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L’Ucraina combatte sola contro l’invasore russo PDF Stampa E-mail
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Sabato 26 Febbraio 2022 16:10

di Carlo Patatu

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ulli di tamburi e squilli di trombe guerriere frammisti a boati di esplosioni provengono dall’Est europeo, assordandoci le orecchie e mettendoci in ambasce.

Il presidente russo Putin, seguendo il suo istinto che lo porta ad agire sempre per primo, ha deciso d’invadere l’Ucraina, accerchiata da Nord, Sud ed Est in una morsa a tenaglia da carri armati, elicotteri e decine di migliaia di soldati in assetto di guerra.

Gli ucraini, pur decisi a resistere fino alla morte, hanno la sorte segnata: perderanno. Fatte salve improbabili novità, subiranno la violenza di un popolo invasore, enormemente più forte e militarmente organizzato. Non c’è paragone che tenga fra l’orso sovietico e il nano ucraino.

Il motivo di tanto fracasso?

Si vuole, afferma lo zar di Mosca, garantire la sicurezza del popolo russo, che si sente minacciato, e rimettere in riga quei “nazisti di Kiev”. Il tutto ignorando le norme del diritto, oltre che ogni regola ispirata al buon senso e alla ragionevolezza. Mostrando indifferenza e persino disprezzo nei confronti della comunità internazionale. Che non ha mancato di adoperarsi in tutti i modi per evitare l’invasione, che potrebbe sfociare in qualcosa di più grosso.

Di fronte all’azione fulminea e al vantaggio che il promotore ne ha già tratto, stanno l’Unione Europea, la Nato, gli Stati Uniti, che finora hanno subito l’arroganza del despota russo, essendo solo in grado di minacciare e disporre sanzioni a carico del popolo invasore. Il fatto è che l’azione di Putin è in corso; le sanzioni, se e quando verranno, potranno produrre effetti non immediati, ma soltanto più in là. È del tutto evidente che Putin ha conseguito vantaggi innegabili. Il resto lo si vedrà strada facendo.

Ovviamente noi dobbiamo reagire con energia stando dalla parte della ragione, fedeli ai nostri principi di libertà e di democrazia. Far finta di niente sarebbe oltremodo deleterio e aprirebbe la strada ad altre e più spericolate azioni dell’Armata Rossa. Hitler insegna. Ma, si sa, il modello democratico richiede tempi e modalità che impediscono di agire con azioni fulminee. Inoltre c’è da considerare che le sanzioni, se disposte con severità e applicate con convinzione, non mancheranno di ritorcersi anche in danno di chi le ha volute.

Qualche esempio che ci riguarda direttamente. Noi dipendiamo in gran parte dalla Russia per la fornitura del gas. Inoltre con i russi intratteniamo ricchi scambi commerciali che potrebbero andare a farsi benedire, mettendo in crisi il nostro apparato industriale e non solo. Ce lo possiamo permettere? A parole parrebbe di sì; ma i distinguo già si fanno strada qua e là. Gli americani si affrettano a dire che non manderanno soldati a difendere Kiev e fanno la voce grossa nel chiedere a tutti unità e concordia nel disporre sanzioni pesanti a carico dei russi. Diversamente dall’Europa, gli Usa non hanno dipendenza alcuna sul versante energetico e delle materie prime. Pertanto possono permettersi ciò che noi non possiamo per motivi evidenti. Ecco perché il primo round Putin se l’è aggiudicato facilmente.

Insomma, la gestione di questa crisi internazionale non si presenta facile. D’altra parte, l’Occidente ha spianato la strada al presidente russo accogliendo nella Nato tutti i popoli che, alla fine della seconda guerra mondiale, erano sotto l’influenza sovietica (Polonia, Romania, Ungheria, repubbliche baltiche etc.) e arrivando fino a quella che i russi hanno considerato una vera e propria provocazione: l’adesione alla Nato anche dell’Ucraina. Ricordiamo bene ciò che, a parti invertite, accadde nel 1962, quando il presidente Kennedy si oppose fermamente, minacciando l’intervento armato, all’installazione di missili sovietici a Cuba. Se allora aveva ragione l’America, perché mai oggi non dovrebbe averne un briciolo la Russia? Ovviamente l’invasione resta un atto molto grave e ingiustificato.

Indurre ora più soggetti (Unione Europea, Nato e Usa) a parlare una sola lingua non è cosa a portata di mano. Il che non significa che non ci dobbiamo provare con l’impegno dovuto e la convinzione necessaria, per evitare il peggio. Putin, in un suo recente discorso, ha ammonito la comunità internazionale pronunciando parole inquietanti: alla larga dai nostri interessi, non azzardatevi a ficcare il naso negli affari nostri o ve ne pentirete amaramente.

Quasi una dichiarazione di guerra. Che, se dovesse esserci, sarebbe guerra totale. Credo che, al riguardo, torni utile ricordare quanto ebbe a dire Albert Einstein: “…non ho idea di quali armi serviranno per combattere la terza Guerra Mondiale, ma la quarta sarà combattuta coi bastoni e con le pietre”.

 

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