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Putin dice di rispettare l’Ucraina e invece la invade PDF Stampa E-mail
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Domenica 13 Marzo 2022 17:03

di Carlo Patatu

“La Russia è aperta al dialogo con l'Ucraina e pronta a discutere le questioni più complesse. […] Rispettiamo la lingua e le tradizioni ucraine. Rispettiamo il desiderio degli ucraini di vedere il loro paese libero, sicuro e prospero”.

Pare incredibile; eppure sono parole testuali di Vladimir Putin, sottoscritte in un suo articolo pubblicato un anno fa nel sito ufficiale del Presidente russo. Ma, a scanso di equivoci, subito dopo precisa di essere “…fiducioso che la vera sovranità dell'Ucraina è possibile solo in collaborazione con la Russia. […] La nostra parentela è stata trasmessa di generazione in generazione. È nei cuori e nella memoria delle persone che vivono nella Russia moderna e in Ucraina, nei legami di sangue che uniscono milioni di famiglie. Insieme siamo sempre stati e saremo molte volte più forti e di maggior successo. Perché siamo un solo popolo”.

Una tale dichiarazione di rispetto e simpatia per i “fratelli” ucraini fa a pugni con quanto accade, da quelle parti, da una ventina di giorni in qua. Mi chiedo come si possa invadere, perché d’invasione si tratta, un paese libero, l’Ucraina, retto da un governo eletto democraticamente e presieduto da un altro Vladimir, Zelensky, votato a larga maggioranza.

Eppure le cose stanno così. Migliaia di soldati russi attaccano le principali città ucraine con carri armati, cannoni, missili a breve raggio e bombardamenti aerei, portando terrore, morte, distruzione e miseria. I profughi che lasciano quei luoghi ormai invivibili si contano a milioni, cercano rifugio ovunque e confidano nell’ospitalità di gente che non conoscono e di cui nulla sanno. Insomma di chiunque sia in grado di offrirgli un letto, un tetto e un pasto caldo. Chi ancora resiste e non intende lasciare i familiari anziani e le proprie cose è costretto a trascorrere gran parte del tempo nei rifugi sotterranei e nelle gallerie della metropolitana per difendersi dalle bombe del “fratello” russo invasore. Che non risparmia nemmeno gli ospedali.

Destano impressione e pena immense le lunghe file di donne che, oberate da pacchi e tenendo per mano bambini spaventati, si accalcano nelle stazioni ferroviarie e d’autobus sperando di allontanarsi al più presto da quell’inferno. I loro volti sono segnati dalla tragedia che è in atto. I loro sguardi sono atterriti. Vi si leggono disperazione e dolore, incapacità di comprendere le ragioni che possono avere scatenato una guerra che, a parole, nessuno voleva. Gli uomini restano in patria a combattere.

“Noi non abbiamo invaso l’Ucraina e non abbiamo intenzione di invadere altri Paesi”, ha affermato con tono molto serio il ministro russo degli Affari Esteri Sergej Lavrov.

Ma allora chi è stato a invadere l’Ucraina? Chi ha messo in colonna migliaia di carri armati, in marcia migliaia e migliaia di soldati? Chi ha schiacciato i pulsanti che hanno messo in moto le batterie di missili che hanno distrutto palazzi, ponti, strade e ferrovie? Si tratta forse di un tragico scherzo? Non mi pare.

È vero: l’Europa, la Nato e gli Stati Uniti in primis hanno molto da farsi perdonare. Hanno commesso errori madornali trattando questa vicenda. Che non è nata ieri, ma affonda le radici in tempi remoti. Gli atteggiamenti del mondo occidentale, non sempre illuminati, hanno facilitato non poco l’azione inconsulta e peraltro priva di una qualsivoglia ragione seria posta in essere dallo zar russo. Probabilmente un’azione diplomatica condotta seriamente e improntata al realismo avrebbe consentito di evitare la tragedia che il popolo ucraino sta vivendo e che ci vede tutti coinvolti.

I due contendenti tentano di parlarsi per cercare una via d’uscita dignitosa e ragionevole per entrambi. Ma finora balbettano linguaggi incomprensibili e non riescono a comunicare. Tuttavia ciò non deve scoraggiarli. La via diplomatica, al momento, appare l’unica percorribile per evitare una catastrofe di dimensioni incalcolabili.

Anche il mondo occidentale deve fare la sua parte e impegnarsi nella ricerca di soluzioni che tengano conto delle esigenze dei contendenti. Delle ragioni, che pure ci sono, a favore degli uni e degli altri. Quando si litiga, a qualunque livello, il torto non sta mai tutto da una parte sola. Di ciò si deve tenere conto quando ci si siede al tavolo delle trattative.

La situazione, che è molto grave, lo impone.

 

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