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Anche non convertito, Gramsci resta un "santo". Laico PDF Stampa E-mail
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Lunedì 08 Dicembre 2008 17:05

di Paolo Pulina*

Chi ha dimestichezza con la sterminata bibliografia dei testi che riportano ricerche, informazioni e  testimonianze su Antonio Gramsci, quando è stata recentemente divulgata la notizia sulla presunta conversione in punto di morte  del politico e filosofo comunista, non ha potuto non commentare sconsolatamente: "Niente è più inedito della carta stampata".

Questa notizia venne infatti pubblicata la prima volta nel 1977, quando il gesuita Giuseppe Della Vedova riferì sulla rivista "Studi sociali" (e l'informazione venne ripresa dal "Corriere della Sera") della testimonianza di una suora sarda, suor Pinna, che appunto aveva parlato dell' avvicinamento alla fede da parte di Gramsci in fin di vita. Il preteso "scoop" venne amplificato dal settimanale "Gente" e in seguito smentito dal quotidiano  "Paese Sera".

La stessa  testimonianza di suor Pinna era stata richiamata il 6 agosto 1998 non in un trafiletto ma in un editoriale di Emilio Cavaterra sul quotidiano "Il  Giornale" diretto allora da Mario Cervi; in esso si faceva cenno anche a notizie contenute nel libro dell'insegnante sassarese Luigi Nieddu intitolato "L'altro Gramsci" (1990).

Nell'articolo di Cavaterra veniva specificato che la sarda suor Pinna, in  occasione della celebrazione di una messa in suffragio per il proprio fratello, monsignor Giovanni Maria Pinna, nella chiesa di San Lorenzo in Damaso, aveva raccontato a un gruppo di sacerdoti amici che avevano assistito al rito che "Gramsci volle vedere la statuetta di Gesù Bambino e quando l'ebbe di fronte la baciò con evidenti segni di commozione".

Tra essi, i due più autorevoli erano due sardi: monsignor Luigi De Magistris (di origine cagliaritana, oggi penitenziere emerito della Santa Sede, che nei giorni scorsi è stato autore della "clamorosa" rivelazione) e monsignor Sebastiano Masala, allora giudice della Sacra Rota (da me ben conosciuto in quanto nato nel 1915 nel mio stesso paese, Ploaghe, in provincia di Sassari), scomparso nel 1994.

Come si vede, un gruppo di personaggi sardi è al centro delle rivelazioni sul conforto dei sacramenti che sarebbe stato chiesto dal sardo Gramsci nelle ultime ore di vita  presso la clinica Quisisana di Roma.

Personalmente condivido l'opinione di Giuseppe Vacca, presidente della Fondazione Istituto Gramsci: "Dalle carte relative agli ultimi istanti di vita di Gramsci non emerge alcuna ipotesi di una sua conversione. Ovviamente non sarebbe uno scandalo, né cambierebbe nulla. Dico solo che si tratta di un fatto che non trova alcun riscontro nei documenti disponibili".

E poi sarebbe bene comunque che Gramsci venisse considerato come uno che ha assunto le dimensioni storiche e metastoriche del martire per le proprie idee antifasciste. In un discorso di approfondimento delle figure di due "santi  cristiani e cattolici" come i pavesi San Riccardo Pampuri e Teresio Olivelli (quest'ultimo, come si sa, è morto a 29 anni in un campo di concentramento nazista), il prof. Giulio Guderzo, dell'Università di Pavia, qualificò l'ateo Altiero Spinelli (uno dei padri del federalismo europeo) come un "missionario laico" o addirittura "un santo laico".

Anche per l'ateo Gramsci (convertitosi o no nelle ultime ore di vita), sia l'una che l'altra definizione, a mio avviso, si attagliano perfettamente.

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* Il dott. Paolo Pulina, nato a Ploaghe nel 1948, vive da una trentina d'anni a Santa Giuletta, nell'Oltrepo Pavese. Responsabile del Servizio biblioteche, musei e pubblicazioni dell'Assessorato alla Cultura della Provincia di Pavia, è giornalista pubblicista, autore di saggi e pubblicazioni varie, con occhio sempre attento alla cultura e alle tradizioni della Sardegna. Con riferimento particolare alla sua Ploaghe.

Ultimo aggiornamento Martedì 20 Aprile 2010 15:00
 
Commenti (1)
tutto è possibile
1 Martedì 16 Dicembre 2008 21:07
L. N. Scanu
Caro Carlo,
Una serie di impegni di lavoro mi hanno impedito di leggere con più frequenza i tuoi articoli e commenti degli appassionati al tuo sito. Trovo tutto, come sempre interessante.


Mi sono soffermata sulla “possibile” conversione di Gramsci e devo dire che noi non sappiamo cosa accade nella mente umana negli ultimi momenti di vita e tutto è possibile. La riconciliazione o conversione è un qualcosa di interiore e non necessariamente si avverte la necessità di manifestarla. Sono però più che convinta che l’orgoglio per chi fino a quel momento si è dichiarato ateo venga messo da parte.


E’ ovvio che Paese Sera smentisca... Com’è ovvio che un quotidiano o una rivista di matrice cristiana affermi il contrario.


Un caro saluto a tutti.


L. Nanda Scanu

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Concordo con te: tutto è possibile. Mi disturbano, invece, le pretese dell'una parte e dell'altra di volersi appropriare di un qualcosa di personale, di intimo. Che appartiene soltanto a chi ha vissuto quel travaglio spirituale (se c'è stato) quando si avvicinava il momento del trapasso. D'altra parte, c'è proprio da scandalizzarsi se un uomo come Gramsci, a un certo punto della propria esistenza, ha avuto qualche ripensamento? Quandanche ciò fosse accaduto, nulla toglierebbe, a mio parere, alla grandezza dell'uomo, del letterato, del politico. Sciascia, che non era l'ultimo arrivato, ad ogni pie' sospinto amava rivendicare il diritto di contraddirsi. Soltanto gli imbecilli non hanno il coraggio di fare un passo indietro. Con ciò, ti ringrazio e ti saluto, non mancando di formulare tanti auguri di buona Natale. c.p.

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