Alla luce dell’incorreggibilità dei nostri comportamenti fuori norma, il vaccino resta l’unica e ultima speranza.

Ha da passa’ ‘a nuttata, diceva Eduardo.

 

 

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