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2008: A Gesus in allegria - Sos tres Res PDF Stampa E-mail
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Scritto da Carlo Patatu   
Martedì 30 Dicembre 2008 20:44

Un po' in tutti i piccoli centri della Sardegna la celebrazione delle festività natalizie avveniva in forma corale. Come per la maggior parte degli avvenimenti. Tristi o lieti che fossero. Chiaramonti, ovviamente, non poteva fare eccezione. E così anche da noi la partecipazione comunitaria era (è stata a lungo) il tratto caratteristico del Natale ( più noto come Pasca 'e Nadale), del Capodanno (Cabuannu) e dell'Epifania (Sos tres Res).


La messa cantata di mezzanotte (missa 'e puddu) celebrata il 24 Dicembre era molto partecipata. La chiesa parrocchiale registrava il pienone. Già la novena di Natale, cantata in latino e in sardo, richiamava una folle esorbitante di fedeli. Che non mancavano mai all'appuntamento. Allo scoccare della mezzanotte del 24 Dicembre, il sacerdote intonava il "Gloria in excelsis Deo..." e, contemporaneamente, cadeva il velo che, nel presepe allestito sull'altare maggiore sopra il tabernacolo, ricopriva la statua del bambino Gesù. Alla fine della messa era un abbracciarsi l’un l’altro, per scambiarsi gli auguri. Come d’uso.

Nella vigilia di Capodanno, verso l'imbrunire, gruppi di giovani, e non solo, percorrevano i carrugi del paese e, sostando di porta in porta, scioglievano un canto dolce e melodioso “A Gesus in allegria...”. Un canto di origine certamente molto antica e che si concludeva con i voti augurali per l'anno nuovo; ma anche con l'invito a essere generosi con i cantori, donando "cariga, saltizza o petta" (fichi secchi, salsicce o carne; ma anche pane e vino). Che i cantori mettevano diligentemente in un sacco; il cui contenuto, a fine serata, veniva equamente diviso fra i componenti del gruppo. Col passare degli anni, soprattutto in presenza di bambini, la regalia veniva fatta in danaro.

C’è da dire che gli stessi cantori non mancavano di rimangiarsi gli auguri già declamati, per sostituirli con una sorta di maledizione, se i padroni di casa si erano dimostrati avari; se li avevano ignorati o se, addirittura, non si erano affacciati nemmeno sulla porta di casa per ringraziare. Il rituale si ripeteva alla vigilia dell'Epifania, con un altro canto tradizionale, “Sos tres Res”.

Ricordiamo che, negli anni Sessanta del Novecento, un paio di gruppi di giovani, cui non faceva difetto la fantasia, "osarono" dare un calcio sonoro alla tradizione, cantando quei testi in sardo al ritmo di surf o di hally-galli, sulla falsariga delle canzoni lanciate da Edoardo Vianello; ma anche di cha-cha-cha, seguendo le musiche travolgenti di Perez Prado. Da segnalare un trio (Cesare Soma, Gregorio Cossiga e un panettiere forestiero di cui ci sfugge il nome) che, accompagnandosi con la chitarra, cantava "Sos tres Res" sul tema musicale della canzone siciliana "Vitti na crozza...". Quelle iniziative, manco a dirlo, ebbero un gran successo. Tant'è che i gruppi che le avevano poste in essere venivano accolti nelle case con maggior favore.

Di questi tempi, purtroppo, la bella consuetudine è pressoché scomparsa. Non si canta più in giro per le case. La televisione, i cenoni al ristorante e la conclusione della serata in discoteca hanno fatto premio sul rispetto della tradizione. Qualche anno fa, la Pro Loco sì era adoperata per rimettere in auge l'usanza, con l'intento di mantenerla in vita. Niente da fare. Sempre più i chiaramontesi, adeguandosi ai tempi e seguendo i canoni dettati dalla globalizzazione, preferiscono festeggiare il Capodanno in altro modo, come abbiamo già detto.

Ognunu pro contu sou, ciascuno per sé. Addio coralità. Addio partecipazione comunitaria. Nella migliore delle ipotesi, ci si scambia l'anonimo e banale panettone, accompagnato da un'altrettanto banale bottiglia di spumante. Che tristezza!

Cliccando qui di seguito sui rispettivi titoli, compariranno per intero i testi dei due canti tradizionali: A Gesus in allegria... e Sos tres Res.

Le foto mostrano alcuni scorci del presepe allestito in parrocchia

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Dicembre 2009 16:18
 

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