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Artisti sardi quasi… dimenticati: Matteo Peru PDF Stampa E-mail
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Martedì 19 Aprile 2022 17:09

di Salvatore Patatu

 

Il grande cantore gallurese Matteo Peru nacque ad Aggius il 25 marzo del 1914. Finite le scuole elementari, frequentate non senza difficoltà, perché fin da piccolo contribuiva a portare avanti i lavori del padre coltivando l'orto, accudendo alle capre e, siccome era un esperto vignaiolo, coltivava la vigna di famiglia e anche quelle degli altri.

Cantava spesso in chiesa e frequentò anche le lezioni del maestro Azara di Tempio, che aiutava i giovani del paese a costituire una banda musicale. Studiò mandolino e chitarra che suonava molto bene. All'età di 22 anni, sostituì il padre nell'esecuzione in chiesa del Tibi soli peccavi, suscitando l'interesse dei presenti e di tutti i suoi compaesani.

Nel 1936 iniziò a frequentare il Conservatorio Santa Cecilia di Roma, dove si diplomò. A Roma incontrò il famoso tenore tempiese Bernardo Demuro e, col suo incoraggiamento, partecipò a un concorso bandito dall'EIAR (ora RAI), vincendolo a man bassa. Inoltre, vinse un concorso per canzoni napoletane col brano “Torna a Surriento”. Esordì in teatro nel 1947, interpretando il Barbiere di Siviglia sotto la direzione del maestro Zama. Poi Lucia di Lammermoor, Rigoletto, Traviata, Madame Butterfly, Cavalleria Rusticana e altre numerose opere liriche, arrivando a diventare celebre il Italia e in Europa. Purtroppo sopraggiunsero gravissimi problemi di salute, che lo costrinsero ad abbandonare una carriera che avrebbe potuto essere straordinaria, in quanto era ancora molto giovane.

Rientrò ad Aggius e, vivendo la serenità che gli offrivano i suoi boschi e i suoi monti, riuscì a superare questo momento di grande difficoltà. Aveva intenzione di rientrare a calcare i palcoscenici che lo avevano visto protagonista, ma, dopo ampia e sofferta riflessione, prese la difficile decisione di abbandonare definitivamente la carriera di tenore lirico. Conobbe Chiara Fara, si innamorò, con lei si sposò e decise di occuparsi dell'amministrazione dei beni di sua moglie situati nella Bassa Valle del Coghinas.

Il fratello Nanni lo convinse a occuparsi del coro che stava nascendo in paese, formato da Nanni Peru, voce; Matteo Peru voce e tippi; Narduccio Biosa, contra; Bacciccia Muzzeddu, bassu e Andreino Biancareddu Falzittu. Da questo momento Matteo si occupò a tempo pieno del coro, ricuperando brani del repertorio aggese, restituendogli con cura meticolosa, unita a una decisa competenza, la semplicità e la purezza delle origini.

La ghiotta occasione si presentò con la partecipazione alla trasmissione radiofonica “Il Campanile D'Oro”, alla quale partecipavano squadre dilettantistiche di tutte le regioni d'Italia. Dopo numerose trasmissioni in cui si procedeva a eliminazione diretta, alla finale risultarono presenti le squadre delle due isole maggiori Sicilia e Sardegna, della Puglia e della Lucania. Preferisco non parlare delle vicissitudini finali di questa gara canora, piena di avvenimenti apparsi poco chiari.

Comunque il coro di Aggius di Matteo Peru, da questo momento, iniziò una carriera che è persino difficile da seguire, tanti sono i luoghi e le nazioni in cui esso si esibì: Inghilterra, Danimarca, Francia, Spagna, Germania, Belgio, Egitto; non una sola, ma numerose volte in molte città, con un numero incalcolabile di spettacoli. Una delle più importanti manifestazioni cui partecipò Matteo Peru col suo coro fu la rappresentazione della Passione, curata dal regista polacco Kazimierz, in cui erano eseguite laudi drammatiche e sacre rappresentazioni italiane del 13° e 16° secolo. La compagnia diede la prima rappresentazione al Teatro lirico di Milano il 14 marzo 1972 e cessò dopo ben quaranta giorni.

I cinque del coro di Matteo Peru interpretavano il popolo, accanto ad attori professionisti. Quel coro era formato da Nanni Peru, voce; Matteo Peru, tippi; Tonino Carta, contra; Aurelio Biancareddu, bassu e Andreino Biancareddu, falzittu. Gli articoli della stampa, durante i giorni della rappresentazione, sono una chiara dimostrazione di quanta attenzione venisse riservata dalla critica al coro dei "Pastori di Aggius”. Dopo questa strabiliante esperienza il coro si esibì anche al Piccolo Teatro di Milano.

Nel 1974 col canto “La disispirata” vinse il primo premio di una importantissima rassegna. Nel 1977 grande successo al Castello Sforzesco di Milano e, nello stesso anno, sempre a Milano, nel cortile del Conservatorio, fu presentata la “Taja” di Gallura. Nel 1982, con una formazione leggermente cambiata il coro fu invitato a Venezia, poi a Como e a Crema. Il coro di Aggius diretto da Matteo Peru concluse la sua attività per avanzati limiti di età dei componenti. Ma Matteo ha continuato a collaborare coi giovani, che avevano intenzione di formare i cori, soprattutto ad Aggius e a Perfugas.

Per la sua attività in campo musicale, l'Ente Provinciale del Turismo di Nuoro gli conferì il titolo di Maestro del folclore. Matteo Peru morì ad Aggius il 10 gennaio del 2004. I suoi eredi hanno istituito un premio in sua memoria; nel 2014 è stato assegnato al sottoscritto per l’interesse dimostrato, nella mia attività di musicologo, per il canto gallurese e, in particolare, per la figura di Matteo Peru.

Da studente, per pagarmi gli studi, facevo ripetizioni di latino, Italiano e matematica agli alunni delle Scuole Medie del mio paese e un genitore non mi pagò il dovuto. Siccome aveva un negozio di dischi, mi feci dare cinque 45 giri, che ancora possiedo e che mi hanno accompagnato nel mio peregrinare da studente universitario.

Ho incontrato Matteo Peru in varie occasioni, ma mi piace citarne soprattutto tre. Nel 1972 fui nominato interprete ufficiale del COGEDEP di Parigi e accompagnai un gruppo di cinquanta studenti francesi, che giravano la Sardegna per studiarne gli aspetti più caratteristici, i costumi e i monumenti, gli usi e le tradizioni popolari, con la collaborazione del Centro Giovanile di Sassari. Stettero qui venti giorni, di cui sette a Tempio, ed ebbero decine d’incontri con sindacalisti, politici, rappresentanti del mondo contadino e turistico e, sul loro carnet compilato a Parigi, era previsto un incontro col Coro di Aggius di Matteo Peru. Fu una festa indimenticabile, perché, oltre ai canti che i ragazzi registrarono, ziu Matteu tirò fuori una damigiana di vino di cinquanta litri, cui tutti fecero una festa incredibile. Ziu Matteu insegnò loro il ballo sardo, cantando col coro la canzone:

Amabili pasturedda

cun chi cori tu mi lassi.

È meddu chi mi trapassi

lu cori cu la cultedda.

Un'altra volta, quando ero studente, ero in vacanza in barca col mio amico Nanni Cargiaghe a Santa Teresa Gallura e avevo catturato una turista, che credevo fosse francese, in quanto parlava quella lingua alla perfezione. La sera andammo in piazza e c'era il Coro di Matteo Peru, che teneva uno spettacolo. Durante una pausa andai a salutarlo e gli presentai la ragazza, dicendogli che era una francesina con la quale mi esercitavo a parlare il francese. Lui le toccò la mano e dopo, in gallurese, mi disse: "Cun chista stedda tu, malandrinu, sei fendi alti cosi! E eu ti digu chi no è franzesa, ma tedesca!”

"Ma no - gli risposi - parla il francese alla perfezione!”

E lui, sempre in gallurese: "Solu li steddi tedeschi poltani li calzètti cu' li sàndali comenti li polta chista”.

L'ultima volta lo vidi a Chiaramonti nel 1999, quando presentavo un mega spettacolo per festeggiare la Madonna Protettrice della Strada e lui era venuto a esibirsi col Coro di Perfugas. In quell’occasione gli portai i miei 45 giri e glieli feci vedere. Li prese in mano e, con un velo di commozione, mi disse: "Chisti dischi no l'aggiu manch'eu!”.

Ricordo di lui l'esecuzione di una indimenticabile “disispirata”, contenuta in uno dei miei dischi, su testo del grande poeta tempiese Gavino Pes, più conosciuto come Don Baignu. Alla chitarra un parente di Matteo: Ninuccio Peru.

Testo

Estàticu in mirà la to' figura

d'un incèndiu amorosu eu rispiru.

E a la più alta sfera, la più pura

fuggi l'ànima isciolta in un suspiru.

Dananzi a cussì bedda criatura

filmaria lu soli lu su ‘iru;

si più ti miru,

tantu più m'incanti.

M'obblighi più e più a istimatti.

Di la me'  'ita li più dulci istanti

so' li chi passu, bedda, in adoratti.

Per ascoltarla inserire questo indirizzo su youtube:

https://www.youtube.com/watch?v=gXbKdn-bXUU

Desidero ringraziare per le notizie fornitemi, il mio amico e collega prof. Giuseppe Peru, nipote di Matteo, anche lui cantore del coro che porta il nome dello zio e presidente dell'Associazione Culturale Matteo Peru”.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Aprile 2022 08:42
 

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