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Supplica di Pietro Cano per costruzione nuova chiesa PDF Stampa E-mail
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Lunedì 12 Luglio 2021 10:32

di Giorgio Falchi (1843-1922)

P

er quanto fosse desiderio di questa popolazione che proseguisse a essere destinata a parrocchia l'antica chiesa di San Matteo, tuttavia il supplicante lascia in piena facoltà della superiore autorità ecclesiastica il decidere sull'ubicazione della nuova chiesa.

Sia perché fosse affrettata l'erezione della stessa, che onde scansare la fiera opposizione del nostro clero, rifuggente dall'officiare nell'antica parrocchia anche durante i mesi estivi, perché mai sempre desideroso di trarre vita comoda e scevra da fatica.

Gli amministratori delle diverse chiese, oltre di lasciare non riscosse le annualità censuarie, tollerarono le usurpazioni di terreno di pertinenza degli enti morali, massime se fatte dai loro congiunti e aderenti.

La contadoria di Sassari fu mai sempre il salvagente di tutti i disonesti amministratori. E lo stesso arcivescovo dal 1799 al 1838, indovutamente e in danno di questa popolazione, si appropriava oltre lire trentamila provenienti dal reddito dei beni del legato Tedde e destinati con biglietto vice regio del 24.VI.1799 alla costruzione della chiesa parrocchiale.[1]

Per quanto risulta, la chiesa di Santa Giusta, detta "de Peddiu", fu lasciata cadere in rovina nel 1830.

La chiesa rurale poi di San Michele venne in parte atterrata nel 1833. E di recente l'amministratore della parrocchia Cossu Antonio Vincenzo, si fece lecito non solo di prevalersi del materiale di essa chiesa per cingere a muro una proprietà di un suo affezionato congiunto, ma eziandio permise allo stesso che seminasse a grano l'area di essa chiesa.

Il quadro di San Sisto, in seguito alla demolizione dell'omonima chiesa, avvenuta per quanto risulta nel 1823, venne relegato in una delle cappelle dell'antica chiesa di San Matteo. Ed ivi lasciato ammuffire ed essere divorato dai topi, attesa l'abituale indolenza del clero nostro nel provvedere alle cose sacre.

Le chiese rurali di Santa Maria Maddalena, di San Sisto e di San Giuliano erano opere pregevoli di pisana architettura. La chiesa poi di San Giuliano, nonostante fosse solidissima, fu nella maggior parte demolita nel 1836, onde impiegare i materiali della stessa nell'erezione di una nuova cappella, aggiunta alle altre esistenti nello antico oratorio di Santa Croce. Un tale atto vandalico e inconsulto indignò l'intera popolazione; per cui un poeta estemporaneo non si ritenne dal dire:

"Et bois Santu Iglianu, ite faghides?

Comente Santu Sistu bo nd'istades?

Sa cheja ostra in terra la idides.

Proite non faghides su miraculu

de los parare zegos et in baculu?"

La chiesa di Santa Maria Maddalena per lunga serie di anni non fu officiata dal nostro clero, nonostante edotto fosse che ab antico la parrocchia si era appropriata dei vari stabili di pertinenza di detta chiesa.

Al presente fu restaurata dai privati; e per cura soltanto di essi tutti gli anni vi si celebra la consueta festa.

 


Cfr. CARLO PATATU,  Chiaramonti – Le cronache di Giorgio Falchi, ed. Studium adp, Sassari 2007, pagg. 311-313



[1] Già nel 1755, la nobildonna Lucia Tedde aveva disposto un lascito in tal senso. Una controversia lunga e sofferta permise di avviare soltanto nel 1882-83 i lavori per la costruzione della nuova parrocchiale, dedicata a San Matteo apostolo, là dove sorgeva l’oratorio di Santa Croce. La chiesa venne benedetta il 25 Gennaio 1888 e consacrata il 16 Settembre successivo dall’arcivescovo di Sassari monsignor Diego Marongio Delrio.

Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Luglio 2021 10:42
 

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