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Gli "ammentos" del libro di Patatu PDF Stampa E-mail
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Martedì 11 Novembre 2008 19:11
di Letizia Villa

da “La Nuova Sardegna” di Martedì 11 Novembre 2008

CHIARAMONTI. “Tra venti o venticinque anni si potrà scrivere ancora un libro come questo?”. A chiederselo è stato Manlio Brigaglia, docente emerito dell'Università di Sassari, durante la presentazione del libro di Carlo Patatu “Scuola, chiesa e fantasmi - L'educazione di un laico chiaramontese”. Presentazione che si è tenuta sabato sera a Chiaramonti in una sala consiliare che si è rivelata presto troppo piccola per poter ospitare il numerosissimo pubblico presente.

“Probabilmente si, perchè ci saranno sempre gli ammentos (i ricordi), però non ci saranno più i personaggi che animano questo libro – ha continuato il professore -. Vi si rievoca un mondo che non esiste più, che è totalmente scomparso ed è per questo che il ricordo di quel mondo ci affascina. Bisogna raccontarlo ai ragazzi per provare a interessarli a quello che esisteva prima di loro. È un libro di ricordi, il prodotto di una elaborazione della memoria colto dal punto di vista di un bambino, con le sue esperienze fatte nella scuola e nella chiesa”.

In “Scuola, chiesa e fantasmi”, Patatu ripercorre appunto le tappe della sua infanzia, quelle che più lasciarono un segno nella sua educazione, negli anni che lo videro bambino e adolescente a Chiaramonti, tra il 1938 e il 1950. “Anni in cui la Sardegna ha vissuto il suo passaggio dal Medioevo all'età moderna”, ha ancora osservato Brigaglia, che non ha mancato di ricordare  qualche esilarante
aneddoto legato alla sua stessa infanzia, concludendo che “il ritratto del mondo rustico sardo fatto da Patatu in quel periodo funziona non solo per Chiaramonti ma anche per altri luoghi fuori dalla Sardegna”.

Alla serata, moderata dal cerimoniere dei Lions Club di Castelsardo Pier Franco Sircana e allietata dagli intermezzi canori del Coro Sos Apostulos di Chiaramonti, sono intervenuti, oltre allo stesso autore, il sindaco Giancarlo Cossu, l'assessore provinciale alla Cultura Sergio Mundula, quello comunale Marina Manghina, il presidente della Pro Loco Alessandro Unali, il presidente dei Lions Club Damiano Nieddu e Tore Patatu, scrittore in limba e fratello di Carlo.

Il sindaco ha aperto il suo intervento facendosi portavoce del messaggio di saluto e di apprezzamento fatto pervenire dall'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, anch'egli invitato alla presentazione ma impossibilitato a parteciparvi. “Nel tuo libro - ha poi proseguito Cossu rivolgendosi a Patatu - ci sono spaccati, flash back della tua vita che sono importanti per capire come eravamo allora. Sono degli "imprinting" nella memoria di Carlo che sono degli insegnamenti per la comunità e che fanno conoscere Chiaramonti anche fuori dai confini del paese. Grazie di cuore per questo libro”.

“Un revival delle cose passate - ha definito il lavoro di Patatu l'assessore provinciale Mundula - che ha il merito di cercare di produrre quella cultura che deve essere la linfa dei nostri tempi, insostituibile supporto per la nostra società che ora corre il pericolo di una comunicazione spesso confusa”.

“Carlo ha un modo amabile e pittoresco di dipingere il suo paese - ha poi proseguito l'assessore Manghina -. Rivivo tutti i racconti del suo libro come se li avessi vissuti personalmente. Mi auguro che qualcuno possa seguire questo esempio di raccontare gli aneddoti del paese aiutando i concittadini a riscoprire il valore della memoria”.

Dello stesso tenore l'intervento di Alessandro Unali, presidente della Pro Loco che ha patrocinato la pubblicazione del libro assieme al Lions Club di Castelsar
Do, di cui Patatu è socio e il cui presidente, Damiano Nieddu, ha illustrato l'impegno dei Lions per il bene della comunità.

Dopo l'intervento del fratello Tore, che ha ricordato l'importanza di quanti nella loro infanzia hanno contribuito alla loro formazione, non ultima quella politica, “facendo in modo che non diventassimo né democristiani prima e né berlusconiani poi”, le conclusioni sono state affidate allo stesso autore di “Scuola, chiesa e fantasmi”.

E così, ormai a fine serata, Carlo Patatu ha ricordato altri aneddoti che non hanno trovato spazio nel libro. Ancora ammentos, ricordi lontani eppure impressi indelebilmente nella memoria di una “comunità sobria e pudica - come l'ha definita - che se ne è andata per sempre”, per finire con l'auspicio che si possa trasferire alle nuove generazioni l'interesse per quel mondo che esisteva prima di noi.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 11 Novembre 2008 21:35
 

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