Home » La Tribuna » La Tribuna » Che fine ha fatto il restauro della vecchia caserma di Chiaramonti?

Immagini del paese

Immagine 021.jpg

Statistiche

Tot. visite contenuti : 9780336

Notizie del giorno

 
Che fine ha fatto il restauro della vecchia caserma di Chiaramonti? PDF Stampa E-mail
Valutazione attuale: / 5
ScarsoOttimo 
Giovedì 27 Maggio 2021 16:17

Una ventina di anni, quattro sindaci e un commissario straordinario non sono stati sufficienti e portare a casa la conclusione dei lavori nello stabile, che versa in condizione di abbandono

di Carlo Patatu

A

che punto sono i lavori di restauro della vecchia caserma dei carabinieri? Lo chiedo da tempo; ma nessuno pare in grado di fornirmi una risposta esaustiva e soddisfacente.

Su quel progetto, avviato nei primi anni Duemila dalla seconda Giunta guidata da Ezio Schintu, è calata inquietante la cortina dall’oblio. Come dice il Poeta, …tutto è pace e silenzio […] e più di lor non si ragiona[1]. Una delle tante incompiute nostrane, che aspettano tempi migliori. Invano, a quanto sembra di capire, stante la sensibilità amministrativa in materia piuttosto scarsa, se non proprio assente.

Da quando l’ormai agonizzante CM2 (Comunità Montana n. 2) deliberava di ristrutturare la vecchia caserma dei Carabinieri di Chiaramonti, già proprietà dell’amministrazione provinciale di Sassari che l’aveva ceduta in comodato d’uso, sono trascorsi all’incirca una ventina di anni, nel corso dei quali si sono alternate le giunte dirette da Ezio Schintu, Giancarlo Cossu, Marco Pischedda e questa presieduta da Alessandro Unali, più un anno di gestione del commissario straordinario Giovanni Maria Retanda.

Il progetto, redatto dall'architetto Salvatore De Gioannis e dall’ingegnere Antonio Tortu, prevedeva la trasformazione dello stabile, costruito nella seconda metà dell’800 e ormai in stato di abbandono da qualche tempo, in una struttura da adibire a raccolta ed esposizione di reperti archeologici, con annesso salone per conferenze. Spesa iniziale prevista € 671.393,97.

L’idea era di fare presto, per cui, esperite velocemente le formalità di legge, il 1.Maggio 2005 i lavori furono affidati all’impresa Se.Sa di Ossi. Che avrebbe dovuto portarli a termine entro e non oltre il 24 Aprile 2006. Poco meno di un anno dopo.

Ne sono passati inutilmente sedici.

Nel frattempo, la moribonda CM2 tirò le cuoia definitivamente, per cui ci fu una inevitabile fase di stallo. Quindi la più parte dei comuni anglonesi (fra i quali Chiaramonti) si costituirono in “Unione dei Comuni dell’Anglona e Bassa Valle del Coghinas”. Pertanto ogni competenza inerente al progetto di cui trattiamo doveva essere trasferita dalla sepolta CM2 alla neonata Unione dei Comuni. Mantenendo fisicamente gli atti del progetto all’interno del medesimo ufficio, dato che la sede, a Perfugas, è rimasta la stessa.

Un iter di assoluta normalità, dunque. Così pareva a me e un po’ a tutti.

Ma, a questo punto, il diavolo deve averci messo la coda, dando luogo a un pasticcio cui nessuno, finora, è riuscito a porre rimedio. Quel diavolo ha pure un nome, quello dell’ufficio tecnico della CM2. Il cui capo, quasi contemporaneamente, si trasferì a lavorare in Provincia perché vincitore di concorso. Abbandonando così alla propria sorte la pratica, rimasta orfana in ogni senso. Nel frattempo, il Comune di Chiaramonti ha fatto poco o niente. Tant’è che di risultati concreti, finora, non se ne sono visti.

E così quell’edificio risulta in parte rifinito e in parte no. Anzi, alcuni degli ambienti restaurati mostrano già i segni evidenti dell’abbandono. Come pure parte degli arredi incomprensibilmente acquistati ancor prima della conclusione dei lavori inerenti ai locali.

Mi chiedo e chiedo al Sindaco, ma anche all’Assessore ai Lavori Pubblici: perché mai i Comuni del circondario (Ploaghe, Nulvi, Martis, Perfugas, etc.) si sono dotati da tempo di strutture adeguate a ospitare manifestazioni pubbliche, mentre Chiaramonti può confidare solo nella disponibilità della chiesa parrocchiale; che, per motivi che non sto qui a dire, talune iniziative non può proprio ospitarle?

Sulla ex caserma il Comune, per quanto risulta da ciò che si può leggere sul sito ufficiale, continua a nicchiare e a non fare ciò che, a mio parere, dovrebbe. E cioè intervenire con la voce grossa, battendo i pugni sul tavolo dell’Unione dei Comuni, e reclamare, a questo punto, che si faccia finalmente chiarezza su eventuali responsabilità amministrative di politici e/o funzionari. Del presente e del passato. Al Sindaco e all’Assessore, a questo punto, non resta che porre in essere un atto eclatante, per dare la sveglia all’Unione dei Comuni, che, nella fattispecie, pare dormire sonni profondi. Magari arrivando, come extrema ratio, a occuparne la sede fino a ottenere le risposte dovute.

È d’interesse comune sapere cosa ne pensano a Palazzo. Presumo che la cosa non interessi solo me.



[1] V. Giacomo Leopardi, La sera del dì di festa.

 

Aggiungi un commento

Il tuo nome:
Indirizzo email:
Titolo:
Commento (è consentito l'uso di codice HTML):