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Chiaramonti: comparatico di San Giovanni e pronostici diversi PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 23 Giugno 2021 09:32

di Giorgio Falchi (1843-1922)

N

el passato, essendo l’animo degl’individui meno pervertito e non generalizzato dalla corruzione dei costumi, perciò il così detto comparatico di San Giovanni venne considerato quasi una parentela spirituale ed era quindi valevole a render perenni i sentimenti del più sentito affetto tra i contraenti di esso.

Ora per lo consueto si effettuava nella sera del vespro della festa di San Giovanni, oppure del santo patrono della parrocchia, e consisteva nell’attraversare rapidamente una grande fiammata di stipe[1] incesa[2] nella pubblica via, da parte di un giovine e da una zitella tenendosi per mano, ripetendo per ben tre volte le parole di rito: compare et comare de Santu Giuanne[3]

Così pure il comparatico poteva esser contratto annodando e snodando le cocche di un fazzoletto, per tre volte ripetendo la formula sovra indicata.

Nella sera poi della solenne festa del Corpus Domini costumano le giovani da marito di fare l’esperimento del piombo, che effettuavasi col fondere tale metallo e poscia riversarlo tutto d’un tratto nell’acqua fredda. E le bizzarre forme che avesse ad assumere nel solidificarsi, paragonate ora ad un aratro, ora ad un branco di pecore e talora ad arnesi di mestieri diversi, e da ciò solevano trarre il pronostico se il futuro sposo avesse ad essere un agricoltore, un pastore, ossivero un artigiano.

In quanto poscia all’esperimento delle fave, (esso consisteva n.d.c.)[4] nel deporre di notte sotto il guanciale del letto ove la giovine si coricava  tre grani di fave, una avente la buccia intatta, l’altra sbucciata a metà e finalmente la terza totalmente priva di buccia.

 

Ora nel giorno della festa del Santo patrono, appena svegliata e casualmente, dovea togliere da sotto il guanciale una delle tre fave ripostevi. E nel caso che avesse messa la mano in quella avente l’intiera buccia, ciò significava che il futuro sposo sarebbe persona agiata; se in quella sbucciata a metà, si doveva arguire che il futuro sposo non proverebbe mai scarsezza del bisognevole alla vita.

Finalmente se la fava colta avesse ad essere priva totalmente della buccia, dovrebbe essere ritenuto indizio che il futuro sposo sarebbe bensì privo di beni, ma onesto, laborioso ed amante della famiglia e della parsimonia nello spendere.

L’esperimento poi del fiore detto margherittina[5], viene eseguito dalle giovani onde accertarsi se dall’amante sono costantemente amate, oppure tradite e dimenticate.

Desso consiste nel privare tal fiore dei petali, uno per uno, ripetendo alternativamente le domande: M’amas? Non m’amas?[6]

Orbene, se l’ultimo dei petali corrisponde alla prima delle domande, ciò significa che l’amante si mantiene fedele alla promessa fatta di matrimonio. Nel caso poi corrisponda alla seconda domanda, significherà che l’amante ha riposto in altra giovane i propri affetti.

E finalmente dalle giovani nella mattina della festa del Corpus Domini viene collocato un garofano presso al limitare della porta d’ingresso della propria casa di abitazione, ritenendo che il nome dell’individuo che avrà raccolto il fiore sarà identico a quello che porterà il futuro sposo.

Cfr. CARLO PATATU, Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2004, pagg. 304-306.



[1] Catasta di legname o altro materiale da ardere.

[2] Incendiata, che brucia.

[3] Traduzione: compare e comare di San Giovanni.

[4] La frase non risulta interamente leggibile per via di una macchia d’inchiostro.

[5] Così nel manoscritto originale.

[6] In lingua sarda: m’ami? Non m’ami?

Ultimo aggiornamento Mercoledì 23 Giugno 2021 09:46
 

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