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L’Italia ha virato a destra, ma io non c’ero PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 28 Settembre 2022 12:18

di Carlo Patatu

Me ne vergogno un po’, ma devo dirlo pubblicamente: non sono andato a votare. Ciò, probabilmente, non interessa chi mi legge; ma sento il dovere di confessare ugualmente questo mio vulnus verso un sacro dovere civico e la rinuncia di proposito all’esercizio di un diritto costituzionale.

Non mi era accaduto, finora, se non in altre tre occasioni (due consultazioni comunali e una regionale) perché mi trovavo forzatamente fuori sede, in Sicilia. Nella ricorrenza di un paio di referendum mi sono volutamente astenuto perché non fosse raggiunto il quorum. Ma, mi piace sottolinearlo, in quei casi ho esercitato il mio diritto di invalidare, com’è accaduto, quei referendum che, a mio parere, non avevano senso.

Devo dire che, questa volta, la scelta di starmene alla finestra non è stata facile, ma molto, molto sofferta. In famiglia e a scuola mi hanno insegnato a scegliere sempre da che parte stare. Anche quando ci si sta scomodi. Ignavia, accidia, indifferenza non sono cose che fanno per me. Mai mi sono appartenute, grazie anche a doti caratteriali che mi facilitano le scelte. Devo dire, però, che ora il mio status di vecchio mi porta a essere meno impulsivo. Tutto marcia meno speditamente alla mia età.

Ecco perché l’essermi ritrovato d’improvviso come color che stan sospesi nel limbo dantesco, e cioè né carne né pesce, un certo imbarazzo me lo crea. Anche perché dalla lettura dei giornali ho scoperto sgomento che, purtroppo, sono in numerosa compagnia. Il vero vincitore di queste elezioni è stato il partito degli astenuti.

Ma perché, controvoglia e con tanti mal di pancia, ho deciso di disertare il seggio elettorale?

Dopo avere esplorato quel che passava il convento e non avendo trovato sulla piazza ciò che mi sarebbe piaciuto sentire e leggere, in un primo momento avevo deciso dimettere da parte ogni ritrosia e ridare il voto al PD. Che meglio degli altri risponde al mio modo di vedere. Ma la campagna elettorale condotta dal gruppo dirigente Dem è stata confusa, fiacca, carente di idee, priva di novità e, mi spiace ammetterlo, persino reticente. Insomma, non ho sentito, da Letta e compagni qualcosa che potesse scaldarmi il cuore e darmi lo slancio necessario a vincere le tante perplessità che mi affliggevano l’animo.

Non mi è andata giù la ricerca affannosa e mai convinta di alleanze sottoscritte e disfatte nel volgere di poche ore; l’eterogeneità dei partiti e dei personaggi che si voleva mettere insieme. Che ci facevano Fratoianni e Bonelli con Renzi e Calenda? Perché mai offrire un ombrello allo scissionista Di Maio, giustamente e meritoriamente messo in castigo dagli elettori? È possibile andare in campagna elettorale farfugliando risposte confuse e incomprensibili a chi chiedeva chi sarebbe stato il capo del Governo nell’ipotesi, di una vittoria del centro sinistra, peraltro assai improbabile? No, non è possibile. E mi fermo qui.

Basta, non ci vado, mi son detto. Mi sono stufato di votare turandomi il naso. Poi le cose sono andate come si prevedeva che andassero. Il trionfo del centro destra e la conseguente collocazione del PD all’opposizione dovrebbe indurre chi di dovere a meditare sul tracollo della sinistra nostrana. La traversata del deserto sarà lunga, faticosa e, mi auguro, salutare.

Alla prossima!

 

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