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Chiaramonti: vieti pregiudizi ed altre erronee credenze PDF Stampa E-mail
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Venerdì 18 Giugno 2021 16:30

di Giorgio Falchi (1843-1922)

L

a crassa ignoranza congiunta alla più cieca credulità spesso fanno dipendere dai fenomeni celesti i luttuosi avvenimenti che dopo non lungo tempo si verificano.

Infatti, anche nel giorno d’oggi, sono in molti quelli che ritengono le aurore boreali presagio di prossima guerra e la comparsa di una cometa preannunzio di peste o d’altro terribile flagello.

Così pure la stella vicinissima alla luna vaticinio di assassinio, l’imperversare di un temporale passaggio all’altra vita di un grande delinquente, di nottetempo l’ululato dei cani ed il flebile canto della civetta annunzio che qualche persona del vicinato non tarderà molto a morire. E finalmente tuttora si presta fede all’iettatura ed alla magia ed eziandio all’esistenza dei vampiri umani (sas sulviles), che sul tardi della notte penetrano nelle abitazioni onde succhiare il sangue ai lattanti.

Vi sono poscia coloro che hanno la credenza, usando parole misteriose, potersi impedire l’esplosione delle armi da fuoco, nonché l’abbaiare dei più feroci mastini, così pure distruggere i bruchi ed altri insetti che danneggiano i seminati, liberare le piaghe dai vermi e persino impedire ai novelli sposi di cogliere il primo e desiderato frutto dei loro amori! Altri poscia sostengono di cambiare alloggio oppure di condurre bestiame da uno ad altro tancato nei giorni di lunedì e di martedì, atteso l’antico monito: «Né in lunis, né in martis, né t’accases, né t’appartes»[1].

Si evita dai fidanzati di celebrare il matrimonio nei mesi di luglio e di agosto perché dagli antichi qualificati per nefasti: “Triula, triuladu. Austu, aultidu”. Cioè luglio, mese di tribolazioni durante la vita coniugale; agosto, mese che provoca frequenti aborti.

E finalmente si rendono degni di compassione i superstiziosi che ritengono infortunio il versamento dell’olio, segno d’allegrezza tanto il versamento dell’acqua o del vino sulla tovaglia del tavolo da pranzo, nonché la rottura dei piatti e delle tazze.

Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pagg. 306-307



[1] Nella versione in italiano: Né di Venere né di Marte, non si sposa non si parte, né si dà principio all'arte.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 18 Giugno 2021 16:34
 

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