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Addio Nicola Brau, amico caro PDF Stampa E-mail
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Mercoledì 16 Novembre 2022 21:49

di Carlo Patatu

 

Ho appreso stamattina che un altro caro amico se n’è andato: Nicola Brau. La notizia, seppure annunciata da tempo, date l’età (94 anni, se non ricordo male) e le sue condizioni di salute, mi ha rattristato molto. Un altro pezzo del mio mondo è scomparso.

Chi invecchia è destinato a restare sempre più solo, a constatare con tristezza che, anno dopo anno, gli si fa intorno terra bruciata. E la cosa, credetemi, non è affatto gradevole; ma tant’è. La ruota gira e, prima o poi, tutto finisce.

Ricordo che Nicola, quand’era studente liceale, giocava nella squadra locale che, fortunosamente, era stata messa su dopo la fine della guerra da alcuni appassionati. Allora, eravamo verso la fine degli anni Quaranta del Novecento, io frequentavo la quarta e la quinta elementare e avevo come maestro Pasquale Brau, suo padre. Ebbene, noi scolari gli chiedevamo a gran voce che gli permettesse di venire da Sassari in paese per giocare la domenica. Niente da fare. Nicola doveva studiare e non pensare ad altro. La scuola prima di tutto.

La mia frequentazione con Nicola ebbe inizio nell’anno scolastico 1948/49. Lui studente universitario e io alunno di seconda media, capitammo a pensione nella stessa casa a Sassari, da signora Gaetana, al secondo piano di via Duomo 1, con affaccio sul Corso. Ricordo che il mio primo giorno di permanenza in città si prospettava per me tragico. Abituato a vivere in una famiglia numerosa e rumorosa, vedendomi solo fui preso da tanta nostalgia che mi misi a piangere. Ebbene, lui, allora ventenne, mi consolò e, per distrarmi mi portò al cinema Verdi, in loggione, a vedere un film su Fra Diavolo. Che mi divertì non poco e mise un po’ in sonno la struggente nostalgia per il mio Chiaramonti.

Poi lui si laureò, si sposò con la compaesana Nannina Sini e, nei primi anni, si dedicò all’agricoltura, curando personalmente il patrimonio terriero di famiglia. Successivamente mollò la presa e decise di dedicarsi all’insegnamento della lingua francese nella scuola media prima e poi al Liceo Ginnasio Azuni di Sassari. Qui fu anche professore, per due anni, di mio figlio Giovanni.

Dal suo matrimonio nacquero quattro figli: Caterina, Gian Pasquale, Francesco e Gavino. Quando questi erano ancora bambini, io e gli amici andavamo a casa sua a cantare “A Gesus in allegria” la notte di Capodanno. Una volta, facendo il solito giro, ci attardammo presso una famiglia. Allora Nicola venne a cercarci e ci disse: “Per favore, venite subito a casa perché Francesco non vuole andare dormire senza avere ascoltato il vostro canto natalizio".

Insieme facemmo parte per qualche tempo del direttivo dalla squadra locale di calcio: lui vice presidente e io segretario. Era persona molto scrupolosa, che faceva sempre le cose a puntino, senza mai improvvisare. Tutti gli anni si recava in Francia per rinfrescare la sua conoscenza della lingua. Con moglie e figli faceva le vacanze in roulotte.

Poi decise di trasferirsi con la famiglia a Sassari. I figli crescevano e vivere in città risultava più comoda per i ragazzi la prosecuzione degli studi. Quindi si sono allentati i suoi rapporti con Chiaramonti. Cui, peraltro, continuava a rimanere molto attaccato.

Divenuto vedovo, continuò a vivere solo finché le forze e la vista che continuava a mancargli glielo hanno permesso. Ci sentivamo di tanto in tanto al telefono; ma da qualche anno, non mi rispondeva più. La cosa non ha mancato di preoccuparmi. Caterina mi aggiornava sulle sue condizioni di salute. Che, negli ultimi anni, erano peggiorate.

Io ho continuato a pensare a lui, ricordando i tempi passati. Ora che ci ha lasciato, continuerò a ricordarlo con rimpianto e nostalgia. Soprattutto per quella lontana serata a Sassari, quando mi accompagnò al cinema, attenuando così lo shock per il distacco dalla mia famiglia e dal paese.

Abbraccio con affetto i quattro figli e i rispettivi familiari.

 

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