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Sardegna con le ali tarpate… o quasi PDF Stampa E-mail
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Venerdì 08 Ottobre 2021 19:42

Il pasticcio combinato dall’amministrazione regionale nel procedere all’assegnazione del servizio di continuità territoriale rischia di creare un buco nei collegamenti con la Penisola

di Carlo Patatu

S

ardegna senz’ali. Vuoto nel cielo e confusione a terra. Potrebbe accadere a breve se il problema annoso della continuità territoriale aerea non sarà risolto, sia pure in zona Cesarini. E cioè entro qualche giorno.

È di oggi la notizia che, dopo la società spagnola Volotea, anche la neonata ITA (che sostituirà Alitalia dal 15 del mese corrente) è stata eliminata dalla gara per l’assegnazione temporanea del servizio di collegamento aereo con la terra ferma. La prima per carenza di documentazione; la seconda per insufficienza di requisiti: non avrebbe dimostrato di possedere un numero sufficiente di aeromobili.

Sono anni e anni che la Regione non riesce a partorire uno straccio di modello che, nel rispetto delle regole comunitarie, garantisca ai sardi e non solo di collegarsi in volo con la terra ferma a costi sostenibili. Ogni tanto a Cagliari s’inventano una proposta, che poi viene cassata dalla Comunità Europea perché non in linea con le direttive comunitarie vigenti. La Francia per la Corsica e la Spagna per le numerose isole del Mediterraneo e dell’Atlantico hanno risolto il problema da tempo. Noi ancora no.

Ed ecco che, per fare fronte alle scadenze incombenti, l’assessore ai Trasporti fa ricorso all’ennesima proroga fatta all’ultima ora e la cui reiterazione ha finito col creare il pasticciaccio che sappiamo. Evidentemente in Regione è sconosciuto l’antico proverbio “la gatta frettolosa fa gattini ciechi”.

Ma un’attenuante ce l’hanno i soloni di Cagliari.

Mentre il tempo passava inesorabile e la scadenza del contratto con la moribonda Alitalia si avvicinava a passi da gigante, la Giunta e il Consiglio non se ne sono stati con le mani in mano. Hanno pensato bene di utilizzare proficuamente quei mesi preziosi a progettare e approvare la moltiplicazione delle aziende sanitarie, portandole da una a otto.

Non soddisfatti di ciò, si sono gettati a capofitto sul progetto che ha riportato da quattro a otto il numero delle province sarde. Pensate un po’ che razza di idea stramba quella di impegnare ben sei strutture provinciali (Nuoro, Oristano, Olbia-Tempio, Medio Campidano, Ogliastra e Sulcis-Iglesiente) più due città metropolitane (Cagliari e Sassari) per amministrare poco più di un milione e mezzo di abitanti. Che sono meno delle periferie di Roma. Ma tant’è. Inoltre la giunta Solinas ha profuso molto impegno nel ridisegnare uno staff faraonico e costoso a supporto dell’azione di governo.

In tutt’altre faccende affaccendata, Mamma Regione non doveva distrarsi, non poteva divagare occupandosi anche dei collegamenti aerei. Tanto una nuova proroga, ancorché disposta all’ultima ora, come d’abitudine, avrebbe risolto il problema. Invece gli è cascato addosso l’asino.

Frettolosamente, nel pomeriggio di ieri, l’Assessore ha reinvitato nuovamente 12 compagnie aeree a manifestare interesse a operare per alcuni mesi in regime di convenzione collegando i tre aeroporti sardi con Fiumicino e Linate. Dovrebbero rispondere entro le 13 di Lunedì prossimo. Due ore dopo, indossate giacca e cravatta, i commissari dell’assessorato si riuniranno per decidere a chi assegnare il servizio. Sempre che ci sia qualcuno ancora disposto a trattare con la Regione, alla luce dei pastrocchio di cui sopra.

Inoltre pare certo che, nella stessa giornata di Lunedì, si pronuncerà il TAR sulla richiesta d sospensiva del provvedimento di esclusione di Volotea dal bando per l’assegnazione del servizio di continuità aerea. E se il Tribunale Amministrativo, accogliendo la richiesta della compagnia spagnola, dovesse deliberare di sospenderne l’esclusione?

Sarebbe un bel guaio!

Fra una settimana, la Sardegna potrebbe trovarsi con le ali tarpate e restare priva di collegamenti aerei con la Penisola a prezzo agevolato. E chi deve recarsi oltre mare? Non potrebbe nemmeno attaccarsi al tram. Che, com’è noto, alle onde spumose del Tirreno preferisce i più solidi e collaudati binari.

 

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