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Ma chi glielo fa fare? PDF Stampa E-mail
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Martedì 06 Febbraio 2024 20:57
di Carlo Patatu
In questi giorni si discute molto della disavventura in cui è incorsa la giovane insegnante monzese Ilaria Salis, incarcerata a Budapest (Ungheria) da circa un anno perché accusata di avere aggredito i partecipanti a una manifestazione.
La donna è apparsa in televisione mentre compariva davanti ai giudici incatenata mani e piedi, con tanto di lucchetti accuratamente chiusi a chiave e tenuta al guinzaglio da una guardia. La sconcezza di quelle immagini ha destato un’ondata d’indignazione. Non tanto per i capi d’accusa, sui quali si pronunceranno a suo tempo i magistrati; ma per il modo barbaro usato dalla polizia ungherese per tradurre una donna inerme in un’aula di giustizia. Contravvenendo così alle norme elementari sancite dal diritto internazionale, ed europeo in particolare, a difesa della dignità della persona.
Il fatto ha sollevato un polverone di polemiche; la comunità, la stampa e il mondo politico si sono divisi, come d’uso. E, come accade solitamente in questi casi, molti si sono posti la solita domanda: ma chi glielo fa fare a questi giovani protestatari sognatori a mettersi nei guai manifestando le proprie utopie supportate con gesta sovente più eclatanti che pericolose?
S’illudono forse di salvare il mondo? O meglio, credono davvero di poterlo migliorare? Soprattutto quando si ha a che fare con regimi come quello ungherese, che del rispetto dei diritti umani poco si cura.
Confesso che più d’una volta è scappato anche a me di pormi questa domanda. Che ci ha guadagnato la giovane Salis a impicciarsi di fatti che non la riguardano personalmente? Per lei si sono spalancate subito le porte del carcere, costringendola a togliere il disturbo, a sparire dalla circolazione. Per non infastidire il manovratore.
Lo stesso ragionamento vale per lo studente Giulio Regeni, barbaramente ucciso in Egitto perché forse aveva osato troppo, andando a mettere il naso là dove il regime non gradiva. Ma, allargando il campo, potremmo ancora chiederci: chi glielo faceva fare a Martin Luther King a coltivare il sogno di vedere cancellate per sempre le discriminazioni fra bianchi e neri? Eppure era consapevole della fine che avrebbe fatto, schierandosi con i deboli e i diseredati. Ma, nel momento di scegliere, non ha avuto dubbi.
Infine, chi glielo ha fatto fare al mio compaesano finanziere Giovanni Gavino Tolis (1919-1944) a stare dalla parte dei perseguitati dai nazifascisti? Ci ha guadagnato l’arresto e l’internamento nel lager di Mauthausen-Gusen, dov’è morto di stenti a 25 anni. Ecco cosa ci ha guadagnato! Ma, quando è stato necessario, il nostro eroe non ha saputo ritrarsi, né volgere lo sguardo altrove.
Mi fermo qui, ma potrei continuare a lungo con altri esempi. Citando nomi di persone che, a costo della propria vita, hanno tenuto accesa la fiaccola della libertà e della democrazia. Guai se non ci fossero queste avanguardie di utopisti che inseguono ideali e che, sia pure con azioni che a volte possono apparire disturbanti e fuori luogo, mantengono vivo e alimentano il nostro modo di essere persone degne di vivere in questa “bella d’erbe famiglia e d’animali” (I sepolcri - Foscolo).
Diversamente da come la pensa Salvini e d’accordo con quanto scrive Conchita De Gregorio su Repubblica, se avessi potuto scegliere gli insegnanti dei miei figli, di certo lo avrei fatto rivolgendomi a quelli adusi a metterci sempre la faccia e a non mostrarsi indifferenti.
Anch’io, come Gramsci, “odio gli indifferenti”.
 

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